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Durante il convegno “Interferenti endocrini, ambiente e salute: evidenze scientifiche e azione medica” ospitato all’Ordine dei Medici di Firenze , ISDE Italia ha lanciato ufficialmente una proposta destinata ad aprire un nuovo fronte nella prevenzione primaria: il Piano Nazionale di contrasto agli Interferenti Endocrini, un documento organico che per la prima volta in Italia definisce una strategia unitaria per ridurre l’esposizione della popolazione agli Interferenti Endocrini (IE).

La bozza del Piano – frutto di un lavoro corale tra società scientifiche ed esperti/e in vari ambiti (pediatria, endocrinologia,  medicina veterinaria, epidemiologia, sanità pubblica, medicina della riproduzione, normativa europea ) tutti/e professionisti/e impegnati/e da anni sul tema – è stata presentata pubblicamente nel corso della sessione dedicata alle strategie di prevenzione ambientale e al ruolo del medico/a .

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Perché un Piano nazionale ora

Gli IE rappresentano una delle minacce emergenti più gravi per la salute pubblica, con impatti documentati su fertilità, sviluppo neurologico, sistema metabolico, patologie tiroidee, pubertà precoce, tumori ormono-dipendenti e problemi riproduttivi. Molti di questi effetti si manifestano già a dosi minime e possono trasmettersi alle generazioni future attraverso meccanismi epigenetici.

Si può stimare che gli IE contribuiscano a causare circa un milione di morti all’anno nel mondo.

Il Piano proposto da ISDE parte da un presupposto chiaro: servono strumenti normativi, educativi e sanitari adeguati a un rischio che non riguarda più nicchie specifiche, ma l’intera popolazione, a partire dai/dalle bambini/e e dalle donne in età fertile.

Tre assi strategici e proposte operative

Il documento individua tre assi principali di intervento, modellati sulle migliori esperienze europee (Francia e Belgio in primis) :

1. Formare e informare

– Introduzione dell’educazione ambientale come materia curricolare nelle scuole di ogni ordine e grado.
– Portale web pubblico e liberamente accessibile dedicato agli interferenti endocrini.
– Campagne informative mirate ai gruppi più vulnerabili.
– Etichettatura chiara dei prodotti contenenti IE, in linea con il nuovo regolamento europeo CLP.

2. Migliorare la conoscenza

– Programmi di biomonitoraggio umano, con priorità a popolazione pediatrica e donne in età fertile     .
– Studi di coorte nazionali e piattaforme di ricerca sull’esposoma chimico.
– Rete nazionale tra consultori, Case della Comunità e centri di riferimento per la salute riproduttiva.

3. Proteggere l’ambiente e la popolazione

– Misure specifiche su PFAS, microplastiche e nano-plastiche, considerate “serbatoi” e vettori di interferenti endocrini.
– Limiti più restrittivi per i PFAS nell’acqua potabile e obbligo di dichiarazione in etichetta.
– Rafforzamento dei controlli e della sorveglianza, con un sistema nazionale di alert e pubblicazione dei dati ambientali e sanitari su piattaforma open data.

Un documento aperto alla collaborazione

Il Piano sarà ora condiviso con istituzioni nazionali, Regioni, mondo sanitario e società civile, con l’obiettivo di avviare un percorso legislativo partecipato e rapido.

Un passo avanti per la salute planetaria

Il convegno di Firenze ha offerto la cornice perfetta per questo lancio: una giornata di formazione ECM dedicata proprio alle evidenze scientifiche sugli interferenti endocrini, ai loro impatti sanitari e al ruolo del/la medico/a tra clinica, educazione e advocacy.
ISDE conferma così il proprio impegno a tradurre la scienza in interventi politici concreti, in linea con l’approccio One Health e con la strategia europea verso la riduzione dell’esposizione alle sostanze chimiche pericolose.