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Di fronte a siccità sempre più frequenti, riduzione delle disponibilità idriche e ondate di calore, una parte della risposta potrebbe trovarsi sotto i nostri piedi. Il nuovo rapporto di Save Soil “Suolo come Spugna del Carbonio richiama l’attenzione sul ruolo della salute del suolo come strumento di adattamento alla crisi climatica e idrica.

Secondo il rapporto, un aumento dell’1% della materia organica del suolo potrebbe incrementare di circa 250.000 litri per ettaro la capacità di trattenere acqua, favorendo l’infiltrazione delle precipitazioni e mantenendo più a lungo disponibile l’umidità per piante e colture.

Un tema particolarmente rilevante per l’Italia, dove nell’estate 2026 la Pianura Padana e le principali aree risicole hanno sperimentato condizioni di forte stress idrico, con livelli molto bassi del Po e dei laghi alpini e crescenti difficoltà per il settore agricolo.

Il suolo come infrastruttura naturale

La capacità del terreno di assorbire e conservare l’acqua dipende in larga parte dalla sua struttura, dalla presenza di sostanza organica e dall’attività biologica.

I suoli degradati, compattati o poveri di materia organica tendono invece a favorire il rapido deflusso dell’acqua, aumentando contemporaneamente il rischio di siccità nei periodi asciutti e di erosione e allagamenti durante le precipitazioni più intense.

Per questo Save Soil indica nelle pratiche di agricoltura rigenerativa – incremento della sostanza organica, copertura del terreno, riduzione delle lavorazioni più invasive, diversificazione colturale e tutela della vita microbica – uno degli strumenti disponibili per migliorare la resilienza dei territori.

«Non si tratta di sostituire i bacini idrici, l’irrigazione o la riduzione delle emissioni», sottolinea Praveena Sridhar, responsabile per la ricerca scientifica e consulente per le politiche di Save Soil. «Si tratta di aggiungere un’altra forma di infrastruttura idrica: il suolo vivo».

Suoli europei sempre più degradati

Il problema riguarda una parte consistente del territorio europeo. Secondo le stime della Commissione europea, tra il 60 e il 70% dei suoli dell’Unione è in condizioni non buone.

Anche l’Italia presenta criticità importanti: i dati del Joint Research Centre della Commissione europea indicano che circa il 32,8% dei terreni agricoli italiani risulta interessato da erosione idrica da moderata a grave.

Una maggiore capacità del terreno di trattenere l’acqua potrebbe quindi produrre benefici che vanno oltre l’agricoltura: riduzione dello stress idrico, maggiore resistenza della vegetazione alle ondate di calore, minore erosione e potenzialmente condizioni meno favorevoli allo sviluppo di incendi.

“I suoli sani sono riserve viventi”

Il rapporto richiama anche il ruolo della biodiversità sotterranea.

Secondo Giorgia Liberati, ingegnere ambientale e consulente in materia di reti alimentari del suolo, una microflora diversificata favorisce una struttura del terreno più stabile, aumentando sia l’infiltrazione sia la capacità di immagazzinare acqua.

L’acqua conservata nel suolo sostiene inoltre l’evapotraspirazione delle piante durante le ondate di calore, contribuendo al raffreddamento dell’ambiente circostante.

Anche Mario Villamiel, consulente di Terranima.farm, evidenzia la funzione del suolo come sistema naturale di regolazione climatica: un terreno coperto e biologicamente attivo trattiene acqua, limita l’erosione e conserva maggiori quantità di carbonio stabile.

Agricoltura e politiche europee

Save Soil chiede che il tema della salute del suolo trovi maggiore spazio nella futura Politica Agricola Comune 2028-2034, premiando gli agricoltori che riescono a migliorare in modo misurabile sostanza organica, struttura e funzionalità dei terreni.

La campagna europea “Suolo sano, futuro sano” propone inoltre di collegare maggiormente la normativa europea sul monitoraggio del suolo con gli strumenti economici della PAC, evitando che i costi delle misurazioni ricadano direttamente sugli agricoltori.

Il tema è anche al centro della COP17 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione, in corso a Ulaanbaatar, in Mongolia, dal 17 al 28 agosto 2026.

Il messaggio centrale del rapporto è che, nella gestione della crisi idrica, non conta soltanto quanta pioggia cade, ma anche quanta di quell’acqua il territorio riesce effettivamente a trattenere.

Ripristinare la salute dei suoli non può sostituire le politiche climatiche, la gestione delle risorse idriche e gli interventi infrastrutturali necessari. Può però rappresentare un tassello importante di una strategia di adattamento capace di agire contemporaneamente su agricoltura, acqua, clima e resilienza degli ecosistemi.

Fonte: Save Soil, rapporto “Suolo come Spugna del Carbonio”, 25 agosto 2026.