
Si è svolto sabato 15 novembre 2025, nella sede dell’Ordine dei Medici di Lucca, l’evento formativo “Ambiente e salute: l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana”, una mattinata di approfondimento rivolta ai professionisti sanitari e centrata sulle evidenze scientifiche, sui dati locali e sul ruolo attivo della professione medica nella tutela della salute pubblica.
L’iniziativa, organizzata dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Lucca, ha visto la partecipazione di epidemiologi, ricercatori ed esperti ambientali, con interventi introdotti dal Presidente dell’Ordine dei Medici di Lucca, Luigi Vasco Nardi, e moderati da Barbara Canari Venturi e Piera Banti.
Roberto Romizi, Presidente di Isde Italia, nel suo intervento, “Il ruolo dei medici nella promozione della salute e dell’ambiente”, ha offerto una panoramica chiara e incisiva sulle connessioni tra crisi ambientale, rischi sanitari e responsabilità professionale della categoria medica. Partendo dai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – secondo cui il 23% delle morti globali è legato a fattori ambientali modificabili – Romizi ha evidenziato come il medico, oggi più che mai, debba ampliare il proprio mandato: non solo prevenzione, diagnosi e cura, ma anche capacità di leggere gli scenari globali (globalizzazione, industrializzazione, cambiamenti climatici, perdita di biodiversità) e di intervenire in difesa della salute collettiva. Il relatore ha richiamato il principio di responsabilità e quello di precauzione, ricordando casi emblematici come amianto e PFAS, dove ritardi, omissioni o distorsioni dell’evidenza scientifica hanno prodotto danni gravissimi alla popolazione. Da qui l’importanza dell’advocacy: i medici, singoli e organizzati, devono sostenere politiche orientate alla riduzione dell’inquinamento e alla protezione ambientale, dialogare con istituzioni e cittadini, contribuire all’allineamento delle normative ai valori raccomandati dall’OMS. La salute del pianeta – ha sottolineato Romizi – è la nuova frontiera della professione, nel solco dell’approccio One Health e Planetary Health, che riconoscono l’interdipendenza tra ecosistemi, società e benessere umano. La neutralità politica non può coincidere con il silenzio: difendere la salute significa prendere posizione contro le cause ambientali della malattia. Come ha ricordato, “tutti gli uomini sono responsabili dell’ambiente, ma i medici lo sono due volte”.
Giovanni Viegi, già Direttore dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, ha presentato un ampio panorama di studi scientifici che hanno prodotto evidenze chiare degli effetti dell’inquinamento atmosferico nel determinare l’insorgere e/o l’aggravarsi di malattie di vario genere, da quelle cardiache a quelle tumorali. [La presentazione non è disponibile per motivi di copyright legato alle pubblicazioni citate]
Fabrizio Bianchi, epidemiologo dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, ha centrato il suo intervento su un nodo spesso trascurato nel dibattito pubblico: che cosa intendiamo quando parliamo di “impatto” dell’inquinamento sulla salute. Nelle sue slide ha chiarito la differenza tra rischio assoluto, rischio relativo e rischio attribuibile, mostrando come la Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) utilizzi questi indicatori per quantificare non solo i danni già osservati, ma soprattutto i casi futuri che potrebbero essere evitati riducendo l’esposizione agli inquinanti .
Bianchi ha illustrato come il calcolo dei “casi attribuibili” richieda quattro elementi fondamentali – tasso di mortalità/morbilità, popolazione esposta, concentrazione dell’inquinante e funzione concentrazione-risposta – e come il risultato dipenda fortemente da una corretta scelta dei parametri, in particolare nei territori già caratterizzati da un elevato background di inquinamento. Attraverso esempi tratti da valutazioni condotte in Italia (come Taranto o Capannori), ha mostrato come piccoli incrementi di concentrazione non siano affatto trascurabili in popolazioni che respirano da anni aria inquinata.
Il messaggio centrale del suo contributo è stato netto: l’inquinamento atmosferico incide in modo misurabile sul carico di malattie e decessi, e la VIS è un potente strumento preventivo, riconosciuto anche dal sistema normativo italiano, per stimare quanti casi di malattia possano essere evitati riducendo gli inquinanti. Non è solo un esercizio tecnico, ma un supporto diretto alla tutela della salute pubblica e alle decisioni politiche. “La VIS – ha ricordato Bianchi – guarda la luna, non il dito: non conta solo la ‘goccia’ di emissioni aggiuntive o ridotte, ma il ‘bicchiere’ già colmo dell’esposizione pregressa”.
Nel suo intervento “Che aria si respira in provincia di Lucca?” Marco Talluri – comunicatore scientifico e membro della redazione ISDEnews – dopo aver illustrato le caratteristiche e le fonti dei principali inquinanti atmosferici, nonché il sistema di monitoraggio da parte delle agenzie ambientali e dove è possibile consultare i dati sempre aggiornati, ha illustrato un quadro dettagliato della qualità dell’aria nel territorio, analizzando le serie storiche di PM10, PM2.5 e biossido di azoto delle stazioni ARPAT di Viareggio, San Concordio, Capannori, Carignano, Fornoli e Micheletto. Le slide hanno documentato:

- trend pluriennali ancora distanti dai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS 2021);
- diversi superamenti delle nuove soglie giornaliere introdotte dalla Direttiva Europea 2881/2024;
- il quadro regionale e nazionale delle emissioni, con richiamo al modello DPSIR per interpretare pressioni, stato e risposte politiche.
Talluri ha inoltre presentato i risultati del monitoraggio mensile condotto da ISDE, Clean Cities Campaign e Kyoto Club in 27 città italiane, sottolineando l’urgenza di anticipare i limiti più restrittivi fissati dalla nuova Direttiva Europea sulla qualità dell’aria (UE 2024/2881), che entreranno in vigore nel 2030.
La relazione “Quali soluzioni per l’inquinamento atmosferico e come migliorare l’aria che respiriamo”, è stata tenuta da Elisabetta Chellini, medico epidemiologo, che ha centrato il suo intervento sul ruolo strategico dei professionisti sanitari. Dalle sue slide sono emersi tre livelli fondamentali di impegno:

- Advocacy e responsabilità professionale. I medici possono sostenere interventi efficaci per ridurre le fonti emissive, collaborare con enti e amministrazioni e contribuire alla diffusione di informazioni evidence-based. Numerosi esempi – dal monitoraggio civico nel post-crollo di Ponte Morandi ai progetti di citizen science nella Valle del Serchio – mostrano come l’azione sanitaria possa incidere concretamente sulle politiche ambientali.
- Educazione dei pazienti e della comunità. Fornire indicazioni chiare e personalizzate sulle attività all’aperto, sui rischi legati all’ozono e agli altri inquinanti, sulle buone pratiche di mobilità sostenibile e sugli effetti dell’attività fisica in contesti inquinati.
- Tutela delle persone con patologie: Ha richiamato le evidenze scientifiche sugli effetti a breve e lungo termine dell’esposizione agli inquinanti, citando le valutazioni IARC e gli studi internazionali più recenti. Ha inoltre illustrato strumenti di mitigazione indoor per i pazienti più fragili, come purificatori d’aria, maschere FFP2/N95 e strategie di riduzione dell’esposizione.
