Al Congresso ISDE Italia 2025, il presidente di ISDE Liguria Antonio Lupo ha presentato i risultati di un questionario nazionale sulle abitudini alimentari degli iscritti, nato dall’esperienza del Gruppo Cibo, Salute e Ambiente di ISDE Liguria e da una serie di incontri pubblici dedicati ai legami tra alimentazione, salute e sostenibilità. Lupo ha illustrato i dati e proposto una riflessione ampia sul ruolo dell’associazione nell’orientare scelte consapevoli, personali e politiche.
Cosa mangiamo? I risultati del questionario
Il questionario ha raccolto 117 risposte, per oltre il 90% da persone ultracinquantenni. Emergono tendenze generalmente positive: consumi elevati e regolari di frutta, verdura, cereali e legumi, mentre l’assunzione di carne si attesta in media sotto i 20 kg/anno, nettamente inferiore alla media italiana (77 kg) e statunitense (oltre 110 kg).
Molto ridotto il ricorso a junk food, mentre restano significativi alcuni elementi critici: il 43,75% fa ancora acquisti nella Grande distribuzione organizzata, il 38,39% consuma acqua imbottigliata, soprattutto in plastica, e il 33,33%utilizza integratori, pur in assenza di patologie particolari.
Cibo spazzatura e cibi ultraprocessati: un problema culturale e sanitario
Lupo ha richiamato l’attenzione sulla diffusione, spesso sottovalutata, del cibo spazzatura, caratterizzato da pochi nutrienti e un elevato contenuto di zuccheri e grassi, responsabile dell’attuale epidemia globale di obesità e sovrappeso. Problema affine è quello dei cibi ultraprocessati, ricchi di additivi e conservanti.
“Il cibo spazzatura può essere pulito, ma resta spazzatura per il nostro corpo”, ha ricordato Lupo, sottolineando come la scarsa trasparenza delle filiere e delle etichette—soprattutto per prodotti di origine animale—sia una delle leve attraverso cui l’agrobusiness condiziona le scelte dei consumatori.
L’impatto ambientale delle nostre scelte
La seconda diapositiva discussa durante l’intervento approfondisce il nesso tra cattiva alimentazione, obesità ed emissioni di gas serra pro capite nei diversi Paesi.
Il confronto tra Stati Uniti, Kenia e Vietnam mostra differenze enormi: dove prevalgono diete ricche di prodotti ultraprocessati e trasportati su grandi distanze, le emissioni individuali crescono insieme al peso corporeo medio.
Un dato che apre una riflessione più ampia sulle disuguaglianze planetarie: a fronte di 1,05 miliardi di persone obese(di cui 179 milioni bambini) e 2,4 miliardi sovrappeso, gli affamati sono ancora “solo” 800 milioni.
Obesità: malattia cronica o problema sociale?
Lupo ha espresso forte preoccupazione per la tendenza, sostenuta anche dall’industria farmaceutica, a definire l’obesità una malattia cronica. Un’interpretazione che rischia di deresponsabilizzare il contesto e spostare l’attenzione dalle cause strutturali (povertà alimentare, marketing, qualità degli ambienti di vita).
Fortunatamente, la recente Legge 149/2025 ha adottato una definizione più equilibrata: “malattia progressiva e recidivante”, riconoscendo la necessità di prevenzione e interventi sociali e ambientali.
Il nodo degli allevamenti intensivi e la legge ferma in Parlamento
Nella parte conclusiva, Lupo ha denunciato lo stallo della Proposta di legge 1760 “Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agro-ecologica della zootecnia”, sostenuta da Greenpeace Italia, ISDE, Lipu, WWF, Terra! e Slow Food.
A oltre un anno e mezzo dal deposito in Commissione Agricoltura, il testo è ancora fermo, nonostante le mozioni di sostegno approvate da alcuni Comuni.
Per Lupo, l’approvazione della legge rappresenterebbe “una vittoria contro l’iceberg dell’attuale modello di produzione di cibo, patogeno e in guerra con Madre Natura”.
“Diamoci una mossa”: la chiamata all’azione
Lupo ha concluso il suo intervento con un invito alla responsabilità collettiva.
Le scelte alimentari non possono essere lasciate al singolo: servono educazione diffusa, agricoltura sostenibile, sostegno ai piccoli produttori, riduzione della dipendenza dalla GDO e politiche in grado di restituire dignità e sostenibilità alla produzione di cibo.
Il questionario, ha ricordato, è solo un primo passo: “Partendo da noi stessi, possiamo proporre un cambiamento positivo e reale”.
