Il climatologo, protagonista del ciclo di podcast “Conversazioni sul futuro”, richiama l’urgenza di affrontare il riscaldamento globale attraverso scelte individuali e politiche pubbliche. Dalla riduzione delle emissioni alla trasformazione del sistema energetico e dei trasporti, l’obiettivo è superare l’idea che i cittadini non possano contribuire al cambiamento.
La crisi climatica non è un problema del futuro, ma un’emergenza che richiede interventi immediati. È il messaggio lanciato da Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società Meteorologica Italiana, nel primo appuntamento del ciclo di podcast “Conversazioni sul futuro”, promosso dall’associazione Terra Giusta e dedicato alla memoria del sociologo Domenico De Masi.
L’intervento, ripreso in un articolo pubblicato il 22 ottobre 2026 da Il Fatto Quotidiano, mette al centro una questione fondamentale: di fronte alla gravità dei cambiamenti climatici, non è possibile giustificare l’inazione sostenendo che le decisioni individuali siano inutili o che tutto dipenda dai governi. La transizione ecologica richiede infatti una combinazione di responsabilità personali e trasformazioni strutturali dell’economia e della società.
Un’emergenza climatica sempre più evidente
Mercalli richiama l’attenzione sull’accelerazione del riscaldamento globale e sulle conseguenze già osservabili in Europa. L’estate 2026 è stata caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate e da ondate di calore con pesanti ripercussioni sulla salute della popolazione, soprattutto per le persone anziane, fragili e affette da patologie croniche.
L’aumento delle temperature non comporta soltanto un maggiore disagio durante i mesi estivi, ma determina rischi sanitari crescenti, aggrava le condizioni di lavoro all’aperto, mette sotto pressione i servizi sanitari e contribuisce ad amplificare le disuguaglianze sociali.
A questi effetti si aggiungono siccità, alluvioni, incendi boschivi e innalzamento del livello del mare, fenomeni che rendono particolarmente vulnerabili numerosi territori italiani, dalle aree costiere dell’Adriatico alla laguna di Venezia e al Delta del Po.
Il quadro conferma la necessità di considerare la crisi climatica anche come una questione di sanità pubblica, integrando le politiche di mitigazione delle emissioni con quelle di adattamento e protezione della popolazione.
La responsabilità individuale e quella collettiva
Uno degli aspetti centrali della riflessione di Mercalli riguarda il rapporto tra comportamenti personali e decisioni politiche. Secondo il climatologo, entrambi i livelli sono indispensabili per affrontare efficacemente la crisi ambientale.
Le persone possono intervenire sui propri consumi energetici, migliorare l’efficienza delle abitazioni, ridurre gli spostamenti più inquinanti, limitare gli sprechi alimentari e modificare le abitudini di consumo. Tuttavia, una parte significativa delle emissioni dipende dall’organizzazione complessiva della società e non può essere eliminata attraverso le sole scelte individuali.
Scuole, ospedali, infrastrutture, servizi pubblici e sistemi di trasporto producono infatti emissioni che richiedono interventi coordinati da parte delle istituzioni. Nell’articolo viene richiamata una quota indicativa di circa due tonnellate di anidride carbonica per abitante associata al funzionamento dei servizi e delle strutture collettive.
La distinzione è importante perché consente di superare due atteggiamenti opposti ma ugualmente problematici: attribuire ai singoli cittadini tutta la responsabilità della crisi climatica oppure considerare irrilevante qualsiasi cambiamento personale in attesa delle decisioni dei governi.
Ripensare il modello economico e le priorità degli investimenti
La riflessione affronta anche il rapporto tra crisi ecologica e modello di sviluppo economico. Viene richiamato il rapporto I limiti dello sviluppo, pubblicato nel 1972 dal Club di Roma, che aveva già evidenziato le contraddizioni di una crescita materiale illimitata in un pianeta caratterizzato da risorse finite.
Da questa consapevolezza deriva la necessità di ripensare produzione, consumi e investimenti, favorendo modelli economici capaci di rispettare i limiti ecologici e garantire condizioni di vita dignitose.
Tra gli interventi evocati figurano la diffusione delle energie rinnovabili, la riqualificazione energetica degli edifici, la trasformazione della mobilità urbana e la riduzione del consumo di suolo. Particolare attenzione viene dedicata alla possibilità di utilizzare le strutture pubbliche, comprese le scuole, per produrre energia rinnovabile e contribuire alla transizione energetica delle comunità.
Anche la mobilità rappresenta un settore decisivo: rendere il trasporto pubblico realmente competitivo rispetto all’automobile privata, attraverso servizi frequenti, affidabili e accessibili, significa ridurre contemporaneamente emissioni climalteranti, inquinamento atmosferico e congestione urbana.
Agire sul clima significa proteggere anche la salute
Le considerazioni di Mercalli richiamano un principio centrale nell’approccio di ISDE – Medici per l’Ambiente: la tutela della salute umana è strettamente connessa alla qualità dell’ambiente e alla stabilità degli ecosistemi.
Ridurre il ricorso ai combustibili fossili significa infatti non soltanto contrastare il riscaldamento globale, ma anche diminuire l’esposizione agli inquinanti atmosferici responsabili di importanti conseguenze cardiovascolari e respiratorie. Analogamente, promuovere la mobilità attiva, aumentare il verde urbano e migliorare l’efficienza energetica degli edifici può produrre benefici sanitari immediati, oltre a contribuire alla riduzione delle emissioni.
La prevenzione sanitaria deve quindi entrare stabilmente nelle politiche climatiche, superando una visione che considera ambiente, economia e salute come ambiti separati.
Il messaggio conclusivo è che il tempo disponibile per contenere i rischi climatici si sta riducendo, ma esistono già conoscenze scientifiche e soluzioni tecnologiche per intervenire. La sfida non consiste soltanto nel riconoscere la gravità della situazione, ma nel tradurre questa consapevolezza in decisioni concrete, individuali e collettive.
Fonte: Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2026, Luca Mercalli a Conversazioni sul futuro smonta la scusa dell’impotenza: bisogna agire ora.
