Scaduto il termine per la presentazione dei Piani nazionali di ripristino previsti dal Regolamento europeo. Le associazioni ambientaliste criticano il processo di condivisione seguito dal MASE e temono un indebolimento delle misure, in particolare per gli ecosistemi urbani.
Il 1° settembre è scaduto il termine per la presentazione alla Commissione europea dei Piani Nazionali di Ripristino della Natura, lo strumento con cui gli Stati membri devono dare attuazione al Regolamento europeo sul ripristino della natura.
In Italia, 14 associazioni – Apicittadine, Blue Marine Foundation, Centro Italiano Studi Ornitologici, CIPRA Italia, Federazione Nazionale Pro Natura, Fondazione Capellino, Fondazione Marevivo, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori, LAV, Legambiente, LIPU, Slow Food Italia, Worldrise e WWF Italia – esprimono però forte delusione per il percorso di partecipazione e preoccupazione per i contenuti finali del Piano.
Le organizzazioni chiedono al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di rendere pubblico il testo definitivo e di dare conto degli esiti della consultazione pubblica conclusa il 24 giugno.
Secondo le associazioni, non sarebbero stati ancora pubblicati i contributi ricevuti, la loro valutazione, le osservazioni accolte o respinte né i criteri utilizzati. Una mancanza di trasparenza che, sostengono, impedisce a istituzioni scientifiche, associazioni, comitati e cittadini di capire se la partecipazione abbia effettivamente inciso sulla costruzione del Piano.
Le preoccupazioni per gli ecosistemi urbani
Uno dei punti più delicati riguarda il possibile indebolimento delle misure di tutela per gli ecosistemi urbani.
Le associazioni contestano in particolare alcune richieste avanzate da ANCI e riprese da ANCE, che prevedrebbero la cancellazione o la modifica di misure considerate essenziali, tra cui quelle relative alla non riduzione del verde urbano e della copertura arborea, alla tutela dei suoli non artificializzati e alla sospensione di trasformazioni che potrebbero determinare ulteriori perdite.
Se confermate, avvertono le organizzazioni, queste modifiche rischierebbero di ridurre fortemente l’efficacia del Piano.
«Un’occasione che non può essere persa»
Il richiamo delle associazioni arriva dopo un’estate che ha reso ancora più evidenti gli effetti della crisi climatica. Da qui la richiesta di puntare con maggiore decisione sulle soluzioni basate sulla natura per rafforzare la resilienza degli ecosistemi urbani, agricoli, fluviali, forestali, marini e costieri.
Per le organizzazioni, indebolire il Piano significherebbe rinunciare a uno degli strumenti più importanti per affrontare contemporaneamente perdita di biodiversità, consumo di suolo e adattamento climatico.
Il Piano Nazionale di Ripristino della Natura viene quindi definito un’opportunità unica. Le 14 associazioni chiedono alla Commissione europea di valutarne attentamente i contenuti e, se necessario, di richiamare l’Italia agli obblighi di partecipazione e trasparenza previsti dal Regolamento.
«Riportare la Natura nelle nostre Vite, come recita la Strategia Europea per la Biodiversità – concludono le associazioni – non deve essere solo un atto formale, ma un serio impegno delle nostre istituzioni a tutti i livelli».
