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La prima giornata del Congresso ISDE Italia 2025 ha affrontato anche le grandi minacce emergenti per la salute pubblica — tra cui interferenti endocrini, PFAS, pesticidi, microplastiche e farmaci ambientali — con un focus speciale sull’impatto dell’inquinamento sul sistema riproduttivo umano. In questo contesto, l’intervento di Luigi Montano, uro-andrologo, ricercatore e coordinatore del progetto EcoFoodFertility, è stato uno dei più densi di dati e di implicazioni per le politiche sanitarie.

Montano ha aperto richiamando una celebre frase di Giorgio Gaber: “La libertà è partecipazione”. Un invito, ha spiegato, a riconoscere che la salute riproduttiva — soprattutto dei più giovani — non è una questione privata, ma un bene collettivo, un indicatore della qualità dell’ambiente e un termometro della giustizia sociale.

Declino della fertilità maschile: un segnale precoce della crisi ambientale

I dati presentati sono inequivocabili e allarmanti.

L’ultimo rapporto dell’OMS (aprile 2023) stima una prevalenza del 17,5% di infertilità di coppia nel mondo, mentre una metanalisi internazionale del 2023 ha documentato una riduzione del 62,3% della conta spermatica totale dal 1973 al 2018. Un crollo drastico, che negli ultimi due decenni risulta particolarmente accelerato nelle aree del Sud globale, colpite dai più intensi processi di sfruttamento ambientale.

“Il sistema riproduttivo è uno dei più vulnerabili alle esposizioni ambientali. È un organo-sentinella”, ha spiegato Montano, sottolineando come inquinanti chimici, metalli pesanti, interferenti endocrini, radiazioni, microplastiche e cattivi stili di vita si combinino in un carico tossico multiforme.

Italia: territori ad alta pressione ambientale e disuguaglianze di salute

Il quadro nazionale, ha ricordato Montano, conferma queste tendenze.

Lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità ha più volte documentato un incremento di mortalità e morbilità nelle comunità che vivono vicino a siti contaminati, mostrando un impatto significativo dell’esposizione ambientale su tumori, malattie endocrine, cardiovascolari e riproduttive.

“Esistono disuguaglianze di salute anche all’interno della stessa regione. Non tutti respirano la stessa aria, non tutti bevono la stessa acqua. E queste differenze si riflettono nella fertilità”, ha osservato.

La disponibilità dei dati epidemiologici — registri tumori, registri delle malattie croniche — è fondamentale, ma riguarda esiti tardivi: danni che si manifestano dopo anni o decenni di esposizione.

Dalla diagnosi tardiva al biomonitoraggio precoce

Montano ha insistito su un punto chiave: la necessità di passare da una prevenzione basata sugli esiti a una prevenzione basata sui segni precoci di danno.

“Non possiamo limitarci a registrare tumori o patologie croniche quando compaiono. Dobbiamo individuare gli effetti subclinici, le alterazioni funzionali, gli indicatori biologici precoci prima che la malattia si manifesti.”

Questa visione ha dato origine al progetto EcoFoodFertility, un programma interdisciplinare di biomonitoraggio umano avviato nella “Terra dei Fuochi” e poi esteso a varie aree del Paese con pressioni ambientali significative.

EcoFoodFertility: giovani come indicatori sentinella

Il progetto ha scelto di monitorare un indicatore chiave: la qualità seminale dei giovani maschi, considerata un biomarcatore precoce dell’esposizione ambientale.

EcoFoodFertility ha dimostrato:

  • alterazioni riproduttive significative anche in giovani sani,
  • correlazioni tra qualità seminale e esposizione a contaminanti ambientali,
  • differenze territoriali coerenti con la pressione ambientale,
  • possibilità di utilizzare la fertilità come indicatore predittivo di rischi anche per malattie croniche future.

“La fertilità è un indicatore precoce della salute ambientale e generale. Misurarla significa prevenire”, ha affermato Montano.

Giovani e prevenzione: la fascia d’età più strategica

Montano ha rivolto un appello alle istituzioni sanitarie: concentrare gli sforzi su adolescenti e giovani adulti (18–25 anni), una fascia particolarmente vulnerabile agli inquinanti ma anche altamente ricettiva ai messaggi di prevenzione.

“A questa età si formano abitudini, identità e comportamenti. È qui che la prevenzione può diventare davvero efficace, se ben guidata.”

L’idea è chiara:

👉 Fare della fertilità giovanile un indicatore nazionale di salute ambientale e un pilastro delle nuove strategie di prevenzione primaria.

Una nuova visione per le politiche sanitarie

Il messaggio finale di Montano è stato forte e diretto:

“Di fronte alla caduta libera della salute riproduttiva, abbiamo un dovere morale e scientifico: proteggere i giovani, perché proteggere la fertilità significa proteggere il futuro delle comunità.”

L’intervento si colloca perfettamente nel quadro più ampio del Congresso ISDE 2025, che punta a trasformare la salute ambientale in una priorità politica, con particolare attenzione alle generazioni presenti e future, alle disuguaglianze territoriali e alla prevenzione precoce.

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