10 Ottobre 2026
Roma, verde e spazi blu per la salute: Laura Reali richiama il ruolo di medici e pediatri
La presidente di ISDE Roma e Lazio ha partecipato all’incontro sul progetto VeBS del 7…
9 Ottobre 2026
Negazionismo scientifico e disinformazione, ISDE: «Difendere la salute significa difendere la qualità dell’informazione»
Dalla crisi climatica ai rischi ambientali e sanitari, la diffusione di informazioni false o manipolate può compromettere la prevenzione e le decisioni pubbliche. In un nuovo documento di posizione, ISDE Italia richiama la responsabilità di medici, ricercatori, istituzioni e piattaforme digitali, sottolineando la necessità di distinguere il legittimo confronto scientifico dalla negazione sistematica delle evidenze. La qualità dell'informazione scientifica è una componente essenziale della tutela della salute pubblica e dell'ambiente. In un contesto caratterizzato dalla crescente diffusione di contenuti falsi, fuorvianti o privi di adeguato fondamento scientifico, diventa sempre più importante garantire ai cittadini strumenti per distinguere le conoscenze validate dalle opinioni personali e dalle strategie di manipolazione. È questo il messaggio centrale del nuovo documento di posizione di ISDE Italia – Associazione Medici per l'Ambiente, intitolato Negazionismo scientifico, disinformazione e tutela della salute, pubblicato nell'ottobre 2026 e curato da Elisabetta Chellini, Mario Carmelo Cirillo, Eduardo Missoni, Gea Oliveri Conti, Laura Reali, Eva Rigonat e Roberto Romizi. Il documento affronta un tema che riguarda direttamente la capacità delle società democratiche di adottare decisioni consapevoli e politiche pubbliche fondate sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili. Il dubbio è parte della scienza, il negazionismo è un'altra cosa ISDE parte da una distinzione fondamentale: la scienza non è un sistema di verità immutabili, ma un processo di conoscenza che procede attraverso il confronto tra ipotesi, la verifica delle evidenze e la revisione critica delle conclusioni. Il dubbio, quindi, non rappresenta un ostacolo alla ricerca scientifica, ma una delle sue condizioni essenziali. Diverso è il negazionismo scientifico, che consiste nel rifiuto sistematico di evidenze solide e convergenti attraverso argomentazioni che non rispettano i criteri di verifica propri della ricerca. Questa distinzione è particolarmente importante perché il contrasto alla disinformazione non deve trasformarsi nella delegittimazione di qualsiasi posizione critica, né nell'imposizione di una visione dogmatica della scienza. Anche le istituzioni possono commettere errori e la ricerca può essere condizionata da interessi economici, politici o da conflitti di interesse non dichiarati. Per questo trasparenza, indipendenza e confronto scientifico rappresentano condizioni indispensabili per costruire e mantenere la fiducia dei cittadini. Il negazionismo climatico e le conseguenze sulla salute Uno degli ambiti nei quali il negazionismo scientifico produce conseguenze particolarmente rilevanti è quello del cambiamento climatico. Le conoscenze scientifiche disponibili dimostrano che il riscaldamento globale osservato è principalmente determinato dalle emissioni antropiche di gas serra, in particolare dall'utilizzo dei combustibili fossili e dai cambiamenti nell'uso del suolo. La negazione o la sistematica minimizzazione di queste evidenze può ostacolare l'adozione di politiche di mitigazione e adattamento, ritardando interventi necessari per proteggere le popolazioni. Il cambiamento climatico costituisce infatti anche una grande questione sanitaria. Le ondate di calore, gli eventi meteorologici estremi, le modificazioni nella diffusione delle malattie infettive, l'insicurezza alimentare e idrica e le conseguenze sociali delle trasformazioni ambientali incidono direttamente e indirettamente sulla salute. ISDE richiama inoltre la stretta interconnessione tra cambiamento climatico, inquinamento e perdita di biodiversità, tre crisi ambientali che richiedono risposte coordinate.…
9 Ottobre 2026
Ricerca biomedica, un nuovo Manifesto per superare la sperimentazione animale: più investimenti nei metodi basati sulla biologia umana
Un Piano nazionale per sviluppare e diffondere metodologie di ricerca innovative, più pertinenti alla biologia umana e capaci di ridurre progressivamente il ricorso agli animali. È la proposta contenuta nel Manifesto 2026 di OSA – Oltre la Sperimentazione Animale, che sollecita istituzioni, università e comunità scientifica a sostenere una trasformazione della ricerca biomedica, con benefici per la salute umana, il benessere animale e l'ambiente. Superare progressivamente la sperimentazione animale non rappresenta soltanto una questione etica, ma anche una sfida scientifica che riguarda l'affidabilità dei modelli utilizzati nella ricerca biomedica, la capacità di comprendere le malattie umane e lo sviluppo di terapie e strategie di prevenzione più efficaci. È da questa prospettiva che nasce il nuovo Manifesto 2026 di OSA – Oltre la Sperimentazione Animale, associazione scientifica che riunisce ricercatori e professionisti della salute impegnati nella promozione di approcci innovativi alla ricerca, fondati sulla biologia umana. Il documento propone di avviare anche in Italia un confronto scientifico e istituzionale sullo sviluppo, la validazione e l'adozione dei cosiddetti Nuovi Approcci Metodologici (NAM), tecnologie e metodologie che possono contribuire a rendere la ricerca più pertinente ai processi fisiologici e patologici umani, riducendo progressivamente la dipendenza dai modelli animali. Dalla sperimentazione animale ai nuovi modelli di ricerca Uno dei temi centrali del Manifesto riguarda i limiti della trasferibilità all'essere umano dei risultati ottenuti attraverso modelli animali. Le differenze biologiche tra specie possono infatti condizionare la capacità di prevedere gli effetti di farmaci, sostanze chimiche e trattamenti terapeutici sull'organismo umano. Questo non significa che ogni ricerca condotta sugli animali sia priva di valore scientifico, ma evidenzia la necessità di valutare criticamente l'adeguatezza dei modelli utilizzati rispetto alle specifiche domande di ricerca. Negli ultimi anni, lo sviluppo delle biotecnologie ha aperto nuove possibilità. Tra gli strumenti più promettenti figurano gli organoidi, strutture tridimensionali ottenute da cellule che riproducono alcune caratteristiche degli organi umani; gli organs-on-chip, dispositivi microfisiologici capaci di simulare specifiche funzioni di tessuti e organi; i modelli computazionali e le tecnologie in silico, che utilizzano simulazioni matematiche e informatiche per studiare processi biologici e prevedere determinate risposte. A questi si aggiungono le applicazioni dell'intelligenza artificiale, le scienze omiche e l'impiego di dati biologici umani, strumenti che possono contribuire allo sviluppo della medicina personalizzata e di precisione. L'obiettivo non è semplicemente sostituire un esperimento animale con un singolo test alternativo, ma promuovere approcci integrati, scientificamente validati e adeguati ai diversi contesti di ricerca. Un Piano nazionale per i nuovi approcci metodologici Il Manifesto individua nella mancanza di una strategia organica uno degli ostacoli alla diffusione delle metodologie innovative e propone la costruzione di un Piano Nazionale NAM, dotato di obiettivi definiti, risorse dedicate e un coordinamento stabile. Tra le priorità indicate figurano il finanziamento della ricerca e della validazione dei nuovi metodi, il loro inserimento nei percorsi universitari e post-laurea, l'aggiornamento professionale dei ricercatori e il riconoscimento scientifico e normativo delle metodologie basate sulla biologia umana. Il documento sollecita inoltre la creazione di infrastrutture condivise e centri nazionali di competenza, capaci di favorire la collaborazione tra università, istituti di ricerca, istituzioni pubbliche e altri soggetti coinvolti nello sviluppo e nell'applicazione dei nuovi approcci. Un ulteriore elemento riguarda i processi di valutazione della ricerca. OSA richiama l'attenzione sul cosiddetto animal methods bias, ossia il possibile pregiudizio a favore dei metodi animali consolidati nei processi di pubblicazione scientifica, valutazione dei progetti e assegnazione dei finanziamenti.…
9 Ottobre 2026
Rifiuti e salute, nessun sistema è a rischio zero: dalla discarica al riciclo, la sfida è fermare la circolazione dei contaminanti
Presentato alla Camera dei Deputati il volume Rifiuti e Salute, frutto di sette anni di lavoro e di un'ampia revisione della letteratura scientifica internazionale. Tra le autrici anche Gea Oliveri Conti di ISDE Catania. Al centro dell'analisi i rischi sanitari delle diverse tecnologie di trattamento, gli interferenti endocrini, le microplastiche e la necessità di rafforzare prevenzione e valutazione di impatto sanitario. All'incontro è intervenuta anche Laura Reali, presidente di ISDE Roma e Lazio. https://youtu.be/sGTtwT90O7Q?si=tPHiH7bP05I2VkFA Nessun sistema di gestione dei rifiuti può essere considerato completamente privo di rischi per la salute umana e per l'ambiente. Discariche, inceneritori, trattamenti biologici e impianti di riciclo presentano caratteristiche differenti, ma tutti possono determinare emissioni e dispersione di contaminanti. La questione fondamentale è quindi comprendere, sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili, quali rischi comportino le diverse filiere, come ridurli e soprattutto come prevenire la produzione e la circolazione delle sostanze più pericolose. È questo il messaggio centrale del libro Rifiuti e Salute, presentato il 28 settembre 2026 alla Camera dei Deputati, al termine di un lavoro multidisciplinare durato sette anni. Tra i coautori figura anche Gea Oliveri Conti, di ISDE Catania, a testimonianza del contributo dei Medici per l'Ambiente alla ricerca sui rapporti tra gestione dei rifiuti, contaminazione ambientale e salute delle popolazioni. Secondo gli autori, si tratta del primo volume, anche a livello internazionale, dedicato specificamente a un'analisi sistematica dei rischi sanitari associati alle diverse modalità di gestione dei rifiuti. La solidità dell'impostazione metodologica e l'interesse dei risultati hanno già portato a prevederne un'edizione in lingua inglese. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, Raffaello Cossu, già docente di ingegneria ambientale all'Università di Padova ed esperto di discariche ed economia circolare; Margherita Ferrante, docente di Igiene all'Università di Catania ed esperta di microplastiche, impegnata anche nei tavoli Salute e Ambiente del Ministero della Salute; e Sergio Costa, già ministro dell'Ambiente e vicepresidente della Camera dei Deputati. Sette anni di ricerca per valutare i rischi sanitari Uno degli aspetti più rilevanti del volume riguarda il metodo adottato. Gli autori hanno effettuato revisioni sistematiche della letteratura scientifica internazionale seguendo il protocollo PRISMA, che permette di documentare in maniera trasparente i criteri di selezione e valutazione degli studi. In una delle revisioni, partendo da circa 12.000 pubblicazioni, sono stati selezionati 44 studi ritenuti sufficientemente solidi sul piano metodologico. Tra gli elementi considerati figurano la distanza dagli impianti, le caratteristiche delle emissioni e la presenza di possibili fattori confondenti, come il traffico veicolare e il fumo di tabacco. L'eterogeneità degli studi non ha consentito di realizzare una metanalisi, ma il lavoro permette di ricostruire criticamente le conoscenze disponibili e di individuare i principali problemi ancora aperti. La conclusione non è che tutti i sistemi siano ugualmente pericolosi, bensì che nessuna tecnologia può essere valutata soltanto sulla base della sua capacità di smaltire o recuperare materiali, senza considerare l'intero ciclo delle sostanze contaminanti e le esposizioni delle popolazioni. Interferenti endocrini, PFAS e microplastiche: i contaminanti da non sottovalutare Un filo conduttore dell'analisi riguarda le sostanze che possono essere rilasciate lungo le diverse filiere: metalli pesanti, PFAS, ftalati, ritardanti di fiamma e microplastiche. Margherita Ferrante ha richiamato in particolare l'attenzione sugli interferenti endocrini, sostanze capaci di alterare il funzionamento del sistema ormonale attraverso diversi meccanismi biologici. Alcuni di questi composti possono agire anche a concentrazioni molto basse e presentare relazioni tra dose ed effetto non lineari, rendendo particolarmente complessa la valutazione del rischio. La possibilità di individuare soglie di esposizione sicure è ancora oggetto di discussione scientifica e dipende dalle caratteristiche delle singole sostanze e dagli effetti considerati. Proprio queste incertezze rafforzano la necessità di adottare un approccio precauzionale, soprattutto quando sono coinvolte esposizioni croniche e popolazioni vulnerabili.…
9 Ottobre 2026
Cibo spazzatura e pubblicità ai minori: Eva Rigonat (ISDE) chiede regole più severe per proteggere la salute dei bambini
La pubblicità di alimenti poco salutari rivolta a bambini e adolescenti rappresenta una questione di salute pubblica che richiede interventi legislativi, non soltanto iniziative volontarie delle industrie alimentari. È il tema affrontato da Eva Rigonat, componente del Comitato scientifico di ISDE Italia, in un approfondimento pubblicato su Il Punto, che richiama le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e le responsabilità delle istituzioni italiane ed europee. Il rapporto tra alimentazione, salute e strategie commerciali dell'industria alimentare è al centro dell'articolo Cibo spazzatura, marketing, legislazione: una questione etica, scritto da Eva Rigonat, componente del Comitato scientifico di ISDE Italia – Medici per l'Ambiente, e pubblicato il 15 settembre 2026 su Il Punto, testata dell'Ordine dei Medici di Torino, a cura del Pensiero Scientifico Editore. L'analisi mette in evidenza una contraddizione sempre più evidente: mentre le conoscenze scientifiche sui rischi di un'alimentazione squilibrata continuano ad aumentare, le politiche pubbliche per proteggere bambini e adolescenti dall'influenza della pubblicità alimentare rimangono insufficienti. Alimentazione e salute: un problema che riguarda l'intera società Il consumo eccessivo di alimenti ricchi di zuccheri, sale e grassi non salutari costituisce un importante fattore di rischio per sovrappeso, obesità e numerose patologie croniche. Le evidenze scientifiche associano inoltre un elevato consumo di alcuni alimenti ultraprocessati a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche. Il problema assume particolare rilevanza durante l'infanzia e l'adolescenza, quando si formano abitudini alimentari destinate a influenzare la salute anche nell'età adulta. Come sottolinea Rigonat, non è più sufficiente concentrarsi esclusivamente sulla responsabilità individuale e sull'educazione alimentare. Occorre considerare anche il contesto nel quale le persone effettuano le proprie scelte, compresa l'esposizione continua a messaggi pubblicitari che promuovono prodotti nutrizionalmente poco equilibrati. Una questione che riguarda anche le disuguaglianze sociali, perché la possibilità di seguire un'alimentazione sana dipende dall'accessibilità economica e materiale degli alimenti, dall'informazione disponibile e dall'ambiente alimentare nel quale vivono le famiglie. L'OMS chiede norme obbligatorie per limitare il marketing alimentare Un passaggio centrale dell'approfondimento riguarda le linee guida pubblicate nel 2023 dall'Organizzazione mondiale della sanità per proteggere i bambini dagli effetti dannosi del marketing alimentare. L'OMS raccomanda ai governi di adottare politiche obbligatorie capaci di limitare la promozione di alimenti e bevande ad alto contenuto di grassi saturi, grassi trans, zuccheri liberi e sale, superando i limiti degli accordi volontari con l'industria. Le restrizioni dovrebbero riguardare i diversi canali di comunicazione, dalla televisione ai media digitali, dai social network agli spazi pubblici, considerando anche le tecniche promozionali che utilizzano personaggi, giochi e contenuti particolarmente attraenti per i più piccoli. Il principio è che i bambini devono essere protetti da strategie commerciali capaci di condizionare le loro preferenze alimentari prima che abbiano sviluppato strumenti sufficienti per riconoscere e valutare criticamente i messaggi pubblicitari. Europa e Italia: la tutela della salute non può dipendere dall'autoregolamentazione Nell'articolo viene richiamata anche un'analisi pubblicata nel 2025 dall'Osservatorio europeo dell'audiovisivo, che evidenzia come la normativa europea continui ad affidarsi ampiamente a strumenti di autoregolamentazione e coregolamentazione.…



