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di Antonella Litta, medico di medicina generale, specialista in Reumatologia, referente nazionale ISDE per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall’inquinamento delle acque ad uso umano.
[in copertina: Acqua, l’energia della vita – SNPA – foto di Elisabetta Geninatti]

La crisi climatica sta accentuando drammaticamente anche la sempre minore disponibilità di acqua dolce. Nel mondo oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e questo compromette fortemente il loro stato di salute in termini di malattia e morte e segna in modo violento e autoritario i rapporti sociali ed economici. La sempre minore disponibilità di acqua dolce produce infatti conflitti, come per l’accaparramento di altre risorse: gas, petrolio, metalli pregiati e rari, territori. 

L’accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità per tutti, sono quindi le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano, in condizioni di Pace e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini e delle generazioni future. 

L’acqua pulita e salubre è una condizione fondamentale per la salute perché noi siamo l’acqua che beviamo e quella che mangiamo, attraverso i cibi preparati con essa e gli alimenti nei quali essa è costituente preponderante. Siamo anche l’acqua che hanno bevuto le generazioni che ci hanno preceduto perché, in forma liquida, gassosa e solida, essa costituisce un ciclo idrogeologico chiuso nel quale gli inquinanti  possono penetrare e persistere.

L’assunzione di acqua contaminata rappresenta quindi un innegabile rischio per la salute di tutti e a maggior ragione per la salute dei bambini e specialmente nel periodo gestazionale a causa di sostanze che possono essere in essa contenute come i pesticidi, i metalli pesanti, microrganismi patogeni, tossine, PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), farmaci, microplastiche  e sempre nuovi e ancora sconosciuti microinquinanti.

L’articolo affronta le diverse problematiche legate alla sempre minore disponibilità di acqua dolce, il legame tra il suo inquinamento e malattie, la sua valenza simbolica, culturale e spirituale e offre una riflessione anche sulle modalità di tutela e protezione di questa preziosa e insostituibile matrice di vita a partire anche dall’impegno personale.


Introduzione

Per cominciare, torniamo indietro. Per Talete, filosofo del IV secolo avanti Cristo, l’acqua era il principio vitale di tutte le cose. Per i Romani era Salus Per Acquam da cui l’acronimo SPA, di moderna memoria che sta ad indicare anche luoghi termali dove l’acqua è la protagonista principale.

E sempre per rimanere in ambito latino, il poeta Ovidio nelle Metamorfosi scriveva al libro sesto versi 349-351 :  “…perché mi impedite di bere l’acqua: l’acqua è di tutti. La natura non cede a nessuno la proprietà del sole, dell’aria o dell’acqua: volevo niente di più che un bene comune…” preveggendo uno dei temi oggi più attuali ovvero quello dell’accesso all’acqua come bene comune da non mercificare.

In tutte le tradizioni spirituali poi l’acqua è associata a pratiche di purificazione e rinnovamento, basti pensare al rito del battesimo. Nell’Antico Testamento la parola majim, “acqua” è presente oltre 580 volte mentre l’equivalente greco hydor ritorna circa ottanta di volte nel Nuovo testamento.

La Bibbia si apre con la creazione della luce e dell’acqua (Genesi, 1, 3-10) e con le piogge e la canalizzazione delle sorgenti (Genesi, 2, 4-6) e si chiude con “un fiume d’acqua viva limpida come cristallo che scaturisce dal trono di Dio e dell’Agnello” (Apocalisse, 22, 1) Il Salmo 64 (65) ai versetti 10-11 “…Tu visiti la terra e la disseti, la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque; tu prepari il frumento per gli uomini.
Così prepari la terra: ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli….

Non di meno l’importanza e la sacralità dell’acqua in altre culture e sotto altre latitudini e longitudini. In arabo, urdu e indostano l’acqua si chiama ab abad raho è l’augurio di prosperità ed abbondanza. Il nome stesso dell’India deriva dal grande fiume Indo. Come non citare quindi alcuni versi dell’inno Acqua di Vita dell’antico Reg Veda del Reg Veda:

“ Acque, siete voi a darci la forza della vita … Acque- donate la vostra cura come un’armatura per il mio corpo, così che io possa vedere il sole per lungo tempo. Acque- portate via tutto ciò che in me si è guastato…”

Con questo inno si apre il testo “Le guerre dell’acqua” di Vandana Shiva, fisica ed economista indiana, da decenni illustre e qualificato punto di riferimento internazionale dei movimenti impegnati nella tutela dell’acqua e degli altri beni comuni.

E di rimando quindi alle lotte dei popoli indigeni dell’Amazzonia contro la deforestazione e l’inquinamento delle acque dei fiumi; inquinamento avvertito come una brutale ferita alla Madre Terra con la quale essi sono in una profonda relazione spirituale. Una relazione di rispetto e reciproca dipendenza; una relazione che ci dovrebbe fare da esempio e che ci ricorda che ogni 5 bicchieri di acqua che beviamo uno ci vene donato dalle acque dell’Amazzonia.

L’acqua è dunque un elemento fondamentale e insostituibile per la vita di tutto il pianeta e per quella di ogni essere umano. L’acqua dolce è una risorsa non illimitata, circa il 3% di tutta l’acqua presente sul pianeta e la sua richiesta crescerà ancora in modo significativo nei prossimi 20 anni.

Una risorsa quindi che deve essere protetta prima di tutto con una nuova cultura e una rinnovata consapevolezza individuale e collettiva della sua preziosa unicità, conoscendola più da vicino nei suoi molteplici e interconnessi aspetti.

1. Acqua, vita e salute: un rapporto indissolubile

Nel Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi, composto nel XIII secolo e primo testo poetico della letteratura italiana, si legge a proposito dell’acqua:

“…Laudato si’, mi’ Signore, 
per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile 
e preziosa e casta…”

Nel nostro secolo l’acqua rimane sempre sorella, elemento fondamentale per nostra la vita e per quella di tutte le specie e la terra tutta. Rimane sempre umile e sempre preziosa, visto quanta se ne spreca e quanto la si paga in termini di servizi, e in relazione anche al giro d’affari legato al commercio delle acque minerali e alle guerre che si combattono per aggiudicarsene il controllo in tante parti del mondo (1) .

Di sicuro, e sempre meno, è casta, nel senso di pulita, salubre, perché inquinata da pesticidi, sostanze chimiche di varia origine, sempre nuovi microinquinanti e utilizzata per far scomparire, in fretta e senza spesa ogni genere di scoria e rifiuto tossico.

Le acque dolci dovrebbero essere protette con il risparmio e la razionalizzazione della loro distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, e con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale.

1.2 Noi siamo acqua e l’acqua è la nostra salute

Noi siamo l’acqua che beviamo e quella che mangiamo, attraverso i cibi preparati con essa e gli alimenti nei quali essa è costituente preponderante. Siamo anche l’acqua che hanno bevuto le generazioni che ci hanno preceduto perché, in forma liquida, gassosa e solida, essa costituisce un ciclo idrogeologico chiuso nel quale però inquinanti possono penetrare e persistere.

L’80 % circa dell’organismo di un neonato è fatto di acqua mentre di circa il 70% è la parte di acqua in un individuo adulto e con l’avanzare dell’età questa percentuale tende a ridursi. L’assunzione di acqua contaminata rappresenta quindi un innegabile rischio per la salute di tutti e a maggior ragione per la salute dei bambini e specialmente nel periodo gestazionale.

Elementi tossici e cancerogeni presenti anche a livelli ammissibili per legge nelle acque consumate da soggetti adulti, possono, nel periodo della gravidanza, attraverso l’esposizione materno- fetale ad acque contaminate assunte cronicamente e cibi, superare la barriera placentare ed emato-cerebrale del feto e quindi compromettere la salute del nascituro aumentando il rischio di malattie neoplastiche, cronico- degenerative ed infiammatorie in età infantile ed adulta.

Con l’alterazione dell’epigenoma dei gameti queste patologie possono manifestarsi anche in generazioni successive e non direttamente esposte. La tossicità e la cancerogenicità di elementi contaminanti ed inquinanti possono inoltre esplicarsi con molteplici e ancora poco indagati meccanismi di interazione ed amplificazione indicati come “effetto cocktail, ovvero diversi da quello della sola e semplice sommazione delle loro singole azioni (2).

L’accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità, sono quindi le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini e delle generazioni future. 

Attualmente invece oltre un miliardo e 400 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e soffrono di una serie di malattie idrotrasmesse, ovvero di tutte quelle patologie infettive dell’uomo e degli animali associate all’uso diretto o indiretto di acqua contaminata da microrganismi patogeni, malattie queste che sarebbe facile debellare proprio grazie all’uso di acque salubri e pulite (3).

2. Storie di acqua, civiltà, agricoltura e salute

Fiumi come il Tigri e l’Eufrate nella Mesopotamia, il Nilo, l’Indo, il fiume Giallo, il nostro Tevere, hanno visto sorgere in prossimità delle loro rive civiltà millenarie e questo perché l’acqua ha permesso la stanzialità dei gruppi umani.

Grandi disponibilità di acque e territori fertili sono quindi state le premesse indispensabili allo sviluppo di popoli e culture in tutto il mondo ed hanno contribuito a generare la ricchezza e la bellezza delle arti, scoperte scientifiche, invenzioni di grande utilità e in generale una migliore qualità della vita e dei rapporti sociali. 

La stanzialità ha anche coinciso con l’inizio delle attività agricole e quindi con la cura, la presa in carico del territorio e delle sue risorse e tra queste l’acqua. Il corretto e rispettoso rapporto dei cicli stagionali e della naturale capacità produttiva della terra, ha contribuito nel corso dei millenni a conservare per quantità e qualità l’acqua e con essa la biodiversità e l’equilibrio degli ecosistemi.

In tutto il mondo circa il 70% di acqua dolce, proveniente da laghi, fiume e falde sotterranee, viene consumata dal settore agricolo. Nell’Unione europea la percentuale di consumo è di circa il 30 % ma essa può raggiungere l’80% in alcune aree del sud dell’Europa che hanno un sistema economico fortemente incentrato sull’agricoltura.

Nei paesi del terzo mondo, con già grave penuria di acqua, addirittura il 90% dell’acqua disponibile viene impiegato nelle coltivazioni e negli allevamenti rendendo ancora più drammatico l’approvvigionamento di acqua ad uso potabile per le popolazioni.

Da sottolineare anche il fatto che le coltivazioni agricole consumano elevati quantitativi di acqua, spesso a causa di sistemi di irrigazione continua, in assenza di tecnologie più moderne come l’irrigazione a goccia, di impianti di recupero delle acque piovane e di riutilizzo dopo trattamento di quelle impiegate.

Il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite – ONU sullo sviluppo delle risorse idriche 2022 ha avuto come focus il tema “Acque sotterranee: rendere visibile la risorsa invisibile”. Le acque sotterranee costituiscono una risorsa essenziale, non solo per gli usi civici e i settori industriali, ma anche per l’agricoltura, l’allevamento e le altre attività ad esse collegate, tra cui la trasformazione agroalimentare. Dai giacimenti sotterranei di acqua proviene già la metà del volume dei prelievi idrici per uso domestico effettuati dalla popolazione globale e circa il 25% di tutti quelli destinati all’irrigazione, che alimentano il 38% delle terre irrigate a livello mondiale. Per poter soddisfare la domanda globale di acqua e di prodotti agricoli da qui al 2050, sarà di fondamentale importanza aumentare la produttività agricola attraverso un’intensificazione sostenibile dei prelievi di acque sotterranee, riducendo al contempo l’impronta idrica e gli impatti ambientali della produzione.

2.1 Agricoltura intensiva e inquinamento delle acque

Al fine di aumentare la produttività dei terreni oltre a grandi quantità di acqua si sono cominciati ad utilizzare, e ormai da oltre mezzo secolo, pesticidi e fertilizzanti chimici forzando e stravolgendo così i naturali cicli di produzione stagionale.

Terreni senza riposo, senza pace devono produrre ininterrottamente e così cedono all’acqua che li attraversa parte di quei pesticidi e fertilizzanti (per lo più composti ricchi di azoto e fosforo) con i quali vengono abbondantemente trattati. 

Il Report nazionale Pesticidi nelle acque dell’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – edizione 2020, mostra i risultati di indagini effettuate nel 2018 che hanno riguardato 4.775 punti di campionamento e 16.962 campioni. 

Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei 1.980 punti di monitoraggio; nelle acque sotterranee nel 32,2% dei 2.795 punti. Le concentrazioni misurate sono in genere frazioni di µg/L (parti per miliardo), ma gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse e con effetto di sinergia ovvero tramite il già richiamato effetto cocktail.

Il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della presenza di pesticidi.  Sono state rilevate 299 sostanze diverse (nel report precedente erano 259 mentre erano 224 le sostanze rilevate nel report 2014). Gli insetticidi risultano la classe di sostanze più rinvenute, a differenza di quanto rilevato negli anni precedenti in cui gli erbicidi erano le sostanze più trovate. Queste sostanze che contaminano le acque sono particolarmente nocive per gli ecosistemi nel loro complesso, riducono la biodiversità e sono un rischio per la salute.

2.2 Acqua, pesticidi e fertilizzanti 

I pesticidi – molti dei quali persistono e si bioaccumulano nell’ambiente (si rinvengono anche nei cordoni ombelicali umani e nel latte materno) e miscele di essi, hanno azione tossica, cancerogena ed agiscono come interferenti endocrini ovvero alterano importanti e fondamentali funzioni ormonali, soprattutto l’omeostasi degli steroidi sessuali e della tiroide.

Una importante documentazione scientifica internazionale mostra sempre di più il nesso significativo tra l’esposizione a queste sostanze durante l’infanzia e nella fase di sviluppo fetale e gravi patologie in particolare tumori ematologici e disturbi di tipo neurocomportamentale (6).

La presenza di nitrati nelle falde acquifere, dovuti all’utilizzo di fertilizzanti chimici, rappresenta anch’essa un problema per la salute ed è spesso il risultato dell’impiego di concimi chimici azotati, dei reflui di allevamenti intensivi e di scarichi urbani ed industriali non a norma. I nitrati che arrivano nell’organismo umano attraverso le acque contaminate ed i cibi (specialmente frutta e verdura) sono trasformati in nitriti e nitrosamine con azione nociva di tipo tossico e cancerogena. 

I nitriti in particolare legandosi all’emoglobina alterano il processo di ossigenazione dei tessuti in soggetti particolarmente a rischio come i neonati e i bambini determinando disturbi respiratori anche di estrema gravità e perfino letali (7).

3. Acqua e cambiamenti climatici: “Le mezze misure non sono più possibili”

Nel secondo volume (WGII) del Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC- Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) – pubblicato a febbraio 2022, si legge che: “I cambiamenti climatici indotti dall’uomo stanno causando pericolosi e diffusi sconvolgimenti nella natura e colpiscono la vita di miliardi di persone in tutto il mondo, nonostante gli sforzi per ridurre i rischi. Le persone e gli ecosistemi con minori possibilità di farvi fronte sono quelli maggiormente colpiti…”.

Si legge ancora che: “… È necessaria un’azione urgente per affrontare i rischi crescenti. L’aumento di ondate di calore, siccità e inondazioni sta già superando le soglie di tolleranza di piante e animali, causando mortalità di massa in alcune specie tra alberi e coralli. Questi eventi meteorologici estremi si stanno verificando simultaneamente, causando impatti a cascata che sono sempre più difficili da gestire. Gli eventi estremi hanno esposto milioni di persone a grave insicurezza alimentare e idrica, soprattutto in Africa, Asia, America centrale e meridionale, nelle piccole isole e nell’Artico…”.

Dunque: “Le mezze misure non sono più una possibilità” ma c’è necessità di interventi immediati, concreti e radicali per contrastare l’emergenza climatica. Lo scorso anno in occasione della Giornata mondiale dell’acqua 2021, l’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite – ONU,  pubblicato il Rapporto sullo sviluppo delle  risorse idriche.

Secondo questo documento, i cambiamenti climatici ridurranno la disponibilità, la qualità e la quantità di acqua –  in termini di accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici sanitari di base – condizioni fondamentali per una vita dignitosa e in salute. Questo rischio potrebbe arrivare a minacciare a breve miliardi di persone. 

Il ciclo dell’acqua è infatti un sistema delicato, che viene influenzato e influenza il clima: diverse osservazioni rilevano che l’aumento delle temperature globale ha reso più estremo e vulnerabile questo ciclo, allontanando l’acqua dalle regioni aride e intensificando le inondazioni e gli eventi piovosi nelle regioni umide.

L’impatto della attuale crisi climatica su tutte le forme di vita è mediato proprio dall’acqua sotto forma di inondazioni, cicloni, ondate di calore e siccità e questo perché la furia dell’acqua può essere mitigata e controllata solo se la presenza di CO2 nell’atmosfera è posta sotto controllo.

L’eccessiva produzione di gas serra infatti, frutto della deforestazione e  di uno  sviluppo economico industriale, incentrato soprattutto sull’uso quasi esclusivo di combustibili fossili ha intensificato e velocizzato i processi di desertificazione  alterando irreversibilmente gli habitat  naturali, riducendo le zone umide con la loro preziosa biodiversità e favorendo la diffusione e la recrudescenza di  particolari malattie infettive e di quelle trasmesse dagli insetti (zanzare e zecche) che prima erano limitate ad alcune  aree dell’Africa, Sud America ed Asia mentre ora anche in Europa  e Nord America se ne registrano casi in costante aumento (4).

I cambiamenti climatici determinano e sono accresciuti dallo scioglimento dei ghiacciai e questo oltre che provocare la riduzione delle scorte di acqua dolce genera anche l’innalzamento del livello dei mari e degli oceani favorendo così la salinizzazione delle falde acquifere e riducendo le aree disponibili per la coltivazione, il lavoro e la vita delle popolazioni.

Aree sempre più estese subiscono distruzioni e carestie, e da qui il fenomeno delle migrazioni forzate di tante popolazioni verso territori con maggiore disponibilità di cibo ed acqua.

Secondo la tesi dei maggiori studiosi e delle più prestigiose istituzioni internazionali, tra cui l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), entro il 2050 si raggiungeranno tra i 200 e i 250 milioni di profughi per cause ambientali.

4. Attività industriali, produzione energetica e inquinamento termico delle acque.

Molte attività industriali utilizzano acque prelevate da pozzi, laghi, fiumi e mari. Tra queste attività, la produzione energetica da fonti non rinnovabili utilizza l’acqua per i processi di raffreddamento. Le acque così, dopo l’utilizzo, sono restituite ai corpi idrici originari solitamente ad una temperatura più elevata di quella alla quale sono state captate.

Questo innalzamento termico provoca una l’alterazione dei processi chimico-fisici e biologici degli ecosistemi acquatici  e può generare alterazione dei processi di autodepurazione delle acque, crescita di particolari tipi di batteri ed alghe con alterazione del quantitativo di ossigeno e  danno alla flora e alla fauna (8).

Di recente memoria l’incidente occorso alla centrale nucleare Fukushima in Giappone. La centrale nucleare, nel marzo del 2011, fu danneggiata in modo irreversibile a causa di uno tsunami e questo anche per la dimostrata inadeguatezza dei sistemi di prevenzione e analisi del rischio sismico. A differenza di quanto avvenne a Chernobyl, nell’incidente di Fukushima non vi fu un incendio con immissione di grandi quantità di radionuclidi nell’atmosfera ma un rilascio di elementi radioattivi nell’oceano. 

Nella centrale giapponese attualmente rimangono stoccati circa 1,23 milioni di tonnellate di acqua contaminata da isotopi radioattivi e a questa si aggiungono ogni giorno altre 140 tonnellate di acqua che servono a raffreddare i reattori danneggiati, non più produttivi ma che continuano a generare calore. 

L’eventuale rilascio di queste acque nell’oceano Pacifico sarebbe una grave e concreta minaccia per l’ambiente marino tutelato dalla Convenzione delle Nazioni Unite (UNCLOS,1994) sul diritto del mare. Questa Convenzione obbliga gli Stati a prevenire l’inquinamento in particolare “il versamento di sostanze tossiche, dannose o nocive, in particolare quelle non degradabili ”(art.194). Sarà rispettato questa Convenzione o si assisterà all’ennesimo inquinamento legalizzato dalle conseguenze imprevedibili?

Un rischio questo e un esempio, insieme a quello del disastro di Chernobyl, che dovrebbero spingere tutti i paesi verso forme di produzione energetica veramente rinnovabile e quindi in grado di preservare salubrità dell’aria, dei suoli e dell’acqua.

5. Stato delle acque in Europa 

Nel report “L’ambiente in Europa – Stato e prospettive nel 2015”, si legge che, a livello europeo, “oltre il 40% dei fiumi e delle acque costiere sono interessati da un inquinamento diffuso causato dall’agricoltura, mentre tra il 20% e il 25% sono soggette a inquinamento da fonti puntuali, per esempio, strutture industriali, sistemi fognari e impianti per il trattamento delle acque reflue”.

A luglio 2018, il documento “ Acque europee- valutazione della situazione e delle pressioni 2018”, a cura dell’Agenzia europea dell’ambiente- EEA ammette, negli ultimi decenni, un progressivo miglioramento della qualità ambientale per molti laghi, fiumi, acque costiere e sorgenti sotterrane d’Europa. Lo stesso documento  evidenzia  però al contempo come  l’inquinamento,  la realizzazione di dighe e sbarramenti  come anche  l’eccessiva captazione siano  da considerare tra le principali minacce per la stato ecologico nel lungo termine dei corpi idrici e  che la stragrande maggioranza di essi non raggiunge ancora i livelli di parametro  necessari per il traguardo minimo indicato dall’Unione europea  come  «buono stato». 

A settembre del 2021 il terzo rapporto Drivers of and pressures arising from selected key water management challenges – A European overview” sempre ad opera dell’EEA denuncia come problemi principali l’inquinamento e la realizzazione di sbarramenti dei corsi d’acqua.

Nel complesso infatti i corpi idrici europei soffrono per l’inquinamento agricolo e per l’immissione di acque reflue non sufficientemente trattate provenienti da città, industrie e abitazioni isolate. Nello specifico: il 22% dei corpi idrici superficiali europei e il 28% della superficie delle acque sotterranee sono significativamente interessati dall’inquinamento di origine agricola dovuto principalmente a fertilizzanti e pesticidi. Inquinanti presenti in atmosfera, in particolare il mercurio, sono tra i responsabili del cattivo stato chimico dei corpi idrici europei.

Inoltre, circa il 34% dei corpi idrici superficiali è significativamente interessato da cambiamenti strutturali. La costruzione di barriere artificiali, dighe, nuovi invasi, insieme alla navigazione, alle attività di captazione, all’acquacoltura e all’arrivo di specie aliene invasive causano ulteriori situazioni di messa sotto pressione. Tuttavia il report individua anche percorribili soluzioni di gestione che  dovrebbero essere adottate più diffusamente e quanto prima per mantenere mantenere gli ecosistemi acquatici sani e resilienti. 

6. Stato delle acque in Italia

Sappiamo da fonte SNPA – Sistema nazionale protezione ambiente – che  in Italia solo il 43% dei fiumi e il 20% dei laghi raggiungono l’obiettivo di qualità “buono” previsto per lo stato ecologico mentre per quello chimico questa condizione è raggiunta  per il  75% dei fiumi e il 48% dei laghi.

È quindi evidente che è ancora molto lontano quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), che fissava il raggiungimento di questi due obiettivi già entro il 2015. Questa situazione dipende da molti fattori tra cui gli insufficienti adeguamenti ed efficientamenti dei sistemi di depurazione a servizio delle attività industriali come la loro scarsa innovazione tecnologica 

Nel documento dell’Istituto nazionale di statistica- ISTAT Le statistiche sull’acqua anni 2018-2020, pubblicato il 22 marzo 2021,  sempre in occasione della Giornata mondiale dell’acqua si può leggere che con 9,2 miliardi di metri cubi, l’Italia detiene nel 2018 il primato, ormai più che ventennale nell’Unione europea a 27 paesi- Ue27, del volume di acqua dolce prelevata per uso potabile da corpi idrici superficiali o sotterranei. In termini pro capite il divario tra i paesi europei risulta davvero ampio: l’Italia, con 153 metri cubi annui per abitante, si colloca solo dopo la Grecia, in cima alla classifica con 157 metri cubi. A grande distanza i successivi paesi: Irlanda con 128, Bulgaria con 119 e Croazia con 111 metri cubi per abitante.

A fronte di questo elevato consumo la qualità dell’acqua – per contaminazione ed inquinamenti – si mostra anche in peggioramento. Nel 2015 un terzo dei volumi di acqua prelevati per uso potabile subisce trattamenti di potabilizzazione, più complessi rispetto alle ordinarie procedure di disinfezione o clorazione. Trattamenti più complessi e quindi più costosi per necessità di rimuovere sostanze e microrganismi patogeni, cosa non sempre totalmente possibile.

Molte aree e popolazioni infatti nel territorio italiano non hanno ancora o non hanno più a disposizione acqua potabile per problematiche di inquinamento locale delle fonti idriche e per le richiamate difficoltà di potabilizzazione (vedasi la vicenda legata all’inquinamento chimico da PFAS in Veneto dove 300mila cittadini residenti delle province di Vicenza Verona e Padova sono senza accesso all’acqua potabile). 

Non stupisce quindi sempre il dato ISTAT relativo al 2020 che evidenzia come il 28,4% delle famiglie italiane abbia poca  o nessuna fiducia nell’ acqua di rubinetto e questo  va di pari passo alla crescita  annuale per la spesa  di  acque minerali in bottiglia. 

Ma le acque minerali, nelle bottiglie di vetro, e peggio in quelle di plastica, non possono essere una soluzione o una scelta solo di gusto e questo per i problemi legati al connesso inquinamento da trasporto, al riciclo della plastica dei contenitori e a sostanze nocive e ad interferenza endocrina, come ad esempio il Bisfenolo A – tra i nuovi inquinanti- che la plastica delle bottiglie può rilasciare nell’acqua contenuta soprattutto se le bottiglie sono esposte a fonti di calore e luce.

Studi scientifici  sempre più numerosi indicano nel Bisfenolo A, una sostanza dannosa, al pari dei PFas ( sostanze perfluoroalchiliche),  per il sistema riproduttivo, nervoso e immunitario soprattutto nei feti; inoltre, poiché alcuni tumori hanno una relazione con i sistemi ormonali, esiste il  fondato sospetto che questa sostanza, come altri interferenti endocrini, possa avere un ruolo nella genesi di alcuni tipi di cancro, ormone-dipendenti- come il tumore mammario e il tumore del testicolo.

Abbiamo poi una rete acquedottistica vecchia, per svariati tratti ancora in cemento-amianto, che fa  letteralmente acqua da tutte le parti contribuendo alla perdita di circa il 30-40 % delle acque captate. Le perdite stimate sono al Nord il 26%, al Centro il 46% e al Sud il 45%. 

Sarebbe bene quindi investire le risorse del Piano nazionale Recupero e Resilienza – PNRR anche per dotare l’Italia di un nuovo e diffuso sistema di reti, acquedotti e apparati di potabilizzazione anche con nuove tecniche di trattamento delle acque reflue e recupero delle acque piovane così da assicurare tutela e risparmio a questo prezioso elemento di vita.

Risorse sempre dal PNRR dovrebbero essere investite per la messa in sicurezza del territorio e contrastare il diffuso dissesto idrogeologico come anche nel comparto agricolo con il miglioramento delle attuali tecnologie e l’introduzione di nuove finalizzate al risparmio e al recupero idrico. 

Tutto ciò per contrastare il sempre più diffuso fenomeno della siccità in Italia, non più appannaggio come da tradizione delle regioni del Meridione, ma che si sta manifestando con rapidità crescente anche in quelle del Nord Italia solitamente più ricche di acque.

Nel Gennaio 2022 i fiumi del Piemonte, a causa della mancanza di neve e piogge, hanno fatto registrare una riduzione della loro portata uguale solo a quella dei periodi estivi di più lunga siccità. Questa condizione di ‘siccità idrologica invernale’ è la più grave degli ultimi 30 anni, non solo per il fiume Po, ma anche per i suoi tributari con scarti di portata ridotta anche fino al 50% .

Se questo trend non sarà invertito a breve assisteremo a possibili drammatiche ripercussioni sull’agricoltura, ecosistemi, servizi e tenuta economico-sociale. 

7. Scenari dal futuro prossimo venturo e  obiettivi di sviluppo sostenibile- SDG

Secondo il  rapporto dell’OECD ( Organisation for Economic Cooperation and Development)  Prospettive ambientali  all’orizzonte del 2050 le conseguenza dell’inazione la disponibilità di acqua dolce sarà ancora messa a dura prova, con 2.3 miliardi di abitanti in più rispetto ad oggi (complessivamente oltre il 40% della popolazione mondiale) che dovrebbe vivere nelle zone dei bacini fluviali colpiti da gravi problemi di stress idrico, in particolare nel Nord e nel Sud dell’Africa e nel Sud e Centro dell’Asia”. 

Secondo queste proiezioni, la domanda globale di acqua dolce dovrebbe aumentare di circa il 55%, a causa della crescente domanda delle manifatture (+400%), della generazione termica di elettricità (+140%) e dell’uso domestico (130%). Di fronte al cumulo di tali domande concorrenti, le proiezioni dello scenario di riferimento lasciano poche possibilità di aumentare le acque irrigue. I flussi ambientali saranno contesi e gli ecosistemi saranno ancor più minacciati. 

L’esaurimento delle falde acquifere potrebbe diventare la più grande minaccia per l’agricoltura e per l’approvvigionamento di acqua urbana in molte regioni. L’inquinamento dovuto a sostanze nutritive provenienti dalle acque reflue urbane e dall’agricoltura si accentuerà in molte regioni, intensificando l’eutrofizzazione e danneggiando la biodiversità acquatica. L’accesso a fonti d’acqua migliorata (anche se non necessariamente sicura per il consumo umano) dovrebbe aumentare, essenzialmente nei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Tuttavia, su scala mondiale oltre 240 milioni di persone rimarranno senza accesso a un’acqua migliore entro il 2050”.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile – SDG (Sustainable Development Goal) – secondo l’OMS, che dovrebbero realizzarsi compiutamente entro il 2030 delineano in 17 punti le condizioni per permettere a tutti una vita dignitosa in un mondo solidale, dove povertà e fame dovrebbero essere sconfitte, dove l’accesso ai servizi fondamentali, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e all’acqua potabile, dovrebbe essere garantito ad ogni persona.

Un mondo in pace con pari opportunità e senza discriminazioni, un mondo capace di proteggere risorse naturali e tutta la biosfera, in sintesi “per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti”.

L’Obiettivo n. 6 in particolare  ha come fine  quello  di «garantire l’accesso universale ed equo all’acqua potabile”. Le previsioni indicano invece che entro il 2050 ancora 1,4 miliardi di persone non avranno accesso al trattamento igienico-sanitario di base delle acque.

Questo quadro così drammatico lascia presagire anche scenari prossimi di guerre sempre più estese per il controllo delle risorse idriche che non a caso vengono ormai definite “oro blu” mentre già molti conflitti etichettati come etnici, religiosi o politici celano in realtà guerre per l’acqua ed altre risorse naturali (9).

Oltre 2 anni di pandemia globale da SarsCoV2- Covid 19 ancora in corso e la situazione di guerra anche in Europa con il conflitto russo-ucraino non fanno purtroppo che allontanare ancora di più questo obiettivo e gli altri 16.

8.Acqua e sempre nuovi inquinanti e microinquinanti

Il fenomeno dell’inquinamento chimico delle acque è noto da decenni e in costante aumento. Tutti i veleni finiscono nell’acqua: quelli che vengono sparsi nel suolo e quelli che vengono diffusi in atmosfera.

Fiumi, mari, laghi, acque di falda sono contaminati da scarichi inquinanti provenienti da estrazioni minerarie, attività industriali, agricoltura intensiva e inadeguato, quando non totalmente assente, trattamento delle acque reflue.

Anche le attività estrattive minerarie estraggono dalle viscere della terra ogni sorta di metallo pesante tossico per immetterlo poi nell’ambiente come nel caso del piombo, vanadio, cromo, berillio, selenio i più noti e richiesti. Le attività estrattive dell’oro, soprattutto in Africa e America Latina, inquinano le acque de fiumi negando di fatto il diritto all’acqua di tante popolazioni.  Noto in tutto il mondo il caso dell’inquinamento da mercurio, occorso nel 1960 nella baia di Minamata in Giappone con le sue tragiche conseguenze per la popolazione locale in termini di morti, malattie neurodegenerative e di bambini affetti da ritardo mentale. La popolazione si alimentava con pesce, molluschi e crostacei pescati nella locale baia le cui acque erano state contaminate dal metilmercurio derivante dalle attività di una vicina fabbrica chimica. Da qui, quella che conosciamo appunto come Sindrome di Minamata ovvero una sindrome neurologica caratterizzata da atassia, parestesie, indebolimento muscolare, deficit visivi e uditivi, paralisi, coma fino addirittura alla morte.  

Tante, troppe attività che provocano inquinamento chimico continuano indisturbate in tutto il mondo soprattutto nei paesi più poveri e con minore, se non assente, protezione ambientale e della salute delle persone. Secondo l’ultimo re­port del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, sono stati immesse nell’ambiente oltre 131 milioni di sostanze chimiche re­gistrate e di queste solo 387.150 sono in qualche modo regolate nei merca­ti internazionali. L’inquinamento chimico delle acque viene definito, sempre secon­do il JRC, come uno dei principali problemi ambientali nel mondo.

L’Agenzia europea per l’ambiente – EEA, nel suo rapporto Chemicals in European waters evidenzia come le acque risultino inquinate perlopiù da molecole e composti chimici che vanno dai pesticidi, ai farmaci a uso umano e veterinario, dagli additivi plastici industriali ai prodotti per la cura personale, dai nuovi ritardanti di fiamma- sostanze perfluoroalchiliche (PFas) fino alle microplastiche e nanoplastiche. 

Si tratta di sostanze che se anche presenti in piccole concentrazioni possono dare vita al cosiddetto “effetto cocktail” e per le loro dimensioni possono superare le fisiologiche barriere di protezione del nostro organismo ovvero quella ematocerebrale, respiratoria, cutanea.

Particolare attenzione va posto al fatto che molti di questi nuovi inquinanti possono attraversare, nel periodo della gravidanza, cordone ombelicale e placenta, con conseguenze gravi sulla salute in età pediatrica ed adulta anche attraverso meccanismi di alterazione epigenomica del fetal programming presente, come sopra già fatto presente.

8.1 I farmaci 

Tra i nuovi inquinanti sempre più rilevanza vanno assumendo i farmaci, sia quelli ad uso umano che veterinario. Metaboliti di diversi tipi di farmaci in particolare antinfiammatori, antibiotici e ormoni sono stati rilevati nelle acque superficiali, in quelle sotterranee, nell’acqua potabile, nel suolo, nell’aria e questo determina una contaminazione di tutta la catena alimentare. Gli allevamenti zootecnici intensivi, proprio per le condizioni di allevamento che non mettono al primo posto il benessere degli animali, rappresentano una rilevante fonte di immissione per quanto riguarda in particolare antinfiammatori e antibiotici contribuendo così anche al fenomeno dell’antibioticoresistenza.

Lo studio Pharmaceutical pollution of the world’s rivers, coordinato dall’Università britannica di York,  pubblicato sulla rivista dell’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti d’America -Pnas è stato condotto in collaborazione con 127 ricercatori di 86 istituzioni scientifiche di tutto il mondo nell’ambito del Global Monitoring of Pharmaceuticals Project.

La ricerca su campioni d’acqua prelevati in oltre mille località poste lungo 258 fiumi di 104 Paesi e condizionate dalle abitudini di vita di oltre 471 milioni di persone. Dal Rio delle Amazzoni al Tamigi, dal Mississippi al Mekong: i fiumi di tutti i continenti risultano inquinati da farmaci, con potenziali rischi per l’ambiente, gli ecosistemi e la salute umana.

Delle 61 sostanze monitorate, 53 sono state trovate in almeno una località di campionamento: di queste, 4 sono state osservate in tutti i continenti. Tra le prime la carbamazepina, usata per il trattamento anche dell’epilessia e la metformina nel diabete di tipo II e poi come sempre antibiotici, paracetamolo e la caffeina da mettersi in relazione alla sua diffusione nelle bevande.

I risultati delle analisi dimostrano che i fiumi più contaminati si trovano nei Paesi a medio e basso reddito, specialmente nelle aree in cui si trascura la gestione dei rifiuti e delle acque reflue. Alti livelli di contaminazione risultano associati alle regioni dove l’età media della popolazione è più avanzata e dove sono più alti i tassi di disoccupazione e povertà.

La ricerca  italiana Medium- and Long-Term Effects of Estrogenic Contaminants on the Middle River Po Fish Community as Reconstructed from a Sediment Core pubblicata 2016 e realizzata dall’Istituto di ricerca sulle acque – Consiglio nazionale delle ricerche – Irsa-Cnr di Brugherio ha dimostrato come l’impatto di alcune sostanze ad azione di interferenza endocrina (Estrogeni E1,E2,E3, Bisfenolo A e Alchifenolo) rinvenute nei sedimenti del fiume Lambro, affluente del fiume Po, ha alterato la vita riproduttiva della fauna ittica rispetto ad una precedente valutazione di 30 anni prima. Questa alterazione ha comportato un numero minore e la scomparsa di alcune tra le specie ittiche studiate con un incremento del rapporto tra il sesso maschile e quello femminile tra i pesci a favore di quest’ultimo, segno del processo di femminilizzazione operata dalle sostanze ad azione endocrina rilevate nel fiume. C’è poi sempre da considerare che queste sostanze tramite i pesci entrano nella catene alimentari e raggiungono quindi anche l’organismo umano esercitando anche qui effetti nocivi e di interferenza ormonale.  

A questo proposito segnaliamo la crescente preoccupazione per la riduzione della fertilità anche per la specie umana da mettersi appunto in relazione alle esposizioni ad inquinanti. Ormai numerose ricerche internazionali e il recente saggio “ Countdown” della dottoressa Shanna H. Swan, epidemiologa ambientale, e del suo gruppo di ricerca, mostra proprio come l’inquinamento e gli stili di viti  non sani stiano riducendo la fertilità nella specie umana.  I risultati evidenziano a livello globale riduzione della conta spermatica, riduzione del livello del testosterone, aumento di casi di tumore del testicolo, aborti spontanei. 

Questa situazione sarebbe il risultato dell’esposizione a sostanze che agiscono interferendo con il sistema endocrino-riproduttivo e tra queste soprattutto Ftalati e i Pfas; sostanze che sono tra i nuovi inquinanti delle acque. 

8.2 Plastiche, microplastiche e nanoplastiche

Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono nelle acque dei mari e degli oceani.

Il report del World Wildlife Fund – WWF, Allarme Plastica presentato nel febbraio 2022 e realizzato in collaborazione con l’Istituto Alfred Wegener per le ricerche polari e marine (AWI) avverte che : “..l’inquinamento degli oceani sarà 4 volte maggiore entro il 2050”.

Sempre dal report la notizia che nel mar Mediterraneo si trova la più alta concentrazione di microplastiche mai misurata nelle profondità di un ambiente marino ovvero 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato.

Si stima che nel mare si siano accumulate fino ad oggi tra le 86 e le 150 milioni di tonnellate di plastica, mentre quella monouso rappresenta dal 60 al 95% del totale presente in mare. 

La forza e la direzione delle correnti trasportano detriti di questi rifiuti, sempre più piccoli, per l’azione corrosiva del sale e dei venti insieme a quella disgregante della luce solare, fino a formare vere e proprie “isole di plastica”.

Si contano almeno cinque zone oceaniche interessante da questo fenomeno. Si tratta di immense superfici molli, una sorta di zuppe, costituite all’incirca da 5mila miliardi di frammenti, pari a 250mila tonnellate di plastica. Questi frammenti si mescolano e si confondono poi con il plancton. Il plancton è alla base della vita marina e di tutta la catena alimentare al cui apice c’è la specie umana, quindi letteralmente ci stiamo già nutrendo di plastica. 

E c’è anche da considerare che ogni anno diverse migliaia di animali marini (mammiferi, uccelli e tartarughe), vengono uccisi dalla plastica che ingeriscono e/o nella quale rimangono intrappolati. Le microplastiche e nanoplastiche, per le loro dimensioni- dai millimetri ai micron fino ai nanometri -rappresentano un danno e un rischio per la salute di tutte le specie, per la biodiversità e per la complessa vita di mari e oceani. Sono diventate ormai un contaminante emergen­te e inquinante ubiquitario, di difficile quantificazione e impossibile da rimuove­re totalmente.

La presenza negli ambienti marini è purtroppo un fatto ormai conclamato e certificato (sono infatti un in­dicatore dello stato di qualità per l’ambiente marino secondo la Direttiva europea Marine Strategy), ma la loro presenza non viene ancora ricercata di routine nelle acque interne di laghi, fiumi e falde. 

8.3 Microplastiche, nanoplastiche e placenta umana

Una ricerca realizzata dall’Ospedale Fatebenefratelli di Roma e dal Politecnico delle Marche, pubblicata nel 2021, sulla rivista scientifica Environment International ha rilevato nelle placente di sei donne sane, con decorso regolare della gravidanza, 12 frammenti di materiale artificiale, microplastiche di dimensioni tra i 5 e i 10 micron ovvero dimensioni pari a quelle di un globulo rosso o di un batterio. Tutti i frammenti individuati sono stati studiati in termini di morfologia e composizione chimica.

Dei 12 frammenti, 3 sono stati identificati come polipropilene (lo stesso materiale con il quale si realizzano le bottiglie di plastica) e 9 di materiale sintetico verniciato di probabile origine da cosmetici, (smalto per le unghie, dentifricio, gesso, creme per il viso e il corpo, adesivi). 

A causa del ruolo cruciale della placenta nello sviluppo del feto e come interfaccia di protezione tra quest’ultimo e l’ambiente esterno, la rilevazione della presenza di particelle esogene e potenzialmente dannose sta generando grande preoccupazione.

E’ già noto infatti, da precedenti studi internazionali, che la plastica altera il metabolismo dei lipidi ed è probabile che in presenza di questi frammenti di microplastiche, si abbiano anche alterazioni nella risposta del sistema immunitario. 

Nelle conclusioni di questo innovativo lavoro di ricerca viene espressa anche la preoccupazione per le possibili conseguenze sugli esiti della gravidanza stessa e sugli effetti transgenerazionali, che potrebbero coinvolgere il feto, in particolare per gli effetti sul metabolismo e sulla riproduzione.

Ulteriori studi approfondiranno questi aspetti ma meglio sarebbe già la netta riduzione dell’esposizione ad inquinanti ambientali, in questo caso alle micro e nanoplastiche, sia nel periodo gestazionale che in epoca fase preconcezionale.

Una corretta politica di gestione e riduzione dei rifiuti, come una netta diminuzione della plastica dagli imballaggi e dalpacking per gli alimenti si conferma quindi condizione indispensabile per la riduzione dell’esposizione anche a questi nuovi microinquinanti che contaminano ambiente e acque.

9. Due storie emblematiche su cui riflettere e ci dovrebbero essere di lezione 

Il Lago Aral

Alcune recenti vicende della storia moderna sono diventate emblematiche dello sfruttamento dissennato delle risorse naturali, in particolare delle risorse idriche, tanto da essere considerate veri e propri crimini contro l’umanità e contro l’ambiente (10).

Storie di disastri ambientali come quello del lago di Aral, che oggi si estende tra le repubbliche dell’ Uzbekistan  e del  Kazakistan, un tempo Unione Sovietica, dovrebbero essere motivo di profonda riflessione per tutti a cominciare dai decisori politici e istituzionali. Questo lago era per la sua estensione il quarto lago più grande al mondo, circondato da una vegetazione rigogliosa, estesi frutteti e campi coltivati che oggi non esistono più.

A partire dal 1960 le acque dei suoi fiumi immissari l’Amu Darya e il Syr Darya (originati dai ghiacci perenni del Pamir e del Tien Shan), furono deviate per irrigare, con la tecnica dell’allagamento, immensi territori e dar inizio alla monocoltura intensiva del cotone che fu commercializzato ed esportato in tutto il mondo.

La realizzazione di questo progetto trasformò però lentamente il lago di Aral, prima in una palude e poi in un vero e proprio deserto, privando le popolazioni di acque salubri, ponendo fine alle storiche attività di pesca a causa della crescente salinità delle acque lacustri residue, e condannando così quasi 5 milioni di persone a vivere in condizioni di estrema povertà. 

La morte del lago è testimoniata anche dalla impressionante sequenza di immagini satellitari che mostrano la netta riduzione della sua superficie, passata dai circa 68mila chilometri quadrati nel 1960 agli attuali 17mila.

Danni rilevanti anche per il clima dell’intera regione circostante perché privata dell’effetto termoregolatore prima esercitato dall’enorme massa d’acqua del lago che riusciva a rendere gli inverni meno rigidi e le estati più fresche.

Inoltre i pesticidi utilizzati per decenni per favorire e conservare le coltivazioni di cotone hanno inquinato il suolo, l’aria e le falde acquifere condannando le popolazioni residenti alla penuria di acqua potabile di cui prima godevano in abbondanza e all’aumento di numerose patologie (malattie respiratorie, forme di anemia, disfunzioni renali, disturbi neuro – comportamentali nei bambini e malattie neoplastiche). 

Il lago di Vico

La vicenda del lago di Vico, ripropone in dimensioni molto più piccole la storia del lago Aral ed è nota a livello delle istituzioni nazionali e europee. Questo piccolo e bellissimo lago vulcanico in provincia di Viterbo, per le particolari e pregiate caratteristiche del suo ecosistema è classificato come Sito d’importanza comunitariaSic n. IT6010024 e Zona di protezione speciale-Zps n. IT6010057 ma questa classificazione non è stata sufficiente a proteggere le sue acque e il suo ecosistema.

Nemmeno sufficiente è stata l’istituzione, nel 1982, della Riserva naturale regionale del lago di Vico (legge regionale del 28 settembre 1982 n. 47 e successiva legge regionale del 24 dicembre 2008 n. 24) che tra i vari compiti avrebbe dovuto anche e proprio “preservare l’equilibrio biologico del lago e l’effettiva potabilità delle sue acque” a tutela del diritto alla salute delle popolazioni che da questo lago attingono acqua ad uso umano (11).

La compromissione della qualità delle acque del lago di Vico è invece purtroppo nota da anni ed oggetto di studi, ricerche e progetti da parte di Enti e Università (Istituto superiore di Sanità, Consiglio nazionale delle Ricerche – CNR, Università della Tuscia, Università di Roma La Sapienza e Università degli Studi Roma Tre).

Le  cause che verosimilmente sono state e continuano ad essere all’origine del degrado di questo importante ecosistema e bacino idrico, possono sono da individuarsi:

  • nelle intense fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens e delle altre specie di cianobatteri, fioriture favorite verosimilmente dall’uso ultradecennale di fertilizzanti e pesticidi nelle vaste aree utilizzate per la monocoltura della nocciola in prossimità del lago;
  • nella possibile permanenza di scarichi fognari abusivi o non a norma sulle sponde e in prossimità del lago;
  • nella possibile azione residua di inquinamento dovuta agli agenti contaminanti individuati nel sottosuolo del dismesso Magazzino Materiali di Difesa Nbc di Ronciglione, ubicato anch’esso in prossimità delle sponde del lago.

Nelle acque di questo lago sono anche persistenti ed elevati i valori di arsenico elemento questo tossico e cancerogeno. Gli acquedotti dei Comuni di Caprarola e Ronciglione, i due comuni circumlacuali, sono riforniti in misura preponderante da acque captate proprio da questo lago e ormai da anni si susseguono ordinanze di non potabilità che attestano il potenziale  rischio per la salute dei cittadini che possono essere esposti, e ormai da lungo periodo, a microrganismi potenzialmente tossici e a diverse sostanze tossiche e cancerogene presenti nelle acque captate dal bacino lacustre attraverso principalmente il loro uso per bevande, preparazioni alimentari, per fini igienico-sanitari e attraverso il consumo di fauna ittica proveniente dal lago e prodotti vegetali irrigati sempre con acque lacustri (12).

I cianobatteri sono infatti microrganismi capaci di produrre una serie di cianotossine patogene, al momento ne sono state descritte solo una parte, oltre 90 varianti tra cui la microcistina LR classificata come cancerogena di classe 2 b secondo l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – I.a.r.c. e tossica per gli esseri umani, per la flora e la fauna con cui viene in contatto.

Questa cianotossina non è termolabile e quindi non è eliminabile attraverso i processi di bollitura dell’acqua e cottura degli alimenti. Per questa situazione i residenti nei due comuni da anni hanno perso il diritto ad approvvigionarsi in piena sicurezza all’acqua potabile.

Per il lago di Vico, come per tanti altri laghi ed invasi di acqua dolce in Italia e nel mondo, con queste stesse problematiche di eutrofizzazione e degrado, sarebbero necessari interventi concreti di bonifica e tutela. Per il lago di Vico questi interventi possono essere così riassunti:

  • avvio in tempi rapidi di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di pesticidi in tutta la conca del lago con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole di nocciole in essa presenti e netta riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti; 
  • costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago; 
  •  bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;
  • intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico.

10.Voci che danno voce all’acqua

L’acqua non ha voce perché non sentiamo il suo disperato grido di dolore e la sua richiesta di aiuto. Forse solo quando dai nostri rubinetti non uscirà più una sola goccia d’acqua capiremo la portata del danno che le abbiamo inflitto e ci siamo autoinflitti ma potrebbe essere troppo tardi.

Intanto però alcuni hanno provato e continuano a dare voce all’acqua così da non esserci scusanti alla nostra indifferenza e incuria verso questa madre e sorella della nostra vita.

Qui vogliamo riportare alcune tra le voci più autorevoli:

“L’acqua è un diritto di base per tutti gli esseri umani: senza acqua non c’è futuro. L’accesso all’acqua è un obiettivo comune. Esso è un elemento centrale nel tessuto sociale, economico e politico del paese, del continente, del mondo. L’acqua è democrazia.”  Nelson Mandela

“Stanno avvenendo conflitti fra due culture contrapposte: quella che vede l’acqua come qualcosa di sacro, la cui equa distribuzione rappresenta un dovere per preservare la vita, e quella che la considera una merce e ritiene il suo possesso e commercio due fondamentali diritti d’impresa.” Vandana Shiva

Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità…” Papa Francesco

“Il valore dell’acqua non è il suo prezzo. Ora più che mai è tempo di reagire e unire le forze: in questi ultimi anni i difensori del diritto all’acqua di tutto il mondo hanno avuto un ruolo centrale per monitorare casi di ingiustizia sociale, accaparramento delle risorse idriche o violazioni dei diritti delle comunità più fragili, tra cui quelle indigene”,  Pedro Arrojo-Agudo

E poi le sempre più sommesse e soffocate voci dei popoli indigeni che danno voce all’acqua e che trovano fortunatamente eco, visibilità e forza anche nella rete internazionale Survival International.

Più volte questa rete, estesa in oltre 100 paesi, ha portato alla luce vicende di lotta in diverse parti del mondo per il diritto all’acqua potabile e ha denunciato la rapina e l’inquinamento delle fonti idriche, dei fiumi, dei laghi e mari che viene sofferta dalle popolazioni indigene indifese.  

Le fonti d’acqua tradizionalmente utilizzate dai popoli tribali vengono inquinate, deviate o a volte addirittura rimosse dall’industria e dai governi per favorire interessi privati.

L’acqua, che un tempo portava vita alle comunità, viene dirottata da organizzazioni che mirano a proteggere le proprie attività commerciali e industriali mentre le popolazioni si ammalano e muoiono proprio a causa dell’inquinamento e della riduzione dei quantitativi di acqua potabile disponibile.

il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite – ONU sullo sviluppo delle risorse idriche 2022 che  ha avuto come focus il tema “Acque sotterranee: rendere visibile la risorsa invisibile”,

 conferma questa situazione affermando che la maggior parte dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi non ha stanziato fondi sufficienti a favore di adeguate attività di contrasto all’inquinamento o al sovrasfruttamento di questa risorsa. dei popoli indigeni. Fermiamo taglialegna, minatori e compagnie petrolifere che in tutto il mondo distruggono le loro terre, le loro vite e i loro mezzi di sussistenza.

Conclusioni

Anche la recente, e per molti aspetti prevedibile, pandemia da Covid 19, ha evidenziato ancora una volta e in maniera tragica e dolorosa, l’importanza di salvaguardare l’ambiente per tutelare la salute umana e quella di tutte le specie che abitano la Terra. 

La diffusione del virus Sars Cov2 – Covid19 può essere interpretata infatti anche come una sorta di reazione una -tra le altre- allo stato di stress causato al pianeta da sfruttamento e devastazioni ambientali e si può parlare, e a ragione, disindemia ovvero di una congiunzione di diverse emergenze sanitarie.

Per prevenire anche nuovi eventi simili dobbiamo quindi di sicuro agire contrastando la perdita di biodiversità, l’alterazione degli habitat, e i cambiamenti climatici, favorendo processi produttivi industriali ed agricoli basati sull’economia circolare, e con il ricorso a fonti energetiche veramente rinnovabili, un nuovo tipo di mobilità e più sani stili di vita individuali e collettivi.

Viviamo il tempo della pandemia e ora anche della guerra in Europa, in Ucraina, questo tempo sembra far scomparire e mettere in secondo piano anche un tema così importante e fondamentale per la vita come l’acqua.

Purtroppo, l’acqua è un elemento che sulla Terra viene fin troppo spesso dato per scontato ma ha un valore inestimabile, ma non quello della sua quotazione in Borsa alla stregua di altri beni, perché la vita non potrebbe esistere in assenza di essa e non c’è nulla che possa sostituirla. 

Se si riuscisse finalmente a riconoscere, anche per legge e in tutto il mondo, che l’acqua è un bene comune preziosissimo ed irrinunciabile  da tutelare, un patrimonio dell’umanità tutta  e non una  merce  da cui trarre profitto e guadagno o da quotare in Borsa, allora sarebbe anche più semplice individuare  tutti gli interventi da realizzare subito  affinché l’acqua torni ad essere un elemento salubre e non una minaccia perché inquinata e contenente miscele di sostante tossiche e cancerogene e perché il suo principale uso torni ad essere quello di soddisfare il bisogno primario di bere.

Per questo motivo sempre e in ogni parte del mondo, favorire e privilegiare la gestione pubblica di questa risorsa vitale anche attraverso forme dirette di gestione comunale o di consorzio tra i comuni serviti dalle stesse fonti idriche.

Le normative già esistenti a garanzia della potabilità e salubrità delle acque erogate alle popolazioni devono essere attuate concretamente e migliorate in modo da garantire una sempre maggiore tutela della salute nel pieno rispetto del Principio di Precauzione e quindi respingendo ogni tentativo di includere nuove sostanze tossiche e cancerogene o ulteriori microrganismi tra gli elementi che possono essere presenti per legge nelle acque ad uso potabile anche se entro determinati limiti.

E non si dovrà far più ricorso all’istituto della deroga destinando al consumo umano acque con livelli anche minimi di sostanze tossiche e cancerogene fuorilegge come è stato per la vicenda, In Italia, delle acque ad uso potabile contenenti Arsenico.

Il tema della tutela e del risparmio dell’acqua deve tornare ad avere un ruolo centrale e costante nel dibattito e confronto, scientifico, sociale, economico, culturale e anche spirituale, per la sua simbologia.

Sarebbe di sicuro meglio e più saggio tutelare, risparmiare ed usare meglio soprattutto l’acqua che abbiamo qui, ora sulla Terra piuttosto che investire risorse, fatiche nella ricerca della presenza di acqua sulla Luna, su Marte e su altri lontani luoghi dell’infinito spazio.


10 semplici consigli che tutti possiamo mettere in pratica 

per usare e trattare meglio l’acqua e quindi noi stessi e l’intero pianeta:

  1. Scegliere l’acqua del rubinetto invece che quella in bottiglia (quando non siano presenti specifiche problematiche di contaminazione ed inquinamento territoriale);
  2. Preferire l’utilizzo della doccia al bagno in vasca e chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci si lava i denti o si fa la barba;
  3. Riutilizzare l’acqua del lavaggio delle verdure o della cottura della pasta per innaffiare le piante;
  4. Se si deve ristrutturare una casa o costruirne una nuova far progettare sistemi di raccolta dell’acqua piovana da utilizzare per l’irrigazione e i servizi igienici;
  5. Ridurre l’acquisto di capi di abbigliamento (c’è bisogno di molta acqua sia per la loro produzione che per il loro successivo smaltimento);
  6. Ridurre l’utilizzo della plastica, in particolare quella monouso e per il confezionamento di alimenti (le microplastiche contaminano l’acqua e di conseguenza la catena alimentare);
  7. Sostenere iniziative e progetti per ridurre la cementificazione dei territori, la produzione energetica da combustibili fossili e modalità di viaggio altamente inquinanti;
  8. Orientarsi verso una dieta con il minor apporto di carne possibile e preferire prodotti locali e biologici;
  9. Informarsi presso il proprio comune di residenza circa le qualità di idropotabilità delle acque erogate nel territorio;
  10. Impegnarsi per far crescere consapevolezza e responsabilità circa la tutela e il risparmio dell’acqua che è, e deve restare, un bene comune e un diritto di tutti. 

Una minima bibliografia di riferimento: 

  • Burgio E., Environment and fetal programming: the origins of some current “pandemics”. www.jpnim.com Open Access eISSN: 2281-0692 Journal of  Pediatric and Neonatal Individualized Medicine 2015;4(2):e040237 doi: 10.7363/040237 
  • Bowles D.C., Butler C.D., Morisetti N., Climate change, conflict and healthJ R Soc Med. 2015 Oct;108(10):390-5
  •  Bezirtzoglou C., Dekas K., Charvalos E., Climate changes, environment and infection: facts, scenarios and growing awareness from the public health community within Europe. Anaerobe. 2011 Dec;17(6):337-40. 
  • Zingaro D., Portoghese I. and Giannoccaro G., Modelling Crop Pattern Changes and Water Resources Exploitation: A Case Study. Water 2017;9.
  • Gilden R. C., Katie Huffling K., Sattler B., Pesticides and Health Risks. JOGNN,39, 103-110; 2010
  • Pikul K.V., Bobyreva L.E., Kotelevska T.M., Pryimenko N.О., Tarasenko K.V., Problems of nitrate water pollution in poltava regionWiad Lek. 2018;71(4):839-842.
  • Verones F., Hanafiah M.M,. Pfister S., Huijbregts M.A., Pelletier G.J., Koehler A., Characterization factors for thermal pollution in freshwater aquatic environmentsEnviron Sci Technol. 2010 Dec 15;44(24):9364-9. doi: 10.1021/es102260c. Epub 2010 Nov 11.
  • Kattwinkel M., Kuhne J.V., Foit K. and Liess M., Climate change, agricultural insecticide exposure, and risk for freshwater communities.Ecol Appl 2011;21:2068-81.
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  • Bruno M., Mazza R., Capelli G., Teoli P., Di Corcia A., Messineo V., Melchiorre S., Toxin Contamination of Surface and Subsurface Water Bodies Connected with Lake Vico’s Watershed (Central Italy). In: Drinking Water: Contamination, Toxicity and Treatment.  J.D.Romero and P. S. Molina Eds. Nova Science, New York, USA: Nova Publishers Inc. dec. 2008, pp. 1-100. 
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  • Mastrantonio M., Edoardo Bai E.,  Uccelli R., Cordiano V., Screpanti A., Crosignani P.,2018 Drinking Water Contamination from Perfluoroalkyl Substances (PFAS): An Ecological Mortality Study in the Veneto Region, Italy. European Journal of  Public Health 28 (1): 180–85. .
  • Ravasi G., Materialità e simbologia biblica dell’acqua ,Osservatore Romano, 2 settembre 2011
  • Ragusa A., Svelato A., Santacroce C., Catalanom P., Notarstefano V., Carnevali O., Papa F., Rongioletti M.C.A., Baiocco  F.  Simonetta Draghi  S., D’Amore E., Rinaldo D., Matta M., Giorgini E., Plasticenta: First evidence of microplastics in human placenta, Environment International 146 (2021) 106274

Alcuni testi per approfondire:

  • Autori vari, Inquinamento ambientale e salute per una medicina responsabile”, Aboca, San Sepolcro, Arezzo,2019
  • Fritjof Capra, Pier Luigi Lusi, Vita e natura una visione sistemica, Aboca, Sansepolcro (Ar) 2014.
  • Lucia Capuzzi e Stefania Falasca, Frontiera Amazzonia, viaggio nel cuore della terra ferita, EMI edizioni, Verona, 2019
  • Francesco Gesualdi, Acqua con giustizia e sobrietà, EMI edizioni, Bologna 2007 
  • Andrè Leu, The Myths of safe pesticides, Acres U.S.A., Texas, 2014
  • Lima A. et al., L’acqua che beviamo. Le Scienze, maggio 2010, 501 pag. 68-77.
  • Paolo Maddalena, Il territorio bene comune degli italiani, Donzelli Editore, Roma 2014
  • Andrea Segrè, Luca Falasconi, Il libro blu dello spreco in Italia: l’acqua, Edizioni ambiente, Milano, 2012
  • Shanna H. Swan, Countdown, Fazi editore, Roma 2022
  • Vandana Shiva, Le guerre dell’acqua, Feltrinelli, Milano 2003

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