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Dalle battaglie contro piombo e pesticidi alla crisi climatica: l’associazione dei medici per l’ambiente rilancia la sua missione in un mondo sempre più fragile.

Nel trentacinquesimo anniversario della sua fondazione, ISDE è tornata simbolicamente ad Arezzo – la città dove tutto ebbe inizio nel 1990 – per aprire un Congresso di grande rilevanza scientifica e civile. Nell’Auditorium della sede direzionale Aboca di Sansepolcro, i fondatori Roberto RomiziWerner NussbaumerHanns Moshammer e Peter Van den Hazel hanno inaugurato i lavori ricordando il contesto culturale in cui l’associazione nacque: un tempo in cui parlare di legame tra ambiente e salute appariva marginale, quasi controcorrente.

La salute umana non può essere separata dalla salute dell’ambiente”, fu l’intuizione che mise in moto quello che sarebbe diventato un network globale riconosciuto dalle Nazioni Unite. Oggi appare ovvio; nel 1990 era una rivoluzione scientifica e politica.

Dalle prime battaglie al riconoscimento internazionale

Nell’intervento commemorativo dedicato ai 35 anni, Romizi ha ricostruito l’evoluzione di ISDE:

  • la lotta per eliminare piombo, pesticidi ad alta tossicità e sostanze industriali pericolose;
  • le campagne sugli interferenti endocrini e sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico;
  • il ruolo nella denuncia delle contaminazioni da PFAS e microplastiche;
  • la partecipazione ai negoziati sanitari e ambientali internazionali, compresi i tavoli OMS e ONU;
  • la collaborazione con ricercatori, pediatri, epidemiologi e attivisti di decine di Paesi.

Ogni fase è stata caratterizzata da una conquista, ma anche da nuove sfide, fino ad arrivare alle crisi convergenti che segnano il nostro tempo. Basta osservare i numeri: oltre 8 milioni di morti premature ogni anno per l’aria inquinata, un’Italia urbana in cui il 95% dei cittadini respira livelli di PM2.5 superiori ai limiti OMS, un pianeta in cui la crisi climatica amplifica ondate di calore, incendi, migrazioni forzate, disuguaglianze e instabilità.

Non c’è medicina che curi ciò che non cura l’ambiente, la giustizia e la pace”, ha detto Romizi, dando voce a una visione che da 35 anni guida l’associazione: una medicina impegnata, capace non solo di curare, ma di prevenire e di intervenire sulle determinanti ambientali e sociali della salute.

Il Documento Rifondativo: salute, ambiente e pace come impegno unico

Per celebrare l’anniversario, ISDE ha presentato un nuovo Documento Rifondativo che riafferma l’essenza della sua missione: affrontare insieme salute, ambiente, clima e pace.
Non come temi separati, ma come parti inseparabili della stessa emergenza etica e sanitaria.
La guerra, l’inquinamento e la crisi climatica – come ricordato più avanti anche dall’intervento di Antonella Litta – hanno effetti equivalenti sul corpo umano e sulla comunità: distruggono luoghi, minano ecosistemi, colpiscono soprattutto i più vulnerabili.

L’eredità scientifica di Tomatis e la difficoltà del tradurre la scienza in politiche

La sessione inaugurale ha visto anche l’intervento di Rodolfo Saracci, che ha evocato la figura di Lorenzo Tomatis, pioniere della prevenzione primaria e presidente del Comitato Scientifico ISDE. “Tomatis ci ha insegnato – ha ricordato Saracci – che prevenire significa agire sulle cause, non limitarsi a contenere gli effetti.”

Su questa linea si è inserito l’intervento di Agostino Di Ciaula, che ha posto l’accento sul paradosso della medicina moderna: le conoscenze scientifiche su inquinamento e salute sono sempre più solide, ma la capacità politica di tradurle in azioni è spesso debole, frammentata, tardiva. “La scienza avanza, la prevenzione arranca”, ha sintetizzato.

Infine, Vyvyan Howard, tossicologo di fama internazionale, ha presentato dati aggiornati sugli effetti neurotossici delle sostanze chimiche persistenti, spiegando come esposizioni a basse dosi possano interferire con apoptosi, sviluppo cerebrale, funzioni cognitive e quoziente intellettivo.
Un richiamo forte alla necessità di proteggere bambini e donne in gravidanza dagli inquinanti più diffusi.

Una chiamata alla responsabilità della medicina

Un messaggio attraversa tutta la sessione inaugurale:
👉 la medicina deve essere imparziale, ma non neutrale.
In un mondo segnato dalla tripla crisi planetaria, il ruolo del medico non può ridursi alla cura, ma deve estendersi alla prevenzione primaria, all’advocacy, alla denuncia delle ingiustizie ambientali, alla difesa delle comunità più esposte.

Il medico è testimone, custode e garante del legame tra salute e ambiente”, ha ricordato Romizi.

Una nuova fase per ISDE

Il 35° anniversario non è stato solo un momento celebrativo, ma l’avvio di una nuova fase.
Una ISDE:

  • più internazionale,
  • più interdisciplinare,
  • più impegnata nella scienza indipendente,
  • più presente nei territori,
  • più orientata a trasformare dati e ricerche in decisioni politiche.

Il Congresso ha aperto un percorso chiaro: rendere la salute ambientale una priorità politica, investire in prevenzione, ridurre le disuguaglianze e contribuire alla costruzione di un futuro in cui la salute delle persone e del pianeta procedano — finalmente — nella stessa direzione.

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