Il mondo sanitario e civile lancia un appello contro il rischio che il Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo trasformi la tutela della salute delle persone migranti in uno strumento di controllo, selezione e trattenimento. Il documento, pubblicato da ASGI e sottoscritto da numerose organizzazioni sanitarie, giuridiche e umanitarie, denuncia l’entrata in vigore, il 12 giugno 2026, delle nuove norme europee e del Decreto-Legge n. 100/2026, che introducono procedure di screening, trattenimento e confinamento alla frontiera in “luoghi specifici”.
Secondo i firmatari, gli screening sanitari dovrebbero servire a individuare tempestivamente bisogni di salute e condizioni di vulnerabilità, ma rischiano invece di diventare parte integrante delle procedure di controllo migratorio. In questo modo il personale sanitario potrebbe essere posto in una condizione di “doppia lealtà”: da un lato il dovere di cura verso la persona, dall’altro l’utilizzo delle valutazioni cliniche per decisioni amministrative che possono incidere sulla libertà personale, sul trattenimento o sull’espulsione.
L’appello critica in particolare la possibilità che visite e valutazioni sanitarie vengano svolte in spazi legati alla Pubblica Sicurezza, come questure o uffici di polizia. Per i firmatari, una valutazione clinica corretta richiede privacy, fiducia, condizioni igieniche adeguate, mediazione linguistico-culturale e assenza di elementi coercitivi. La sovrapposizione tra cura e controllo rischia di allontanare le persone vulnerabili dai servizi sanitari, indebolendo anche le strategie di prevenzione e salute pubblica.
Un altro punto centrale riguarda la valutazione delle vulnerabilità, in particolare per persone sopravvissute a tortura, vittime di violenza, persone con disturbi post-traumatici, minori e soggetti con fragilità psicosociali. Il documento avverte che queste condizioni non possono essere accertate con procedure rapide, impersonali o affidate a personale non specializzato, né tantomeno ridotte a una formalità amministrativa collegata ai percorsi di frontiera, trattenimento o rimpatrio.
Le organizzazioni chiedono quindi al Ministero della Salute, alle Regioni, alle ASL, agli Ordini professionali e alle società scientifiche di garantire l’autonomia della funzione sanitaria, impedire che le schede cliniche siano usate per finalità di controllo migratorio, rifiutare protocolli che prevedano attività cliniche negli uffici di pubblica sicurezza, assicurare personale qualificato e mediatori indipendenti, tutelare il consenso informato, il segreto professionale e la protezione dei dati sanitari. Viene inoltre chiesta l’esclusione della detenzione per bambini, famiglie e persone vulnerabili.
Tra i firmatari figurano, tra gli altri, SIMM, ASGI, PICUM, Medici Senza Frontiere Italia, Emergency, Medici con l’Africa Cuamm, MEDU, Medici del Mondo Italia, Medicina Democratica, Psichiatria Democratica e numerose realtà impegnate nella tutela dei diritti umani e della salute delle persone migranti.
