Ridurre l’inquinamento da traffico non significa soltanto migliorare la qualità dell’aria: può produrre benefici misurabili sulla salute e persino recuperare parte del danno accumulato durante l’infanzia. È il risultato particolarmente significativo di uno studio pubblicato su The Lancet Public Health, che ha valutato gli effetti dell’Ultra Low Emission Zone (ULEZ) di Londra sullo sviluppo polmonare dei bambini.
La ricerca, condotta nell’ambito dello studio CHILL – Children’s Health in London and Luton, rappresenta una delle valutazioni più importanti finora realizzate sugli effetti sanitari concreti delle politiche urbane di riduzione dell’inquinamento atmosferico. Il messaggio che ne emerge è rilevante anche per le città italiane: intervenire sulle emissioni del traffico può determinare miglioramenti della salute osservabili nell’arco di pochi anni.
Un esperimento naturale tra Londra e Luton
L’ULEZ è stata introdotta nel centro di Londra nel 2019 con l’obiettivo di ridurre le emissioni dei veicoli più inquinanti. La misura è stata successivamente ampliata e dall’agosto 2023 interessa tutti i distretti della capitale britannica.
I ricercatori hanno sfruttato questa trasformazione come una sorta di esperimento naturale. Prima dell’introduzione dell’ULEZ hanno reclutato 3.414 bambini tra 6 e 9 anni, 1.664 residenti a Londra e 1.750 nell’area di Luton, città con caratteristiche demografiche comparabili ma senza una zona a basse emissioni analoga. I bambini sono stati seguiti nel tempo attraverso questionari, misurazioni dell’esposizione agli inquinanti e test oggettivi della funzionalità respiratoria.
Uno degli indicatori fondamentali utilizzati è il FEV1, cioè il volume di aria che una persona riesce a espirare forzatamente nel primo secondo dopo un’inspirazione completa. È una delle misure principali utilizzate per valutare la funzionalità polmonare.
L’NO2 diminuisce più rapidamente a Londra
Il primo risultato riguarda direttamente l’ambiente nel quale vivevano i bambini. Le concentrazioni annuali stimate di biossido di azoto (NO2) presso le loro abitazioni sono diminuite in entrambe le città, ma molto più rapidamente a Londra.
Nel periodo considerato, la riduzione stimata è stata di circa 15,1 µg/m³ a Londra contro 7,1 µg/m³ a Luton. In termini di andamento annuale, la diminuzione è stata rispettivamente di 3,77 e 1,77 µg/m³ all’anno.
Il dato è particolarmente interessante perché l’NO2 rappresenta un indicatore importante dell’inquinamento prodotto dal traffico stradale, soprattutto nelle aree urbane maggiormente interessate dalla circolazione dei veicoli a combustione.
I bambini londinesi recuperano il divario
Ma il risultato più significativo emerge osservando ciò che è accaduto ai polmoni.
All’inizio dello studio, prima dell’introduzione dell’ULEZ, il FEV1 stimato dei bambini londinesi era mediamente 38 millilitri inferiore rispetto a quello dei coetanei di Luton. Nel corso del periodo di osservazione, però, la crescita della funzionalità polmonare è risultata più rapida nella capitale: circa 233 ml all’anno contro 223 ml all’anno a Luton.
Alla fine del periodo considerato il divario era sostanzialmente scomparso: il FEV1 medio stimato risultava pari a 2.283 ml a Londra e 2.282 ml a Luton.
In altri termini, i bambini londinesi, partiti con una funzionalità respiratoria peggiore, hanno progressivamente recuperato terreno mentre diminuiva la loro esposizione all’inquinamento atmosferico.
È questo l’aspetto forse più importante dello studio: una parte degli effetti negativi dell’inquinamento sullo sviluppo polmonare infantile sembra poter essere recuperata quando l’esposizione viene ridotta.
Meno bambini con una funzionalità polmonare compromessa
Anche osservando i bambini con valori clinicamente ridotti della funzionalità polmonare emerge un segnale importante. Secondo i risultati riportati sulla ricerca, a Londra la percentuale di bambini con funzionalità polmonare compromessa è scesa indicativamente dal 14% al 9% nel periodo studiato, con un miglioramento maggiore rispetto alla città utilizzata come confronto.
È un risultato di particolare rilevanza per la sanità pubblica. Una ridotta crescita polmonare durante l’infanzia non rappresenta infatti soltanto un problema immediato: può aumentare la vulnerabilità alle malattie respiratorie croniche nel corso della vita. L’esposizione all’inquinamento da traffico durante lo sviluppo è associata a una minore crescita dei polmoni e a un maggiore rischio successivo di patologie respiratorie.
Non solo una correlazione semplice
Come sempre negli studi condotti nel mondo reale, occorre evitare interpretazioni eccessivamente deterministiche. L’ULEZ non è un esperimento clinico randomizzato e Londra e Luton non sono città perfettamente identiche. Durante gli anni della ricerca possono inoltre essere cambiati altri fattori capaci di influenzare la salute dei bambini.
Il punto di forza del progetto CHILL è però proprio il suo disegno prospettico: le due coorti sono state costituite prima dell’introduzione dell’ULEZ e seguite parallelamente nel tempo, raccogliendo informazioni individuali e misure oggettive della funzionalità respiratoria, insieme a stime ad alta risoluzione dell’esposizione all’inquinamento.
Gli stessi risultati devono quindi essere letti correttamente: lo studio mostra una forte associazione tra la maggiore riduzione dell’esposizione all’NO2 registrata a Londra e una crescita più rapida della funzionalità polmonare, nel contesto dell’introduzione della ULEZ.
Le zone a basse emissioni diventano una politica sanitaria
Lo studio sposta così il dibattito sulle Low Emission Zones. Questi provvedimenti vengono spesso discussi soprattutto in termini di limitazioni alla circolazione, rinnovo del parco automobilistico o costi per cittadini e imprese. I risultati londinesi suggeriscono invece che dovrebbero essere valutati anche come interventi di prevenzione sanitaria.
Ridurre l’esposizione all’inquinamento nei primi anni di vita significa infatti intervenire durante una fase nella quale l’organismo è particolarmente vulnerabile. E se una politica urbana riesce a modificare la traiettoria di crescita polmonare di migliaia di bambini, i suoi benefici potenziali possono accompagnarli per decenni.
È inoltre un’indicazione importante rispetto alla questione delle disuguaglianze ambientali: nelle grandi città l’esposizione agli inquinanti da traffico non è distribuita uniformemente e le popolazioni che vivono vicino alle strade maggiormente trafficate possono sopportare una quota sproporzionata del rischio.
Una lezione anche per le città italiane
Il caso londinese è particolarmente interessante per l’Italia, dove il dibattito sulle limitazioni alla circolazione dei veicoli più inquinanti è spesso dominato dalle conseguenze immediate sulla mobilità.
Lo studio pubblicato su The Lancet Public Health suggerisce di rovesciare la prospettiva: la domanda non è soltanto quanto costa introdurre una zona a basse emissioni, ma quanto costa alla salute non ridurre l’inquinamento urbano.
Naturalmente non tutte le Low Emission Zones sono uguali. Estensione dell’area, categorie di veicoli coinvolte, controlli, qualità del trasporto pubblico e alternative disponibili determinano la capacità effettiva di ridurre le emissioni e quindi l’esposizione della popolazione.
Ma il principio che emerge da Londra è difficile da ignorare: quando una politica sulla mobilità riesce davvero a diminuire l’inquinamento atmosferico, il beneficio non rimane confinato alle centraline di monitoraggio. Può essere misurato direttamente nei polmoni dei bambini.
Fonte principale: studio CHILL, pubblicato su The Lancet Public Health, DOI 10.1016/S2468-2667(26)00163-5. (News-Medical)
