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L’inquinamento atmosferico è il nuovo tabacco. Non è una metafora estrema, ma un’evidenza scientifica. Ogni giorno di ritardo nel ridurlo costa vite umane.”
Con queste parole, Maria Neira — direttrice dell’Area Environment, Climate Change and Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e co-chair del Lancet Countdown — ha aperto una delle sessioni più attese del Congresso ISDE Italia 2025, dedicata alla tripla crisi planetaria: clima, inquinamento e perdita di biodiversità.

Neira ha ricordato che l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno di oltre 8 milioni di morti premature nel mondo, con effetti sanitari che colpiscono in modo sproporzionato bambini, anziani e persone fragili. Le patologie più associate all’esposizione cronica a polveri sottili (PM2.5 e PM10), ossidi di azoto e ozono includono malattie cardiovascolari, ictus, tumori, diabete, complicanze in gravidanza e disturbi dello sviluppo cerebrale nei bambini: “L’aria inquinata attraversa la placenta e condiziona la salute dei futuri adulti fin dal grembo materno”, ha sottolineato.

Italia tra i Paesi più esposti in Europa

Il quadro italiano, ha ricordato Neira, rimane critico. Le aree urbane — in particolare Pianura Padana, Campania e grandi città — presentano livelli di particolato e biossido di azoto stabilmente oltre gli standard europei. “L’Italia ha capacità scientifiche straordinarie, ma resta intrappolata in un grande paradosso: conoscere benissimo il problema senza ridurre abbastanza le emissioni”, ha affermato.

Il legame tra inquinamento e disuguaglianze è un altro punto chiave della sua analisi: chi vive nelle aree più povere, in case meno efficienti, vicino a strade trafficate o zone industriali, è più esposto e paga il prezzo più alto in termini di salute. Per questo, ha aggiunto, “le politiche per l’aria pulita sono anche politiche di giustizia sociale”.

Un problema prevenibile, non un destino biologico

Neira ha insistito sul parallelismo tra inquinamento e tabacco: entrambi sono rischi sanitari prevenibili, legati a scelte economiche e politiche. “Le persone non scelgono l’aria che respirano. È una forma di esposizione involontaria, che come nel fumo passivo danneggia tutti, soprattutto chi ha meno voce”.

Secondo Neira, è fondamentale superare l’approccio fatalista e agire sulle fonti: combustibili fossili, mobilità motorizzata, riscaldamento domestico, emissioni industriali. “Ogni intervento sulla qualità dell’aria produce benefici immediati: meno infarti, meno ricoveri, meno assenze dal lavoro, meno costi sanitari”.

Soluzioni note, benefici enormi

Le soluzioni sono già ampiamente conosciute:

  • trasporto pubblico e mobilità attiva,
  • fonti rinnovabili,
  • efficienza energetica degli edifici,
  • elettrificazione dei veicoli e delle flotte pubbliche,
  • rigenerazione urbana e verde nelle città,
  • reti di monitoraggio trasparenti e accessibili a tutti.

A queste si aggiunge un tema centrale al Congresso ISDE: la necessità di integrare l’impatto sanitario nella progettazione delle politiche climatiche. “Mettere la salute al centro delle politiche ambientali è l’acceleratore più potente che abbiamo”, ha ribadito Neira. “Ogni amministrazione locale dovrebbe valutare gli interventi in base ai benefici sanitari attesi”.

Dal rischio alla responsabilità politica

Neira ha richiamato governi e istituzioni alla responsabilità: “La vera domanda non è più se l’inquinamento atmosferico sia il nuovo tabacco. La domanda è: quanto tempo impiegheremo a intervenire con il coraggio necessario?”.

Il suo intervento si inserisce in un Congresso che ha dedicato ampio spazio all’emergenza aria, dal progetto nazionale ISDE sulla rilevazione della qualità dell’aria nel 2025 in 27 città italiane fino alle strategie di prevenzione clinica e di advocacy dei medici sul territorio.

Calando la scienza nella pratica, Neira ha concluso con un appello molto diretto ai medici presenti: “Voi siete in prima linea. Le vostre voci possono cambiare le città. Fate sentire l’urgenza, raccontate i dati, fate capire che respirare aria pulita non è un lusso: è un diritto umano fondamentale.”

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