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ISDE Italia è tra le organizzazioni firmatarie dell’appello promosso dalla Health and Environment Alliance (HEAL) per chiedere all’Unione europea di mettere la salute al centro del nuovo quadro europeo sulla resilienza climatica. Cinque le richieste avanzate: finanziamenti dedicati, obiettivi vincolanti, ambienti sani, tutela delle persone vulnerabili e riduzione delle emissioni.

L’Europa deve rafforzare urgentemente le proprie politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, riconoscendo la tutela della salute come una priorità trasversale a tutte le politiche pubbliche. È quanto chiedono numerose organizzazioni sanitarie, scientifiche e ambientaliste europee in una lettera aperta rivolta alle istituzioni dell’Unione europea, promossa dalla Health and Environment Alliance (HEAL) e sottoscritta anche da ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente.

L’appello, intitolato Health call for urgent action to strengthen health protection in the EU climate resilience framework, sollecita l’inserimento di misure concrete, finanziamenti specifici e obiettivi giuridicamente vincolanti nel futuro quadro europeo sulla resilienza climatica (European Climate Resilience Framework).

Tra i firmatari figurano importanti organizzazioni europee che rappresentano medici, infermieri, pazienti e professionisti della sanità pubblica, tra cui la European Respiratory Society (ERS), la European Federation of Nurses Associations (EFN), la European Lung Foundation (ELF), la European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients’ Associations (EFA), lo Standing Committee of European Doctors (CPME) e Health Care Without Harm Europe. Per l’Italia, oltre a ISDE, ha aderito anche l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), mentre tra le organizzazioni nazionali firmatarie figura anche ISDE Austria.

Un’Europa sempre più esposta agli effetti sanitari della crisi climatica

L’iniziativa richiama l’attenzione sull’accelerazione del riscaldamento del continente europeo, che procede a una velocità circa doppia rispetto alla media globale, e sulle conseguenze sempre più gravi per la salute della popolazione.

Secondo i dati richiamati nell’appello, il caldo estremo dell’estate 2026 avrebbe provocato almeno 35.000 decessi correlati alle elevate temperature in Europa, che si aggiungono agli oltre 181.000 decessi attribuiti al caldo nel periodo 2022-2024.

Alle ondate di calore si sommano gli effetti degli incendi boschivi, che provocano esposizione agli inquinanti atmosferici, distruzione di abitazioni e perdita di mezzi di sostentamento, e quelli di alluvioni e siccità, con conseguenze anche sulla salute mentale. Complessivamente, tra il 1980 e il 2023, gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno causato oltre 240.000 vittime in Europa.

Particolarmente preoccupante è l’interazione tra temperature elevate e inquinamento atmosferico, che può amplificare i rischi sanitari, soprattutto per le persone affette da patologie cardiovascolari e respiratorie che vivono nelle città.

Le organizzazioni firmatarie sottolineano inoltre come gli effetti dei cambiamenti climatici non siano distribuiti uniformemente nella popolazione. Le persone anziane, i bambini, le donne in gravidanza, i malati cronici e le famiglie in condizioni di disagio socioeconomico risultano maggiormente esposti, spesso disponendo di minori risorse per proteggersi e adattarsi.

Cinque richieste per una strategia europea efficace

Il documento individua cinque priorità che dovrebbero orientare il futuro quadro europeo sulla resilienza climatica.

1. Finanziare adeguatamente la resilienza climatica e sanitaria. Secondo le stime richiamate nell’appello, gli investimenti necessari per rafforzare la resilienza climatica europea potrebbero raggiungere i 64 miliardi di euro all’anno nell’orizzonte 2030-2040. Le organizzazioni chiedono che il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea preveda una linea di finanziamento specifica per la prevenzione dei rischi climatici, con particolare attenzione alle città e ai sistemi sanitari. Attualmente, secondo i dati citati nella lettera, soltanto lo 0,5% dei progetti di adattamento e mitigazione comunicati dalle città riguarda direttamente i sistemi e i servizi sanitari.

2. Introdurre obiettivi giuridicamente vincolanti. La futura normativa europea sulla resilienza climatica dovrebbe stabilire obiettivi comuni, misurabili e vincolanti, che includano esplicitamente la protezione della salute. I firmatari chiedono criteri condivisi per valutare i rischi climatici e sanitari, così da superare le differenze tra i Paesi membri e garantire un’attuazione più omogenea delle politiche di prevenzione.

3. Promuovere ambienti puliti e sani. La protezione e il ripristino degli ecosistemi devono diventare elementi centrali delle strategie di adattamento. In particolare, il verde urbano contribuisce a ridurre l’esposizione al calore, contenere il rischio di allagamenti e migliorare le condizioni di vita, favorendo anche la salute mentale e l’attività fisica. Allo stesso tempo, il miglioramento della qualità dell’aria può ridurre la vulnerabilità della popolazione agli effetti delle ondate di calore.

4. Proteggere prioritariamente le persone più vulnerabili. Le politiche climatiche devono prevedere interventi specifici a favore delle fasce della popolazione maggiormente esposte ai rischi sanitari. L’appello ricorda che nel 2023 oltre un milione di persone in più in Europa ha sperimentato condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave rispetto alla media annuale del periodo 1981-2010, a causa della maggiore esposizione a ondate di calore e siccità. Le organizzazioni denunciano inoltre come gli attuali strumenti nazionali e locali di adattamento non affrontino ancora in maniera sistematica le disuguaglianze sanitarie e sociali.

5. Affiancare all’adattamento una rapida riduzione delle emissioni. Rafforzare la capacità di affrontare gli effetti del cambiamento climatico non può sostituire la necessità di contrastarne le cause. La combustione di carbone, petrolio e gas contribuisce contemporaneamente al riscaldamento globale e all’inquinamento atmosferico, provocando danni sanitari evitabili. Per questo i firmatari chiedono politiche ambiziose di mitigazione, una rapida riduzione delle emissioni e il progressivo abbandono dei combustibili fossili.

La salute deve essere una responsabilità condivisa

Uno dei messaggi centrali dell’appello riguarda la necessità di superare una visione settoriale della protezione sanitaria. Le conseguenze del cambiamento climatico sulla salute dipendono infatti anche dalle decisioni assunte nell’edilizia, nella pianificazione urbanistica, nei trasporti, nell’energia, nell’agricoltura e nelle politiche ambientali.

Attribuire esclusivamente al settore sanitario la responsabilità di affrontare questi rischi significherebbe, secondo i firmatari, trascurare importanti possibilità di prevenzione, lasciare scoperte alcune esigenze di protezione e ridurre l’efficacia degli interventi.

La futura strategia europea dovrebbe quindi prevedere responsabilità chiare e condivise tra i diversi settori, riconoscendo al tempo stesso il ruolo specifico dei servizi sanitari nella preparazione e nella risposta agli eventi climatici estremi.

Le organizzazioni ricordano inoltre che investire nella resilienza climatica produce benefici economici e sociali rilevanti: secondo le stime citate nella lettera, ogni euro investito potrebbe generare benefici complessivi pari a sei volte la spesa iniziale.

L’adesione di ISDE Italia

Con la propria adesione, ISDE Italia sostiene la richiesta di un quadro europeo sulla resilienza climatica che riconosca la salute come criterio fondamentale per orientare le politiche di prevenzione, adattamento e mitigazione.

L’impegno si inserisce nelle attività dell’associazione per evidenziare i rapporti tra crisi climatica, inquinamento ambientale, disuguaglianze e salute umana, promuovendo interventi capaci di prevenire le malattie e ridurre l’esposizione ai fattori di rischio ambientale.

La lettera, sottoscritta a nome delle organizzazioni aderenti da Génon K. Jensen, direttrice esecutiva di HEAL, si conclude con un richiamo agli obiettivi dei Trattati europei, che pongono il benessere delle persone tra le finalità fondamentali dell’Unione.

La richiesta è che la protezione della salute non rimanga un principio generale, ma diventi un elemento concreto, finanziato e verificabile del nuovo quadro europeo sulla resilienza climatica.