Le associazioni della coalizione nazionale impegnata contro il cosiddetto “DDL Caccia selvaggia” esprimono «profonda preoccupazione e ferma condanna» per la decisione della maggioranza parlamentare di calendarizzare per il prossimo novembre la proposta di legge n. 2984 sulla caccia, prima che la Commissione Agricoltura della Camera abbia concluso l’esame degli emendamenti.
Secondo quanto riferito dalle associazioni, il lavoro della Commissione riprenderà mercoledì 16 settembre alle 14, dopo la pausa estiva. La scelta di portare comunque il provvedimento in Aula viene definita una “forzatura istituzionale di estrema gravità”, perché rischierebbe di comprimere il dibattito parlamentare su una riforma destinata a incidere direttamente sulla tutela della fauna selvatica, della biodiversità e degli ecosistemi.
Per la coalizione, si tratta di materie che assumono una particolare rilevanza anche alla luce del riconoscimento costituzionale della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. Proprio per questo, sostengono le associazioni, una riforma tanto controversa avrebbe richiesto «il massimo livello di confronto e partecipazione», mentre l’accelerazione dell’iter rischierebbe di ridurre gli spazi per l’esame delle numerose criticità emerse durante i lavori parlamentari.
«Una scelta politica ed elettorale»
Nel documento diffuso dalle associazioni, la decisione viene interpretata come una scelta «dettata esclusivamente da ragioni politiche ed elettorali» e finalizzata, secondo i firmatari, a soddisfare le richieste di una ristretta area di interesse, senza tenere adeguatamente conto delle preoccupazioni espresse da una parte della società civile e delle questioni sollevate anche in sede europea.
Particolarmente netto il giudizio sul ruolo attribuito alla fauna selvatica nel confronto politico: «Ancora una volta la fauna selvatica viene ridotta a strumento di consenso politico». Le associazioni ricordano che gli animali selvatici sono riconosciuti dalla normativa italiana come patrimonio indisponibile dello Stato e sostengono che la loro tutela debba rispondere a un interesse pubblico generale, non a logiche contingenti.
Secondo la coalizione, l’impostazione della riforma rischierebbe inoltre di determinare un arretramento nella protezione della natura, con conseguenze sulla conservazione della biodiversità e sul rispetto degli impegni assunti dall’Italia a livello europeo e internazionale.
La richiesta al Parlamento: completare l’esame degli emendamenti
Le associazioni chiedono quindi che il Parlamento possa esercitare pienamente le proprie prerogative e che venga garantito un esame completo degli emendamenti, accompagnato da un confronto trasparente e approfondito prima dell’approdo definitivo del testo in Aula.
«La biodiversità non può essere compressa da esigenze di propaganda né sacrificata a logiche elettorali», affermano. La tutela della fauna selvatica, concludono, «appartiene all’interesse generale del Paese e merita un dibattito serio, approfondito e rispettoso delle regole democratiche».
Per ISDE Italia, il tema assume anche una più ampia rilevanza ambientale e sanitaria: la conservazione degli ecosistemi e della biodiversità rappresenta infatti una componente essenziale dell’approccio One Health, che riconosce l’interdipendenza tra salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi.
