La decisione della Federal Communications Commission (FCC) statunitense di autorizzare il lancio di Eärendil-1, il satellite dimostrativo della start-up Reflect Orbital, riaccende il dibattito sulle conseguenze ambientali e scientifiche della nuova corsa allo spazio. Il progetto prevede il test di uno specchio orbitale capace di riflettere la luce del Sole sulla Terra dopo il tramonto, con l’obiettivo dichiarato di illuminare impianti fotovoltaici, aree di emergenza, cantieri e infrastrutture.
Secondo l’astrofisica Patrizia Caraveo, però, la questione va ben oltre l’innovazione tecnologica. Se il prototipo avrà successo, Reflect Orbital punta infatti a realizzare una costellazione di decine di migliaia di satelliti riflettenti, con un potenziale impatto sull’intero pianeta. Astronomi, associazioni ambientaliste e ricercatori temono un aumento dell’inquinamento luminoso, effetti sugli ecosistemi, sulla fauna e sui ritmi circadiani di uomini e animali, oltre a gravi conseguenze per l’osservazione astronomica.
L’aspetto più controverso riguarda il vuoto normativo. Le autorizzazioni rilasciate dalla FCC valutano principalmente le comunicazioni radio e la sicurezza del satellite, ma non prevedono un’analisi degli impatti ambientali prodotti dalle attività nello spazio. Secondo Caraveo, il rischio è che decisioni con effetti globali vengano prese senza un adeguato quadro di governance internazionale.
Il caso degli specchi spaziali riapre quindi una questione destinata a diventare sempre più centrale: chi tutela il cielo notturno come patrimonio comune dell’umanità? Con la rapida crescita delle mega-costellazioni satellitari e dei nuovi progetti commerciali nello spazio, cresce anche l’urgenza di definire regole condivise che proteggano ricerca scientifica, biodiversità e salute pubblica.
Fonte: Scienza in Rete – “Via libera agli specchi spaziali: chi difenderà il cielo notturno?” di Patrizia Caraveo.
