Paolo Bortolotti e Marco Talluri hanno presentato al Congresso nazionale ISDE Italia il bilancio e le prospettive del progetto “Cambiamo Aria”, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign. Monitoraggio mensile in 27 città, oltre 120 grafici interattivi, iniziative istituzionali e più di 300 articoli sui media. Per il 2027 l’obiettivo è rafforzare l’azione di prevenzione e seguire da vicino l’attuazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.
L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare uno dei principali rischi ambientali per la salute, nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi decenni. Per ridurre l’esposizione della popolazione non basta conoscere i livelli degli inquinanti: occorre trasformare i dati scientifici in informazioni accessibili, iniziative di prevenzione e decisioni politiche capaci di intervenire sulle fonti di emissione.
È questo il messaggio al centro dell’intervento «Cambiamo Aria: passato, presente e futuro», presentato da Paolo Bortolotti, coordinatore del progetto e componente della Giunta esecutiva ISDE Italia, e Marco Talluri, referente della comunicazione dell’Associazione, nel corso del Congresso nazionale ISDE Italia 2026, in svolgimento a Sansepolcro dal 23 al 25 ottobre.
La relazione ha ripercorso la nascita del progetto, i risultati del monitoraggio della qualità dell’aria nelle città italiane, le iniziative di comunicazione e advocacy e le prospettive di sviluppo nel 2027.
Dalle evidenze scientifiche al progetto “Cambiamo Aria”
Il percorso che ha portato alla nascita del progetto prende avvio dal position paper sull’inquinamento atmosferico pubblicato da ISDE Italia nel dicembre 2024, curato da Paolo Bortolotti con il contributo di numerosi esperti e ricercatori.
Il documento, elaborato dopo un webinar di aggiornamento sui principali problemi legati all’inquinamento dell’aria, affronta gli effetti sanitari degli inquinanti, le principali fonti di emissione e le strategie di mitigazione, proponendo anche strumenti operativi per sostenere le iniziative locali.
Il punto di partenza è la necessità di rafforzare la prevenzione primaria. L’inquinamento atmosferico, infatti, non è associato soltanto alle patologie respiratorie e cardiovascolari, ma anche a effetti sul sistema nervoso, sul neurosviluppo e sulla salute mentale.
La crescente disponibilità di conoscenze scientifiche rende quindi necessario un impegno più incisivo per ridurre l’esposizione della popolazione, attraverso politiche strutturali e interventi sui determinanti ambientali della salute.
Il monitoraggio di 27 città e 58 stazioni
Dall’inizio del 2025 ISDE Italia, in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, realizza un monitoraggio mensile della qualità dell’aria in 27 città italiane.
Il progetto utilizza i dati diffusi dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente, prendendo in considerazione le concentrazioni di PM10, PM2,5 e biossido di azoto (NO2), oltre all’ozono (O3) durante il periodo estivo.
Complessivamente vengono considerate 58 stazioni di monitoraggio urbane, prevalentemente una di traffico e una di fondo per ciascuna città.
I dati sono confrontati con tre diversi riferimenti: la normativa attualmente in vigore, i nuovi valori limite previsti dalla direttiva europea 2024/2881 per il 2030 e le linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2021.
Il confronto consente di distinguere il rispetto degli attuali obblighi normativi dalla necessità di raggiungere concentrazioni più basse, maggiormente protettive per la salute.
Il monitoraggio viene accompagnato da oltre 120 grafici interattivi, aggiornati mensilmente, che permettono di analizzare l’andamento dei singoli inquinanti nelle diverse città, confrontare i risultati del 2025 e del 2026 e individuare le situazioni più critiche.
Tutti i dati e i grafici sono consultabili nella sezione del progetto Cambiamo Aria su Isdenews.
Il rapporto 2025: superamenti diffusi dei nuovi limiti europei
Uno dei risultati più significativi presentati al Congresso riguarda il rapporto conclusivo relativo al 2025.
L’analisi mostra come il problema dell’inquinamento atmosferico sia ancora lontano dall’essere risolto, anche rispetto ai limiti attualmente in vigore.
Tra le 27 città monitorate, una ha superato il valore limite annuale del PM10, sette hanno registrato un numero di superamenti del limite giornaliero superiore a quello consentito e quattro hanno oltrepassato il limite annuale per il biossido di azoto.
La situazione diventa molto più critica prendendo come riferimento i nuovi valori limite europei previsti per il 2030.
Per quanto riguarda le concentrazioni medie annuali, 21 città superano il futuro limite per il PM10, 25 quello per il PM2,5 e 24 quello per il biossido di azoto.
Anche considerando i limiti giornalieri, il quadro evidenzia criticità diffuse: 16 città superano il numero consentito di giornate oltre il valore di riferimento per il PM10, 19 per il PM2,5, 11 per il biossido di azoto e 17 per l’ozono.
Questi risultati confermano la necessità di accelerare gli interventi per ridurre le emissioni e l’esposizione della popolazione, senza attendere l’avvicinarsi della scadenza del 2030.
L’impatto sanitario: oltre 6.700 decessi attribuibili al PM2,5
Il rapporto 2025 ha dedicato particolare attenzione anche alla valutazione dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla mortalità.
Utilizzando i dati ambientali delle ARPA, quelli demografici e di mortalità dell’ISTAT e metodologie coerenti con le linee guida OMS e dell’Istituto superiore di sanità, è stata stimata la mortalità attribuibile all’esposizione al particolato fine PM2,5.
Considerando una popolazione di oltre otto milioni di persone con almeno 30 anni residenti nelle 27 città analizzate, il rapporto stima 6.731 decessi per malattie attribuibili all’esposizione al PM2,5 nel 2025, con un intervallo di incertezza compreso tra 5.048 e 7.572.
Si tratta di stime epidemiologiche della quota di mortalità attribuibile all’esposizione all’inquinante, non dell’identificazione di singoli decessi causati dall’inquinamento.
Il dato rende evidente la dimensione sanitaria del problema e la necessità di considerare le politiche per la qualità dell’aria come interventi di prevenzione primaria.
Oltre 300 articoli sui media e un confronto con le istituzioni
Il progetto “Cambiamo Aria” non si limita alla raccolta e all’elaborazione dei dati.
Ogni mese i risultati del monitoraggio vengono presentati attraverso notizie pubblicate su Isdenews, sull’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile e sul sito di Kyoto Club. A queste si aggiungono comunicati stampa dedicati alle principali criticità emerse.
La diffusione dei risultati ha prodotto una significativa attenzione da parte dell’informazione: oltre 300 articoli sono stati pubblicati sui media nazionali e locali a seguito delle comunicazioni del progetto.
Parallelamente, ISDE Italia e alcune sezioni territoriali hanno sviluppato iniziative di interlocuzione con le istituzioni, anche in collaborazione con altre associazioni e società scientifiche.
Sono state inviate lettere ai sindaci delle città monitorate, agli Ordini dei medici e ad altre istituzioni, tra cui Agenzie ambientali e Ministeri, per richiamare l’attenzione sui risultati del monitoraggio e sollecitare interventi.
Nel corso del 2026 nuove comunicazioni hanno interessato, tra le altre, Firenze, Padova, Roma, Trento, Venezia e Verona.
In alcuni casi le iniziative hanno portato a risposte delle amministrazioni e occasioni di confronto, mostrando come i dati scientifici possano rappresentare un punto di partenza per il dialogo sulle politiche locali.
Il metodo del progetto si articola quindi in quattro passaggi: misurare, interpretare, comunicare e intervenire.
La nuova direttiva europea: il 2030 è una scadenza decisiva
Una parte della relazione è stata dedicata alla direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria e al suo recepimento nell’ordinamento italiano.
La nuova normativa prevede valori limite più rigorosi per i principali inquinanti atmosferici, avvicinando gli standard europei alle raccomandazioni dell’OMS, pur senza raggiungerne pienamente i livelli.
Il recepimento in Italia è attualmente in corso. Lo schema di decreto legislativo è stato approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri nell’agosto 2026 e trasmesso al Parlamento come Atto del Governo n. 435. Il termine europeo per il recepimento è fissato all’11 dicembre 2026.
ISDE Italia ha partecipato al confronto istituzionale attraverso un’audizione presso l’8ª Commissione del Senato, nella quale Laura Reali, presidente di ISDE Roma e Lazio e componente della Giunta esecutiva nazionale, ha sottolineato la necessità di mettere la tutela della salute e la riduzione dell’esposizione agli inquinanti al centro del provvedimento.
Tra gli elementi innovativi della normativa figura l’introduzione di obblighi di riduzione dell’esposizione media della popolazione al PM2,5 e al biossido di azoto, misurata attraverso un indicatore specifico basato sulle concentrazioni rilevate nelle stazioni di fondo urbano.
Si tratta di un passaggio importante: oltre a rispettare i valori limite, le politiche pubbliche dovranno perseguire una progressiva riduzione dell’esposizione complessiva della popolazione.
Particolare attenzione dovrà essere posta alla scelta delle stazioni utilizzate per calcolare gli indicatori, perché da essa dipenderanno anche gli obiettivi di riduzione attribuiti alle diverse Regioni e Province autonome.
La direttiva consente inoltre, in presenza di condizioni specifiche e adeguatamente motivate, di prorogare fino al 2040 il termine per il rispetto di alcuni nuovi valori limite. Tali proroghe, tuttavia, non saranno automatiche e richiederanno la dimostrazione dell’impossibilità di raggiungere prima gli obiettivi, insieme alla definizione delle misure necessarie.
Per ISDE diventa quindi essenziale vigilare affinché le possibilità di rinvio non si traducano in un rallentamento delle politiche di prevenzione.
“Cambiamo Aria” proseguirà nel 2027
Nel corso dell’intervento Bortolotti e Talluri hanno confermato la volontà di proseguire il progetto anche nel 2027, rafforzandone il ruolo di monitoraggio e di stimolo alle politiche pubbliche.
Per sostenere questa nuova fase è stata presentata una proposta di finanziamento al Clean Air Fund, finalizzata ad ampliare le attività e consolidare le collaborazioni con altre associazioni, tra cui Clean Cities Campaign, Cittadini per l’Aria, Torino Respira e Legambiente.
La prosecuzione del monitoraggio sarà accompagnata dall’intenzione di rafforzare le iniziative di advocacy nei confronti delle istituzioni e dalla sensibilizzazione del mondo sanitario, anche attraverso specifiche attività formative.
Un obiettivo prioritario sarà seguire da vicino il recepimento e l’attuazione della nuova direttiva europea, verificando come i nuovi obblighi saranno tradotti in misure concrete di riduzione dell’inquinamento.
Cinque proposte per coinvolgere le sezioni ISDE
Per rendere più efficace il lavoro nei territori, la relazione ha presentato cinque proposte operative da discutere e condividere con le sezioni dell’Associazione.
La prima consiste nell’individuare un referente locale per le questioni riguardanti qualità dell’aria e salute. La seconda prevede la segnalazione sistematica di criticità ambientali, nuove misure e situazioni rilevanti.
La terza punta a rafforzare il dialogo con Comuni, Regioni, Agenzie ambientali e Ordini dei medici, mentre la quarta riguarda la comunicazione dei risultati attraverso iniziative e comunicati locali.
Infine, viene proposta una maggiore condivisione delle esperienze e delle risposte ottenute dalle amministrazioni, affinché le attività delle singole sezioni possano contribuire al lavoro della rete nazionale.
Dalla conoscenza alla prevenzione
Il bilancio presentato al Congresso mostra come “Cambiamo Aria” abbia costruito, attraverso la collaborazione tra ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign, un sistema capace di integrare monitoraggio ambientale, comunicazione scientifica e iniziativa istituzionale.
La sfida per il futuro sarà rendere questo lavoro sempre più incisivo, passando dalla documentazione delle criticità alla verifica degli interventi adottati per ridurre l’esposizione della popolazione.
La qualità dell’aria non è soltanto una questione ambientale, ma una priorità di salute pubblica. I dati disponibili indicano che i miglioramenti registrati non sono ancora sufficienti e che la nuova normativa europea deve rappresentare un’opportunità per accelerare le politiche di prevenzione.
È su questo terreno che “Cambiamo Aria” intende proseguire il proprio impegno nel 2027: trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti di partecipazione e decisioni concrete, per rendere più salubri le città italiane.
Fonte: Paolo Bortolotti e Marco Talluri, «Cambiamo Aria: passato, presente e futuro», Congresso nazionale ISDE Italia 2026, Sansepolcro, 23-25 ottobre 2026.
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