Anche alla festa de IL FATTO QUOTIDIANO la questione “risorse per farmaci per il SSN e non per la Difesa” è stato uno dei principali argomenti dibattuti.
L’idea di trasferire i costi dei farmaci dal bilancio della Sanità a quello della Difesa sfruttando le strutture militari è un tema periodicamente dibattuto, ma l’applicazione della percentuale da me indicata allo 0.25 % porterebbe a un risparmio matematico ben preciso.
Caricando lo 0,25% del PIL italiano sul budget della Difesa per finanziare la produzione di farmaci (anche) innovativi, si farebbero recuperare al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) circa 5,5 miliardi di euro. Sembra l’Uovo di Colombo.
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) nominale dell’Italia stimato per il 2026 si attesta attorno ai 2.200 miliardi di euro (pari a circa 2,4-2,7 trilioni di dollari a seconda del tasso di cambio).
0,25% del PIL = 5,5 miliardi di euro.
Spostando questa cifra dalla contabilità del SSN (attualmente intorno al 6,2% – 6,4% del PIL) a quella della Difesa, la sanità pubblica vedrebbe alleggerita la sua spesa farmaceutica esattamente di quella somma, centrando l’obiettivo dei 5 miliardi richiesti.
Il tutto con l’escamotage ma assolutamente concreto e reale di considerare la produzione dei farmaci specie essenziali come un dovere all’interno del 2.5 % del PIL destinato alle industrie resilienti del comparto Difesa (al 5% complessivo )
Nonostante il potenziale risparmio matematico, l’operazione si scontra con limiti strutturali e regolamentari complessi per i farmaci innovativi mentre per i farmaci essenziali ma fuori brevetto esiste un problema oggettivo di profitto economico.
Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze produce farmaci orfani o di nicchia non attraenti per il mercato privato. I “farmaci innovativi” (come le terapie oncologiche avanzate o geniche) sono coperti da rigidi brevetti internazionali di proprietà delle multinazionali farmaceutiche (USA, Israele, Svizzera e Germania)
Legalmente, né lo Stato né l’Esercito italiano possono riprodurli senza violare i diritti brevettuali, a meno di non attivare licenze obbligatorie per emergenze sanitarie globali come ha già fatto sia il Sudafrica con l’epidemia da HIV che l’India con l’epatite C.
Il budget della Difesa italiano non è ancora al 5% del PIL, ma si muove storicamente tra l’1,3% e l’1,5%, con l’obiettivo NATO (spesso discusso) di raggiungere il 2%.
Perché non vincolare l’incremento al 5 % anche alla produzione di farmaci essenziali sia sotto che fuori brevetto almeno per lo 0.25 % de PIL giustificandone la allocazione con esigenze (reali) di sicurezza nazionale?
Quale esigenza maggiore per la sicurezza nazionale che fare produrre direttamene dall’Esercito, per esempio, vaccini ed antidoti per eventuali attacchi di tipo batteriologico?
Lo scrivente ha già chiesto ed ottenuto un impegno straordinario dell’Esercito per la produzione di idrossiclorochina per le nostre farmacie durante la epidemia di covid 19 dal momento che la TEVA Italia (di proprietà israeliana) aveva regalato tutta la produzione italiana dell’epoca al Presidente Trump.
L’Esercito non possiede ancora le infrastrutture industriali e di ricerca biologica su larga scala per produrre i complessi farmaci biologici di ultima generazione, ma potrebbe diventare un obiettivo strategico di governo farlo in joint venture con ditte farmaceutiche private ma italiane!
Il sistema farmaceutico italiano sta affrontando importanti evoluzioni strutturali ed ha bisogno di risorse economiche innanzitutto per mantenere posti di lavoro in Italia!
Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, gestito dall’Agenzia Industrie Difesa (AID), è al centro di una profonda riforma strategica volta a garantire la sicurezza sanitaria nazionale e l’indipendenza dell’Italia nella produzione di sostanze critiche.
Le principali proposte e linee di sviluppo prevedono:
- Polo Nazionale dei Farmaci Carenti e Orfani: Il piano industriale punta a trasformare lo stabilimento militare nel principale hub pubblico per la produzione di farmaci orfani (per malattie rare) e farmaci carenti (medicinali essenziali che le multinazionali farmaceutiche private non hanno più interesse economico a produrre.
- Riforma Farmaceutica e Risparmi Pubblici: I recenti progetti di riforma legislativa sulla
delega farmaceutica prevedono di convogliare risorse ed economie di scala per potenziare la linea produttiva dello stabilimento. L’obiettivo è generare un forte risparmio annuo per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) attraverso l’autoproduzione pubblica.
- Sicurezza Strategica ed “Early Access”: In sinergia con il Ministero della Difesa e il Ministero della Salute, si deve puntare a fare dello stabilimento una riserva strategica contro le pandemie o le emergenze geopolitiche che bloccano le catene di fornitura globali di materie prime farmaceutiche
Oltre al core business della cannabis terapeutica, l’ampliamento prevede l’aumento dei volumi produttivi di dispositivi medici e contromisure mediche specifiche (es. auto-iniettori di atropina per la difesa NBCR).
Stiamo vivendo una improvvisa crisi anche farmaceutica mondiale con pericolosissimi riflessi occupazionali ma anche di piena disponibilità dei farmaci essenziali nelle nostre Farmacie in Italia.
Produciamo più farmaci di tutti in Europa ma senza detenere né i capitali né la proprietà intellettuale dei brevetti né la produzione autonoma dei principi attivi essenziali per le nostre farmacie perché’ non prodotti in Italia ma in India Cina e Pakistan che si stanno trasformando nella Farmacia del mondo.
Se non ci decidiamo a produrre immediatamente principi attivi in Italia ora, rischiamo non solo di perdere farmaci essenziali nelle nostre farmacie ma anche decine di migliaia di posti di lavoro in Italia. Se partiamo subito, siamo già in ritardo.
Antonio Marfella
ISDE Napoli
