Sabato 11 aprile si è tenuto il settimo incontro oranizzato dal’associazione ABC Ambiente Bene Comune e dall’Ecoistituto del Veneto Alex Langer a Venezia (Mestre). “Da dove veniamo, dove stiamo andando?”
Nell’ambito dell’iniziativa è intervenuto Gianni Tamino (ISDE Italia) docente di Biologia ed esperto in energia ed agricoltura, sul tema “Quali energie”, che ha offerto una lettura critica e approfondita del sistema energetico globale, tra storia, attualità e prospettive future.
Dalla crescita economica alla dipendenza energetica
Il percorso storico ricostruito da Tamino parte dal secondo dopoguerra, quando lo sviluppo industriale – sostenuto da petrolio a basso costo e dalla globalizzazione dei mercati – ha portato a un forte aumento dei consumi energetici. In Italia, il boom economico è stato trainato anche dal ruolo strategico di ENI e FIAT, con la crescita della motorizzazione privata e quindi della domanda di combustibili fossili.
La crisi petrolifera del 1973 ha segnato una svolta, introducendo il tema della sicurezza energetica e portando al Piano energetico nazionale, che puntava a diversificare fonti e fornitori. Tuttavia, nel tempo la dipendenza si è semplicemente spostata dal petrolio al gas naturale, oggi ancora largamente importato.
Un sistema ancora dominato dai fossili
Nonostante la crescita delle rinnovabili, il quadro globale resta fortemente legato ai combustibili fossili, che rappresentano oltre l’80% dei consumi energetici mondiali.
Tamino ha evidenziato anche come le scelte politiche continuino a favorire queste fonti: tra il 2019 e il 2021 l’Italia ha destinato circa il 90% dei finanziamenti pubblici all’energia proprio ai combustibili fossili, mentre solo una quota marginale è andata alle energie pulite.
A ciò si aggiungono nuovi fattori di pressione, come la crescente domanda energetica dei data center legati all’intelligenza artificiale, che potrebbe arrivare a rappresentare circa il 4% dei consumi elettrici globali.
Nucleare: costi, rischi e tempi incompatibili
Ampio spazio è dedicato al tema del nucleare, analizzato criticamente. Secondo Tamino, questa tecnologia presenta ancora forti criticità:
- elevati costi di costruzione e smantellamento
- problemi irrisolti di gestione delle scorie
- tempi troppo lunghi rispetto all’urgenza della crisi climatica
Le esperienze internazionali mostrano ritardi significativi e costi in forte aumento, mentre la quota del nucleare nel mix energetico globale resta limitata (circa il 4%).
Anche le nuove tecnologie, come i piccoli reattori modulari (SMR) o la fusione nucleare, sono ancora lontane da una reale applicazione su larga scala e non rappresentano una soluzione nel breve periodo.
Rinnovabili ed efficienza: la vera alternativa
La parte conclusiva dell’intervento individua nelle fonti rinnovabili e nella riduzione dei consumi la strada principale per uscire dalla crisi energetica.
Tamino ha sottolineato come anche una minima frazione dell’energia solare disponibile sarebbe sufficiente a coprire i fabbisogni globali, e come le rinnovabili possano arrivare a soddisfare fino all’80% della domanda entro il 2050, se supportate da adeguate politiche.
Tra le priorità indicate:
- sviluppo accelerato di solare ed eolico
- investimenti in accumulo e reti
- efficienza energetica e riduzione degli sprechi
- diffusione di modelli di produzione decentralizzata
Una scelta anche politica
Il messaggio finale è netto: la crisi energetica non è solo tecnologica, ma soprattutto politica. Ridurre la dipendenza dai fossili e puntare su un sistema energetico sostenibile significa anche rafforzare la sicurezza, ridurre i costi nel lungo periodo e tutelare ambiente e salute.
L’alternativa, secondo Tamino, è continuare su un modello basato su combustioni, risorse limitate e conflitti per l’energia, con conseguenze sempre più gravi sul piano climatico e sanitario.
