Nella sessione sugli inquinanti emergenti, ISDE richiama il ruolo della contaminazione farmaceutica nella crisi sanitaria globale.
La seconda giornata del Congresso ISDE 2025 ha dedicato uno dei panel più tecnici e densi di contenuti – “Emerging issues and the chemical burden of diseases” – all’analisi delle sostanze chimiche emergenti che contribuiscono al carico globale di malattia. In questo contesto si è inserito l’intervento della pediatra Vitalia Murgia, che ha portato una delle analisi più approfondite sulla contaminazione ambientale da farmaci e prodotti per la cura personale, un fenomeno invisibile ai più ma in rapida crescita, strettamente connesso alla diffusione di antibiotico-resistenza.
Un inquinamento silenzioso, diffuso, sottovalutato
“La presenza di farmaci nelle acque e nel suolo non è un evento episodico, ma un fenomeno globale e costante, documentato da studi scientifici di grande solidità”, ha spiegato Murgia.
Antibiotici, anti-infiammatori, chemioterapici, ormoni, analgesici, prodotti cosmetici e detergenti sono stati rilevati:
- in fiumi e laghi di tutti i continenti,
- nelle acque potabili di molti Paesi,
- nei sedimenti marini,
- nel suolo agricolo, dove alcuni composti raggiungono concentrazioni fino a 100 µg/kg.
Lo studio internazionale di Wilkinson et al. (2019), ricordato da Murgia, ha analizzato fiumi in 72 Paesi trovando residui farmaceutici nel 100% dei campioni. Il 25% dei fiumi presenta almeno una sostanza oltre le soglie di sicurezza per gli ecosistemi acquatici. Altre ricerche (Adedipe 2024) hanno identificato fino a 239 diversi farmaci negli estuari, con le concentrazioni più elevate nei Paesi a minore reddito.
“Non stiamo parlando di tracce sporadiche: parliamo di un’esposizione continua, quotidiana, sistemica”, ha sottolineato.
Antibiotico-resistenza: un’emergenza che parte dall’ambiente
Il punto centrale dell’intervento riguarda la relazione stretta tra inquinamento farmaceutico e diffusione della antibiotico-resistenza, definita dall’OMS una delle più gravi minacce sanitarie del XXI secolo.
Murgia ha spiegato come gli antibiotici rilasciati nell’ambiente — anche a concentrazioni infinitesimali — esercitino una pressione selettiva sui batteri presenti nei fiumi, nelle acque reflue e nei suoli:
- favorendo la comparsa di ceppi resistenti,
- facilitando il trasferimento genico tra microrganismi,
- creando serbatoi ambientali di resistenza che possono reinfettare animali e esseri umani.
“L’antibiotico-resistenza non nasce negli ospedali: nasce anche nei nostri corsi d’acqua, nelle falde, nei terreni agricoli. Senza affrontare il lato ambientale non riusciremo mai a controllarla”, ha affermato.
Le fonti della contaminazione: un problema sistemico
Murgia ha illustrato in modo chiaro le quattro principali fonti dell’inquinamento farmaceutico:
- Uso umano (escrezione di principi attivi non metabolizzati)
- Uso veterinario e zootecnico
- Smaltimento improprio di farmaci scaduti
- Scarichi ospedalieri e industriali
- Depuratori inefficienti, incapaci di rimuovere i composti farmaceutici
Nel suolo, l’uso dei fanghi di depurazione contenenti residui farmaceutici porta ad accumuli progressivi: alcuni composti dimostrano una persistenza multi-annuale.
La proposta ISDE: integrare l’impatto ambientale nelle pratiche cliniche
La parte finale dell’intervento è stata dedicata alle soluzioni. Per Murgia, affrontare il problema richiede una strategia One Health che unisca medicina, ecologia, politiche pubbliche e innovazione industriale.
ISDE propone:
- sviluppo di farmaci più biodegradabili (green pharmacy),
- miglioramento dei sistemi di depurazione,
- campagne nazionali di raccolta sicura dei medicinali scaduti,
- monitoraggio sistematico dei residui farmaceutici nelle acque,
- formazione dei sanitari su scelte terapeutiche sostenibili,
- promozione dell’uso razionale dei farmaci, soprattutto antibiotici,
- integrazione dell’impatto ambientale nelle linee guida prescrittive.
“Ogni volta che prescriviamo un farmaco, scegliamo anche il suo destino ambientale. La prevenzione oggi passa anche dalla sostenibilità della pratica clinica”, ha ricordato Murgia.
Nel contesto della sessione: il peso chimico delle società moderne
L’intervento si è inserito in un panel che ha delineato un quadro completo del “carico chimico” della nostra società:
- Cordiano (PFAS),
- Petronio (microplastiche),
- Bertola (PFAS e salute riproduttiva in Veneto),
- Böse-O’Reilly (metalli pesanti)
hanno mostrato come l’esposizione combinata a sostanze persistenti, plastiche, farmaci e metalli stia determinando nuove forme di rischio sanitario.
La relazione di Murgia ha aggiunto un tassello fondamentale: la crisi della resistenza antimicrobica non può essere affrontata solo negli ospedali. È un problema ecologico prima ancora che clinico.
“Ridurre l’inquinamento farmaceutico è una scelta clinica, etica ed ecologica”
Con queste parole, la pediatra ISDE ha chiuso un intervento che è stato tra i più citati nel dibattito finale della sessione:
“Non possiamo parlare di salute pubblica senza parlare di ambiente. E non possiamo parlare di antibiotico-resistenza senza guardare ai fiumi, ai suoli, agli impianti di depurazione, alle nostre abitudini quotidiane.”
Il Congresso ISDE 2025 ha così rilanciato una delle sue battaglie storiche: fare della sostenibilità delle cure una componente essenziale della medicina del futuro.
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