Skip to main content

ISDE Italia è intervenuta oggi, 16 settembre, nell’audizione dell’8ª Commissione del Senato sull’Atto del Governo n. 435, relativo al recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria. Al centro del contributo dell’Associazione Medici per l’Ambiente la necessità di rafforzare il decreto mettendo la tutela della salute e la riduzione dell’esposizione della popolazione agli inquinanti al centro delle politiche per l’aria.

A rappresentare ISDE Italia nell’audizione è stata Laura Reali, pediatra e componente della Giunta nazionale dell’Associazione, che ha ricordato come il recepimento della direttiva europea non costituisca soltanto un adempimento ambientale, ma rappresenti un vero e proprio intervento di prevenzione primaria. (La registrazione dell’audizione)

L’esperienza maturata attraverso il progetto nazionale “Cambiamo Aria” promosso da ISDE in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities, che dal gennaio 2025 monitora la qualità dell’aria nelle principali città italiane, mostra infatti valori superiori alle soglie anche al di fuori della Pianura Padana. L’inquinamento atmosferico continua a determinare importanti conseguenze sanitarie e morti premature.

Particolare attenzione è stata richiamata sulla salute dei bambini. Gli effetti dell’inquinamento non riguardano soltanto le patologie respiratorie e cardiovascolari, ma possono interferire anche con lo sviluppo complessivo e neurologico. La vulnerabilità comincia già durante la vita fetale, attraverso l’esposizione materna, e prosegue nell’infanzia e nell’adolescenza, fasi nelle quali gli organi sono ancora in sviluppo.

Misurare l’esposizione reale della popolazione

Una delle richieste centrali avanzate da ISDE riguarda il passaggio da una valutazione basata prevalentemente sui superamenti registrati dalle centraline a una conoscenza più precisa dell’esposizione effettiva della popolazione.

Gli indicatori di esposizione media relativi al PM2,5 e al biossido di azoto (NO₂) dovrebbero essere pubblici, comprensibili e confrontabili nel tempo, indicando, quando i dati lo consentono, anche una stima della popolazione interessata dai diversi livelli di esposizione.

ISDE richiama inoltre il rischio che medie calcolate su territori troppo ampi finiscano per nascondere situazioni locali particolarmente critiche, come quelle presenti in alcuni agglomerati urbani o nelle aree caratterizzate da importanti sorgenti emissive, comprese le zone industriali e portuali. Per questo viene proposta, in presenza di significative differenze nell’esposizione, la possibilità di articolare le Unità territoriali di esposizione media (UTEM) a livello sub-regionale secondo criteri nazionali uniformi.

Più salute nei piani per la qualità dell’aria

Altro punto qualificante della proposta riguarda una maggiore integrazione strutturale fra politiche ambientali e sanitarie. ISDE chiede che i piani per la qualità dell’aria comprendano una specifica sezione dedicata agli effetti sanitari dell’inquinamento e ai benefici attesi dalle misure adottate, con il coinvolgimento delle strutture competenti del Servizio sanitario nazionale.

Particolare priorità dovrebbe essere attribuita alle popolazioni più vulnerabili e alle aree maggiormente inquinate, con attenzione ai luoghi frequentati da bambini, anziani e persone fragili: scuole, servizi per l’infanzia, ospedali e strutture sanitarie e sociosanitarie.

Tabelle di marcia verificabili e proroghe solo eccezionali

Nel documento tecnico consegnato al Senato ISDE propone inoltre di rafforzare le tabelle di marcia previste per raggiungere i nuovi valori limite. Per le principali misure dovrebbero essere indicati chiaramente responsabili, risorse, tempi di attuazione, risultati attesi e obiettivi intermedi, verificando periodicamente l’avanzamento.

Le eventuali proroghe dovrebbero avere carattere eccezionale, essere adeguatamente motivate e accompagnate da documentazione pubblica. L’obiettivo è evitare che possano diventare uno strumento per compensare ritardi nell’attuazione delle misure già programmate.

ISDE sottolinea anche la necessità di garantire risorse finanziarie, professionali e strumentali adeguate al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, alle Agenzie regionali e provinciali e alle strutture sanitarie coinvolte nei nuovi compiti. L’invarianza finanziaria prevista rischia, secondo la nota presentata, di indebolire l’effettività del recepimento.

«Il 2030 non è il punto di arrivo»

I nuovi valori limite europei previsti per il 2030 costituiscono un significativo passo avanti, ma restano ancora distanti, per alcuni inquinanti, dai livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Per ISDE il decreto dovrebbe quindi orientare progressivamente le politiche nazionali e territoriali verso i valori indicati dalle linee guida OMS.

La questione posta dall’Associazione al legislatore può essere sintetizzata nella domanda con cui si conclude il contributo tecnico: «Quante persone respirano aria inquinata, quanto sono esposte e quanto stiamo riducendo questa esposizione?».

L’obiettivo del recepimento della direttiva, sottolinea ISDE, non può essere soltanto migliorare gli indicatori ambientali, ma deve tradursi nella riduzione del numero di persone – e soprattutto di bambini – che si ammalano a causa dell’aria che respirano.

Il documento consegnato alla Commissione e condiviso con Kyoto Club, Cittadini per l’Aria, Transport & Environment, Clean Cities e Torino Respira.