Paolo Vineis è un epidemiologo e saggista tra i più autorevoli a livello internazionale sui temi del rapporto tra ambiente e salute. Nato ad Alba e cresciuto a Torino, è professore di epidemiologia ambientale all’Imperial College London e responsabile dell’unità di epidemiologia molecolare ed esposomica all’Italian Institute for Genomic Medicine di Torino. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative, ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo dell’epidemiologia ambientale, dell’epidemiologia molecolare e del concetto di esposoma, diventato oggi centrale nella ricerca internazionale.
Per Vineis, l’epidemiologia non è solo una disciplina medica, ma uno strumento per comprendere come l’ambiente modelli in profondità la salute umana. Al centro della sua riflessione c’è un assunto chiave: geni e genomica spiegano solo una parte limitata delle malattie, mentre il peso maggiore è esercitato dalle esposizioni ambientali e dalla loro interazione con la suscettibilità individuale.
Fin dagli esordi, Vineis si è occupato delle cause ambientali dei tumori e delle patologie croniche. Studi storici, come quelli sui lavoratori dell’Ipca di Ciriè o sull’amianto a Casale Monferrato, hanno dimostrato in modo inequivocabile che molte malattie non sono eventi casuali, ma conseguenze dirette di esposizioni evitabili. È da qui che nasce la sua convinzione: prevenire significa intervenire sull’ambiente prima ancora che sui singoli individui.
Con il tempo, l’epidemiologia si è fatta più complessa. Dai registri dei tumori si è passati a tecniche molecolari capaci di individuare segnali precoci dell’effetto delle esposizioni, senza dover attendere l’insorgenza della malattia. Questo approccio ha aperto la strada all’epidemiologia molecolare e, più recentemente, al concetto di esposoma: l’insieme delle esposizioni ambientali – chimiche, fisiche, sociali e comportamentali – che accompagnano la vita di una persona. Secondo Vineis, studiare solo il genoma è insufficiente se non si analizza ciò che respiriamo, mangiamo, tocchiamo e viviamo quotidianamente.
Un capitolo centrale riguarda le sostanze chimiche diffuse nell’ambiente. Oggi ne esistono decine di migliaia, molte delle quali poco o per nulla studiate dal punto di vista sanitario. Tra queste, i Pfas rappresentano un esempio emblematico: composti persistenti, ubiquitari, capaci di accumularsi nell’organismo e potenzialmente dannosi. Per Vineis, l’esposoma è lo strumento concettuale che consente di affrontare questa complessità e di collegare ambiente, biologia e salute pubblica.
Il discorso si allarga poi al cambiamento climatico e alla salute planetaria. L’aumento delle temperature, l’inquinamento atmosferico, gli eventi estremi, le modifiche nei sistemi alimentari non sono solo problemi ambientali, ma fattori di rischio sanitario globali. La salute dell’essere umano, sottolinea Vineis, non può più essere separata da quella degli ecosistemi: pianeta e specie umana condividono lo stesso destino.
Anche l’alimentazione rientra a pieno titolo tra gli aspetti ambientali che influenzano la salute. Diete ricche di carne, grassi, zuccheri e sale aumentano il rischio di molte patologie, mentre cresce l’attenzione verso i cibi ultra-processati. L’integrazione di marcatori biologici nella ricerca ha permesso di analizzare questi fattori con maggiore precisione, rafforzando il legame tra stili di vita, ambiente e malattia.
La pandemia di Covid-19, infine, ha rappresentato per Vineis una conferma drammatica ma istruttiva: ha mostrato quanto la salute collettiva dipenda da scelte ambientali, sociali e politiche. Per un breve periodo, la tutela della salute ha prevalso sull’economia e si è visto che ridurre l’inquinamento è possibile. Una lezione che, avverte, non dovrebbe andare perduta.
In sintesi, il messaggio di Paolo Vineis è chiaro: la prevenzione e la tutela della salute passano inevitabilmente da un ripensamento profondo del nostro rapporto con l’ambiente, dal livello locale fino alle grandi sfide globali del clima e della sostenibilità.
Fonte: Repubblica Torino
