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Ridurre la plastica che finisce in mare significa intervenire a monte, a partire dai comportamenti e dai modelli di produzione. È questo il messaggio dell’articolo “Plastiche in mare: la prevenzione inizia a bordo”, firmato da Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy, e Attilio Tornavacca, direttore generale di ESPER Società Benefit, pubblicato su GSA Igiene Urbana (gennaio–marzo 2025) .

Gli autori ricordano che ogni anno circa 14 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani e che la produzione globale è destinata a raddoppiare entro il 2040. Le plastiche biodegradabili, avvertono, non rappresentano una soluzione strutturale: studi citati nell’articolo mostrano che alcuni materiali compostabili non si degradano in mare più rapidamente delle plastiche tradizionali.

La proposta concreta è un decalogo “zero waste” rivolto ad armatori ed equipaggi: eliminazione delle plastiche monouso a bordo, compostaggio dei rifiuti organici, raccolta differenziata efficiente, uso di detergenti non tossici, risparmio idrico, produzione di energia rinnovabile a bordo e raccolta dei rifiuti accidentalmente pescati in mare.

Viene inoltre richiamato il quadro normativo – dal decreto legislativo 197 del 2021 alla legge 60 del 2022 “Salvamare” – che disciplina la gestione dei rifiuti portuali e dei rifiuti raccolti in mare, oltre alle opportunità di certificazione per imbarcazioni a ridotto impatto ambientale promosse a Viareggio.

Per ISDE il tema è centrale nell’ottica One Health: la dispersione di plastiche e microplastiche negli ecosistemi marini ha ricadute dirette e indirette sulla salute umana, attraverso la catena alimentare e l’esposizione a sostanze chimiche associate ai polimeri.

Fonte: Rossano Ercolini, Attilio Tornavacca, “Plastiche in mare: la prevenzione inizia a bordo”, GSA Igiene Urbana, gennaio–marzo 2025 .