L’anteprima nazionale di “Radioactive: The Women of Three Mile Island”, il 26 ottobre a Roma, ha offerto l’occasione per discutere di salute, sicurezza e scelte energetiche. Al centro, le testimonianze delle comunità e la richiesta di valutare le promesse del nuovo nucleare sulla base di evidenze verificabili.

La storia delle donne che hanno sfidato l’industria nucleare dopo l’incidente di Three Mile Island è arrivata a Roma, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati. Lunedì 26 ottobre 2026, l’incontro dedicato all’anteprima nazionale del documentario Radioactive: The Women of Three Mile Island ha collegato la memoria dell’incidente al dibattito sulle prospettive energetiche italiane.
L’appuntamento, in programma dalle 15 alle 19 nella sede di via di Campo Marzio, è stato promosso nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione sul nucleare della Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà (WILPF Italia), sostenute dall’Otto per mille dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia. Il programma prevedeva le introduzioni del deputato del Movimento 5 Stelle Enrico Cappelletti e di Patrizia Sterpetti, segretaria e responsabile dei progetti sul nucleare di WILPF Italia, la presentazione del film da parte della regista Heidi Hutner e gli interventi di Amanda M. Nichols e Giuseppe Onufrio, già direttore esecutivo di Greenpeace Italia. A seguire, il confronto con esperti, associazioni ambientaliste e rappresentanti politici.
Un documentario dalla parte delle comunità
Diretto da Heidi Hutner, docente alla Stony Brook University e studiosa di ambiente e questioni di genere, il film ricostruisce le vicende di quattro madri diventate attiviste dopo l’incidente del 1979, di due avvocate impegnate nella battaglia giudiziaria della comunità fino alla Corte Suprema statunitense e di una giovane giornalista coinvolta nelle conseguenze dell’emergenza. Nel documentario compare anche Jane Fonda.
Il racconto mette in primo piano la ricerca di informazioni, la richiesta di riconoscimento delle esperienze vissute e il rapporto diseguale fra cittadini, industria e istituzioni. La prospettiva è quella delle donne che hanno cercato di proteggere le proprie famiglie e di ottenere risposte sulle conseguenze dell’incidente. È questo il legame più forte con il confronto romano: il diritto delle comunità a essere ascoltate e a partecipare alle decisioni che riguardano salute e territorio.
La salute lungo tutto il ciclo nucleare
Nell’intervento di Amanda M. Nichols, ricercatrice del Generational Radiation Impact Project, la questione delle esposizioni è stata affrontata oltre il solo scenario incidentale. Il richiamo ha riguardato i test nucleari, l’estrazione e la lavorazione dell’uranio, il ciclo del combustibile e i depositi dei rifiuti radioattivi.
Nichols ha sottolineato la dimensione sovranazionale della contaminazione e la persistenza di alcuni radionuclidi, chiedendo di considerare le nuove esposizioni anche alla luce della storia ambientale dei territori. Ha distinto l’esposizione esterna dall’incorporazione di sostanze radioattive attraverso aria, acqua e alimenti, sostenendo la necessità di prestare maggiore attenzione a queste ultime vie.
Un punto centrale ha riguardato le differenze di vulnerabilità. La relatrice ha chiesto una protezione capace di considerare specificamente donne, bambine e bambini, insieme alle condizioni di residenza, alimentazione, lavoro e situazione socioeconomica. Nel confronto hanno trovato spazio anche la sofferenza psicologica e le conseguenze sulle relazioni familiari e sulla vita delle comunità.
La discussione ha toccato inoltre le esposizioni prolungate a basse dosi, richiamando la ricerca internazionale INWORKS sui lavoratori del settore nucleare. I risultati sono stati presentati nel dibattito come motivo per chiedere maggiore prudenza nella stima del rischio: l’assenza di un grande incidente, hanno osservato i partecipanti, non esaurisce la valutazione sanitaria degli impianti.
Sicurezza e piccoli reattori: verificare le promesse
La testimonianza di Giorgio Ferrari, proveniente dall’esperienza della progettazione e del controllo degli impianti italiani, ha riportato l’attenzione sulle lezioni di Three Mile Island. L’incidente, ha ricordato, mise in evidenza carenze che imposero modifiche ai sistemi di salvaguardia e alle procedure anche in altri Paesi.
Da qui il richiamo all’indipendenza delle autorità di controllo e al valore delle procedure autorizzative: fasi nelle quali verificare i progetti, chiedere modifiche ed esaminare i piani di emergenza. Ferrari ha espresso preoccupazione per gli orientamenti diretti a comprimere i tempi delle valutazioni e per il rischio di ridurre lo spazio di un esame nazionale autonomo.
Una parte del confronto ha riguardato i piccoli reattori modulari, indicati con l’acronimo inglese SMR. Gli interventi hanno contestato l’idea che una minore taglia possa eliminare automaticamente i problemi del combustibile, dei rifiuti radioattivi e delle possibili esposizioni.
È stata inoltre sottolineata la necessità di distinguere i diversi progetti spesso riuniti sotto l’espressione “nuova generazione”. Per ciascuno, secondo i relatori, occorre chiarire tecnologia, livello di sviluppo e prestazioni dimostrate. Anche la distanza fra prototipo e produzione in serie richiede attenzione: i vantaggi economici della modularità presuppongono filiere, ordinativi e autorizzazioni, oltre a un progetto consolidato.
Costi, tempi e priorità della transizione
Gli interventi economici hanno richiamato esperienze europee, soprattutto francesi e britanniche, per discutere ritardi, aumenti dei costi e necessità di sostegno pubblico. La richiesta emersa è stata di rendere espliciti gli oneri finanziari, le garanzie di remunerazione e i tempi che separano una decisione di investimento dall’effettiva produzione di elettricità.
Il confronto ha collegato questi aspetti all’evoluzione del sistema elettrico: con la crescita delle rinnovabili, hanno osservato i partecipanti, diventano centrali reti, accumuli e capacità di adattare domanda e produzione.
La povertà energetica ha infine riportato la discussione ai bisogni immediati delle famiglie e delle imprese. Efficienza degli edifici e dei processi produttivi, fonti rinnovabili e comunità energetiche sono state indicate come priorità per ridurre consumi evitabili, dipendenze e disuguaglianze.
Dall’incontro è emersa una posizione critica verso il rilancio nucleare e favorevole a concentrare gli sforzi su queste alternative. La vicenda raccontata da Radioactive ha dato una dimensione concreta alla richiesta conclusiva: scelte destinate a incidere per generazioni devono fondarsi su informazioni verificabili, controlli indipendenti e partecipazione delle comunità.
