La crisi dell’informazione è una minaccia per la salute pubblica: serve un approccio sistemico per difendere scienza, prevenzione e fiducia
La disinformazione non è più soltanto un problema di comunicazione: è una minaccia per la salute pubblica, per la sicurezza umana e per la tenuta democratica delle società. È questo il messaggio al centro del commento pubblicato su The Lancet, che annuncia la nascita di una nuova Commissione dedicata a ripensare il rapporto tra disinformazione, salute e sicurezza umana.
Secondo il documento, le Nazioni Unite e il World Economic Forum hanno identificato misinformazione e disinformazione tra i principali rischi globali, collocandole, nel breve periodo, al di sopra di minacce come eventi meteorologici estremi, conflitti armati tra Stati e insicurezza informatica. Un dato che mostra come la crisi dell’informazione sia ormai parte integrante delle grandi sfide sanitarie, ambientali e sociali del nostro tempo.
La pandemia di COVID-19 ha reso evidente la portata del fenomeno, ma non lo ha creato. Al contrario, ha accelerato una tendenza già in corso: la diffusione incontrollata di contenuti falsi o distorti attraverso i social media, oggi ulteriormente complicata dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, capace di produrre imitazioni sempre più realistiche di persone, eventi e dichiarazioni.
Le ricadute sulla salute sono profonde. La disinformazione può generare confusione, alimentare sfiducia, ostacolare l’adesione alle misure di prevenzione, compromettere programmi di sanità pubblica e indebolire il rapporto tra cittadini, istituzioni sanitarie e comunità scientifica. Il fenomeno ha riguardato in modo evidente i vaccini, la fluorazione dell’acqua e la crisi climatica, ma il problema è più ampio: nel tempo, la diffusione di false informazioni può erodere la fiducia nel metodo scientifico e favorire un rifiuto generalizzato delle evidenze.
Il commento sottolinea che le strategie finora adottate, dal fact-checking al debunking, pur importanti, non sono sufficienti di fronte alla scala e alla complessità del fenomeno. La disinformazione contemporanea non si limita infatti alla semplice contrapposizione tra vero e falso. Molte narrazioni che minano la salute e la sicurezza umana agiscono manipolando emozioni, paure e ansie collettive, polarizzando la società e alterando la percezione dei rischi.
Per questo, secondo The Lancet, servono nuovi strumenti interpretativi e nuove risposte. La Commissione intende analizzare i meccanismi attraverso cui misinformazione e disinformazione interagiscono con fiducia e sfiducia, condizionano la ricerca, ostacolano i programmi di salute pubblica e incidono concretamente sugli esiti sanitari.
Un punto centrale è la necessità di leggere il fenomeno in modo sistemico. La crisi dell’informazione non può essere separata da polarizzazione sociale, disuguaglianze, erosione dei diritti umani e delle libertà civiche, declino del benessere e fragilità dei sistemi sanitari. La percezione del rischio, inoltre, non si forma solo sulla base delle conoscenze scientifiche, ma viene amplificata o distorta attraverso reti sociali, contesti culturali, dinamiche politiche e ambienti digitali.
La nuova Commissione riunirà competenze provenienti da diversi ambiti: scienze del rischio, sicurezza, scienze sociali e politiche, matematica, informatica e sanità pubblica. L’obiettivo è costruire un quadro integrato per comprendere e contrastare le minacce informative che incidono sulla salute e sulla sicurezza umana, senza rinunciare alle opportunità positive offerte dalle nuove tecnologie.
Il tema riguarda da vicino anche il rapporto tra salute, ambiente e democrazia. La disinformazione climatica, la negazione dei rischi ambientali, la diffusione di dubbi infondati su prevenzione e sanità pubblica possono ritardare decisioni necessarie, indebolire la protezione delle comunità più vulnerabili e aumentare il carico di malattia. Per questo la qualità dell’informazione deve essere considerata un determinante di salute.
La sfida non è solo correggere le notizie false, ma ricostruire fiducia: nella scienza, nelle istituzioni, nei professionisti sanitari, nei processi democratici e nella capacità collettiva di affrontare rischi complessi. Una risposta efficace richiede trasparenza, alfabetizzazione scientifica, responsabilità delle piattaforme digitali, comunicazione pubblica chiara e partecipazione delle comunità.
La Commissione annunciata da The Lancet si propone quindi di fornire indicazioni utili a decisori politici, finanziatori, istituzioni sanitarie e soggetti impegnati nella tutela della salute pubblica. In un’epoca in cui informazioni distorte possono influenzare comportamenti individuali, scelte collettive e politiche pubbliche, proteggere la qualità dell’informazione significa proteggere la salute.
La crisi dell’informazione è una delle grandi sfide del XXI secolo. Affrontarla richiede lo stesso rigore con cui si affrontano le emergenze sanitarie, ambientali e sociali: prevenzione, ricerca, cooperazione, responsabilità pubblica e attenzione alle disuguaglianze. Perché senza fiducia nella conoscenza e senza un’informazione affidabile, anche le migliori evidenze scientifiche rischiano di non tradursi in azioni efficaci per la salute delle persone e del pianeta.
