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di Giovanni Ghirga (Comitato scientifico ISDE Italia)

Parrucchiere e tumore al seno (testo con a capo rimossi)

Parrucchiere, tinture permanenti e rischio di carcinoma mammario:  quale esposizione è più plausibile?    

Nelle parrucchiere il possibile rischio oncologico non può essere attribuito  realisticamente a una singola molecola, ma a una esposizione professionale  complessa, ripetuta e cumulativa a miscele di prodotti: tinture  permanenti/ossidative, decoloranti, permanenti, liscianti chimici, shampoo,  balsami, fissanti, spray e vapori o aerosol generati durante le procedure. Se la  domanda è posta in forma sintetica: “A quale sostanza sono esposte le  parrucchiere che può aumentare il rischio di cancro al seno?”

La risposta più  corretta è: ammine aromatiche presenti o derivate dalle tinture permanenti, con  particolare attenzione a orto-toluidina, meta-toluidina e 4-aminobifenile.¹⁻⁵

Se  si includono anche i prodotti liscianti/stiranti, va aggiunta la formaldeide o  sostanze che possono rilasciarla durante il trattamento a caldo.³,⁶,¹¹,¹²        

La classificazione IARC dell’esposizione professionale delle parrucchiere è  storicamente rilevante: questa esposizione è classificata come probabilmente  cancerogena per l’essere umano, ma il razionale epidemiologico più robusto  riguarda soprattutto il carcinoma della vescica, non il carcinoma della  mammella.¹,²

Questo punto è essenziale per evitare una conclusione eccessiva:  ad oggi, il lavoro di parrucchiera e le tinture per capelli non possono essere  presentati come fattori di rischio accertati di carcinoma mammario. Possono  però essere considerati una fonte di esposizioni biologicamente plausibili e  meritevoli di prevenzione, soprattutto quando l’esposizione è professionale,  frequente, cutanea e inalatoria.²,³,⁸        

Il nucleo tossicologico più solido riguarda le ammine aromatiche. Queste  sostanze sono state utilizzate come intermedi nelle formulazioni storiche delle  tinture permanenti e alcune hanno proprietà mutagene o cancerogene. Il  National Cancer Institute ricorda che, dalla metà/fine degli anni settanta, i  produttori modificarono le formulazioni delle tinture permanenti per eliminare  alcuni composti cancerogeni usati come intermedi; questo introduce un  importante bias temporale: gli studi epidemiologici osservano oggi tumori che  possono riflettere esposizioni avvenute decenni fa, con prodotti chimicamente  diversi da quelli attuali.³ Questa eterogeneità delle formulazioni contribuisce a  spiegare perché la letteratura epidemiologica sia non sempre coerente.        

La plausibilità biologica è rafforzata da studi di biomonitoraggio. In  parrucchiere non fumatrici sono stati misurati addotti emoglobinici di ammine  aromatiche; all’interno del gruppo delle parrucchiere, gli addotti di orto- toluidina e meta-toluidina aumentavano in relazione ad alcuni trattamenti con  tinture permanenti o ossidative.⁴ Inoltre, derivati aminobifenilici, incluso il 4- aminobifenile, sono stati identificati in campioni commerciali di tinture per  capelli.⁵ Questi dati non dimostrano di per sé un nesso causale con il carcinoma  mammario, ma spiegano perché le tinture permanenti siano considerate una  fonte di esposizione tossicologicamente rilevante. 

      Per il carcinoma mammario, l’evidenza epidemiologica resta eterogenea.  Alcuni studi prospettici hanno osservato associazioni tra uso di tinture  permanenti o liscianti chimici e rischio di carcinoma mammario. Nella Sister  Study, l’uso personale di tinture permanenti è risultato associato a un  incremento del rischio, più marcato nelle donne di colore rispetto alle donne  bianche e l’uso di liscianti chimici è risultato associato ad un aumento del  rischio, soprattutto con uso più frequente.⁶ Tuttavia, altri grandi studi, come le  Nurses’ Health Study, hanno riportato risultati complessivamente più  rassicuranti per la maggior parte dei tumori, pur segnalando possibili segnali  per alcuni sottotipi, da confermare.⁷ La conclusione corretta è quindi: segnale  possibile, non prova definitiva.        

Rimane inoltre importante distinguere nettamente uso personale ed  esposizione professionale. L’uso personale è in genere intermittente e  prevalentemente cutaneo sul cuoio capelluto; l’esposizione delle parrucchiere è  invece quotidiana o quasi quotidiana, coinvolge le mani, può avvenire durante  miscelazione e applicazione, include inalazione di vapori e aerosol e comporta  un’esposizione simultanea a molte sostanze.³,⁸ Il concetto di “effetto cocktail” è  quindi centrale: nel salone non si incontra una sola molecola, ma una miscela  dinamica di coloranti, ossidanti, solventi, profumi, conservanti, liscianti,  composti volatili e sostanze biologicamente attive.        

Un ulteriore elemento di plausibilità riguarda gli interferenti endocrini. In  questo ambito, l’evidenza citata riguarda in particolare alcuni prodotti cosmetici  per capelli studiati in popolazioni specifiche, soprattutto donne di colore, nelle  quali l’uso di determinate categorie di prodotti risulta più frequente. Diversi  prodotti per capelli e cosmetici possono contenere o veicolare sostanze con  attività endocrina o sospetta attività endocrina, tra cui ftalati, parabeni,  fenoli/bisfenoli, fragranze e altri composti.⁹,¹⁰ A differenza delle ammine  aromatiche, il loro interesse non riguarda primariamente la formazione diretta  di addotti al DNA, ma la possibile interferenza con vie ormono-dipendenti,  particolarmente rilevanti per un tumore come il carcinoma mammario. Anche in  questo caso la formulazione deve essere prudente: gli interferenti endocrini non  dimostrano da soli causalità mammaria, ma rafforzano la plausibilità biologica  di una esposizione professionale complessa.        

I prodotti liscianti/relaxer meritano un paragrafo specifico. Alcuni  trattamenti liscianti o “smoothing” possono contenere formaldeide, formalin,  methylene glycol o altri composti capaci di rilasciare formaldeide, soprattutto  durante il trattamento a caldo.¹¹,¹² La formaldeide va citata come agente  cancerogeno e irritante rilevante per la salute occupazionale del salone, ma con  prudenza rispetto alla mammella: non deve essere presentata come causa  specificamente dimostrata di carcinoma mammario. È più corretto considerarla  parte di un profilo di esposizione professionale in cui coesistono agenti  genotossici, irritanti, volatili e sostanze endocrino-attive. 

      Va inoltre considerata una dimensione socio-epidemiologica. I prodotti  liscianti/relaxer sono stati storicamente e culturalmente utilizzati più  frequentemente da donne di colore. Inoltre, in diverse ricerche e in alcuni  contesti sono state documentate differenze nelle tipologie di prodotti, nelle  formulazioni e nei biomarcatori di esposizione.⁶,⁹,¹⁰ Questo non va interpretato  come una differenza biologica innata di suscettibilità, ma come una possibile  disparità di esposizione legata a pratiche cosmetiche, marketing, disponibilità  dei prodotti e contesti sociali.        

In conclusione, la sintesi scientificamente più solida è che, nelle parrucchiere,  il possibile aumento del rischio mammario è più plausibilmente collegato a  esposizioni ripetute a tinture permanenti/ossidative e prodotti liscianti, con le  ammine aromatiche già richiamate, in particolare orto-toluidina, meta-toluidina  e 4-aminobifenile, come candidati principali e con formaldeide e interferenti  endocrini come ulteriori componenti della miscela professionale. La  formulazione da evitare è: “questa professione causa il cancro al seno”. La  formulazione corretta è: “questa è una esposizione professionale complessa,  biologicamente plausibile, con evidenza epidemiologica non conclusiva per la  mammella ma sufficiente a giustificare prevenzione e riduzione  dell’esposizione.”    

Nota pratica di prevenzione        

Le misure preventive più ragionevoli sono: uso sistematico di guanti adeguati  durante miscelazione, applicazione e risciacquo; riduzione del contatto cutaneo  con capelli appena tinti o trattati; ventilazione efficace del salone; aspirazione  localizzata quando possibile; scelta di prodotti con composizione più  trasparente; limitazione dei liscianti che contengono o rilasciano formaldeide;  formazione delle lavoratrici sui rischi chimici e lettura delle schede di sicurezza.  

Queste misure non richiedono di attendere una prova causale definitiva per ogni  singolo tumore, perché si fondano sul principio di riduzione ragionevole di  esposizioni professionali ripetute e potenzialmente pericolose.³,⁴,⁸,¹¹,¹²    

Bibliografia    

1. IARC Working Group on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans.  Occupational Exposures of Hairdressers and Barbers and Personal Use of  Hair Colourants; Some Hair Dyes, Cosmetic Colourants, Industrial Dyestuffs  and Aromatic Amines. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic  Risks to Humans. 1993;57. Lyon: International Agency for Research on  Cancer.  

2. International Agency for Research on Cancer. List of classifications by  cancer sites with sufficient or limited evidence in humans, IARC Monographs  Volumes 1–141. Lyon: International Agency for Research on Cancer.  Accessed 2 July 2026. 

3. National Cancer Institute. Hair Products and Cancer Risk. National Cancer  Institute. Updated 1 December 2022. Accessed 2 July 2026.  

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5. Turesky RJ, Freeman JP, Holland RD, Nestorick DM, Miller DW,  Ratnasinghe DL, Kadlubar FF. Identification of aminobiphenyl derivatives  in commercial hair dyes. Chem Res Toxicol. 2003;16(9):1162-1173.  doi:10.1021/tx030029r.  

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7. Zhang Y, Birmann BM, Han J, Giovannucci EL, Speizer FE, Stampfer MJ,  Rosner BA, Schernhammer ES. Personal use of permanent hair dyes and  cancer risk and mortality in US women: prospective cohort study. BMJ.  2020;370:m2942. doi:10.1136/bmj.m2942.  

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9. Helm JS, Nishioka M, Brody JG, Rudel RA, Dodson RE. Measurement of  endocrine disrupting and asthma-associated chemicals in hair products  used by Black women. Environ Res. 2018;165:448-458.  doi:10.1016/j.envres.2018.03.030.  

10. Schildroth S, Geller RJ, Wesselink AK, Lovett SM, Bethea TN, Claus Henn B,  et al. Hair product use and urinary biomarker concentrations of non- persistent endocrine disrupting chemicals among reproductive-aged  Black women. Chemosphere. 2024;361:142442.  doi:10.1016/j.chemosphere.2024.142442.  

11. Occupational Safety and Health Administration. Hair Salons: Facts about  Formaldehyde in Hair Products. OSHA.  12. US Food and Drug Administration. Hair Smoothing Products That Release  Formaldehyde When Heated. FDA. Updated 15 October 2024.