A dieci anni dall’epidemia di Ebola che mise in luce le fragilità della preparazione sanitaria globale e a sei anni dalla pandemia di COVID-19, il mondo resta esposto a minacce pandemiche sempre più frequenti e potenzialmente devastanti. È quanto emerge dal nuovo rapporto del Global Preparedness Monitoring Board (GPMB), dal titolo A World on the Edge: Priorities for a Pandemic-Resilient Future, presentato a margine della 79ª Assemblea Mondiale della Sanità.
Secondo il documento, le epidemie internazionali non solo stanno aumentando, ma producono effetti sanitari, economici, politici e sociali sempre più profondi, mentre la capacità dei Paesi di reagire e recuperare si sta indebolendo. Il rapporto sottolinea come un decennio di investimenti nella preparedness non sia riuscito a tenere il passo con l’aumento dei rischi, aggravati da frammentazione geopolitica, crisi ecologiche, intensificazione dei viaggi globali e riduzione degli aiuti internazionali ai livelli più bassi dal 2009.
L’analisi prende in esame le principali emergenze sanitarie internazionali degli ultimi anni – da Ebola al COVID-19 fino al vaiolo delle scimmie (mpox) – evidenziando un arretramento su aspetti cruciali come l’accesso equo a vaccini, diagnostica e terapie. Emblematico il caso dei vaccini contro mpox, arrivati nei Paesi a basso reddito quasi due anni dopo l’inizio dell’emergenza, con tempi persino peggiori rispetto a quelli registrati durante la pandemia di COVID-19.
Il rapporto evidenzia inoltre che le conseguenze delle crisi sanitarie vanno ben oltre la salute pubblica. Ebola e COVID-19 hanno contribuito a erodere la fiducia nelle istituzioni, nei governi e nella scienza, alimentando polarizzazione sociale, tensioni politiche e indebolimento delle norme democratiche. Una fragilità che rende le società meno resilienti di fronte a future emergenze.
Tra i temi affrontati anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali. Secondo il GPMB, questi strumenti potrebbero migliorare il monitoraggio e la prevenzione delle minacce pandemiche, ma senza adeguate regole e garanzie rischiano di ampliare le disuguaglianze nell’accesso alle cure e compromettere ulteriormente la sicurezza sanitaria globale.
“La comunità internazionale non manca di soluzioni”, ha dichiarato la co-presidente del GPMB, Kolinda Grabar-Kitarovic. “Ma senza fiducia ed equità queste soluzioni non raggiungeranno le persone che ne hanno più bisogno”.
Per invertire la rotta, il rapporto individua tre priorità politiche fondamentali: creare un meccanismo permanente e indipendente di monitoraggio del rischio pandemico, garantire un accesso equo a vaccini e trattamenti attraverso la conclusione del Pandemic Agreement dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e assicurare finanziamenti stabili sia per la prevenzione sia per la risposta immediata alle emergenze.
“La preparedness non è soltanto una sfida tecnica: è soprattutto una prova di leadership politica”, ha affermato l’altra co-presidente del Board, Joy Phumaphi.
Secondo il GPMB, il 2026 rappresenterà un passaggio decisivo: i governi saranno chiamati a definire il nuovo accordo pandemico globale e una dichiarazione politica delle Nazioni Unite sulla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie. Decisioni che potrebbero determinare la capacità del mondo di affrontare la prossima emergenza sanitaria globale.
