La «Tassa Petrolifera Locale» costa quasi 5 miliardi di euro nelle principali aree metropolitane. Potenziare il trasporto pubblico significa ridurre la spesa per il carburante, ma anche l’esposizione all’inquinamento atmosferico e i rischi sanitari associati al traffico.
La mancanza di alternative adeguate all’automobile privata rappresenta un problema che riguarda contemporaneamente l’economia delle famiglie, la qualità dell’ambiente urbano e la salute della popolazione. Il nuovo rapporto di Clean Cities Italia quantifica in quasi 5 miliardi di euro il costo aggiuntivo sostenuto nell’ultimo anno dai residenti delle principali aree metropolitane italiane per il carburante consumato a causa di un’offerta insufficiente di trasporto pubblico.
L’organizzazione definisce questa spesa «Tassa Petrolifera Locale», stimandola in circa 600 euro per famiglia. Si tratta di un costo indiretto, non di un tributo, che evidenzia le conseguenze della dipendenza strutturale dall’automobile privata.
Secondo l’analisi, meno del 20% di questa spesa è riconducibile all’aumento dei prezzi petroliferi, mentre la parte prevalente dipende dai consumi di carburante che potrebbero essere evitati attraverso servizi di trasporto pubblico in linea con gli standard europei.
Il traffico automobilistico e i rischi per la salute
La questione assume particolare rilevanza dal punto di vista sanitario. Il traffico stradale costituisce una fonte importante di ossidi di azoto, particolato atmosferico e rumore ambientale, tutti fattori che possono contribuire a compromettere la salute, soprattutto nelle aree urbane più densamente popolate.
L’esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico è associata a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie, tumore del polmone e mortalità prematura. Il rumore prodotto dalla circolazione stradale può inoltre contribuire a disturbi del sonno, stress e patologie cardiovascolari.
Le conseguenze non sono distribuite uniformemente nella popolazione. Bambini, anziani, persone con patologie preesistenti e residenti nelle aree maggiormente esposte al traffico possono subire effetti particolarmente rilevanti.
A questi rischi si aggiungono quelli legati all’incidentalità stradale e alla sedentarietà. Un’organizzazione della mobilità che favorisca il trasporto collettivo e gli spostamenti a piedi e in bicicletta può contribuire a ridurre l’esposizione agli inquinanti e a promuovere l’attività fisica quotidiana.
Il trasporto pubblico come investimento nella prevenzione
Il rapporto Clean Cities Italia propone di aumentare di almeno 1,2 miliardi di euro annui il Fondo Nazionale Trasporti, accompagnando l’incremento delle risorse per i servizi con investimenti nelle infrastrutture.
Dal punto di vista della salute pubblica, il potenziamento del trasporto collettivo può produrre benefici molteplici. Una riduzione dei chilometri percorsi in automobile, soprattutto nei centri urbani, contribuirebbe a diminuire le emissioni inquinanti, la congestione e il rumore, mentre un sistema integrato con percorsi pedonali e ciclabili sicuri potrebbe favorire stili di vita più attivi.
Naturalmente i benefici sanitari dipendono dalle caratteristiche degli interventi, dalle tecnologie utilizzate e dalla loro capacità di ridurre effettivamente il traffico automobilistico. Non è sufficiente sostituire i veicoli più inquinanti: occorre anche diminuire la necessità di utilizzarli.
Una questione di giustizia ambientale
L’insufficienza del trasporto pubblico può accentuare le disuguaglianze sociali e sanitarie. Le persone che abitano nelle periferie o in territori scarsamente serviti devono spesso sostenere costi elevati per raggiungere luoghi di lavoro, scuole e strutture sanitarie. Chi non dispone di un’automobile può invece incontrare ostacoli nell’accesso ai servizi essenziali.
La disponibilità di una mobilità accessibile, sicura e sostenibile rappresenta quindi anche un determinante della salute. Le politiche dei trasporti dovrebbero essere valutate considerando, accanto ai risultati economici e ambientali, gli effetti sulla prevenzione delle malattie e sull’equità nell’accesso alle opportunità.
Il nuovo rapporto di Clean Cities Italia offre un ulteriore argomento a favore di politiche integrate tra mobilità, ambiente e salute: ridurre la dipendenza dall’automobile significa alleggerire la spesa delle famiglie e intervenire su importanti fattori di rischio sanitario, con benefici potenziali per l’intera collettività.
