I nuovi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano che i bambini sotto i cinque anni sono i più esposti: pur rappresentando il 9% della popolazione mondiale, subiscono quasi un terzo dei casi di malattie trasmesse dagli alimenti
Gli alimenti non sicuri causano ogni anno circa 866 milioni di malattie e 1,5 milioni di decessi nel mondo. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione mondiale della sanità, che il 4 giugno 2026 ha diffuso nuove stime globali sul peso sanitario ed economico delle malattie di origine alimentare, in vista della Giornata mondiale della sicurezza alimentare, in programma il 7 giugno.
Il dato più preoccupante riguarda i bambini e le bambine sotto i cinque anni, che corrono un rischio quasi tre volte superiore rispetto agli adulti e ai ragazzi più grandi. Pur rappresentando appena il 9% della popolazione mondiale, questa fascia d’età subisce quasi un terzo di tutti i casi di malattie trasmesse dagli alimenti, in particolare patologie diarroiche che possono risultare letali nei contesti più fragili.
Il problema non riguarda solo batteri, virus e parassiti. L’esposizione a contaminanti chimici presenti negli alimenti, come arsenico inorganico, piombo e metilmercurio, può provocare effetti gravi e duraturi, soprattutto nei bambini. Piombo e metilmercurio, in particolare, possono danneggiare il cervello in via di sviluppo e causare problemi neurologici e dello sviluppo lungo tutto il corso della vita.
Secondo le nuove stime, nel 2021 i pericoli biologici — batteri, virus e parassiti — hanno causato la grande maggioranza delle malattie di origine alimentare, pari a circa 860 milioni di casi. Le esposizioni chimiche, tuttavia, sono responsabili di una quota sproporzionata dei decessi: il 73% delle morti attribuite ad alimenti contaminati. Gran parte di questi decessi è collegata all’arsenico inorganico e al piombo, soprattutto per il loro contributo all’aumento del rischio di malattie cardiovascolari e tumori.
L’impatto economico è altrettanto rilevante. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che nel 2021 le malattie trasmesse dagli alimenti abbiano causato circa 310 miliardi di dollari di perdite di produttività, dovute al tempo sottratto al lavoro a causa della malattia. Tenendo conto delle differenze nel costo della vita tra i Paesi, la stima sale a 647 miliardi di dollari.
«La sicurezza alimentare non è una questione astratta: riguarda ogni pasto, ogni famiglia, ogni giorno», ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità. Le nuove stime, ha sottolineato, offrono per la prima volta ai Paesi dati più dettagliati per capire dove il carico di malattia è più elevato e orientare le politiche di prevenzione.
Il nuovo lavoro dell’Organizzazione mondiale della sanità amplia in modo significativo la base conoscitiva precedente: sono stati valutati 42 principali pericoli alimentari, tra batteri, virus, parassiti e sostanze chimiche, in 194 Paesi nel periodo 2000-2021. L’analisi include anche nuovi pericoli, come metalli, rotavirus e Trypanosoma cruzi, il parassita che causa la malattia di Chagas.
Gli alimenti possono essere contaminati da sostanze chimiche provenienti sia da fonti naturali sia da attività umane. Una volta entrate nella catena alimentare, queste sostanze sono spesso difficili, se non impossibili, da eliminare. Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità chiede ai governi di prevenire la contaminazione alla fonte, attraverso pratiche agricole più sicure, controlli industriali più rigorosi e normative ambientali più forti.
Il rapporto evidenzia anche una forte questione di equità. Le regioni africana e del Sud-est asiatico concentrano insieme quasi tre quarti di tutte le malattie di origine alimentare e il 60% dei decessi globali. Bambini, persone vulnerabili e comunità con meno risorse pagano il prezzo più alto, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito.
Secondo Yuki Minato, responsabile tecnico dell’Organizzazione mondiale della sanità per la sicurezza alimentare e autrice senior dello studio pubblicato su The Lancet Global Health, questi dati rappresentano «un campanello d’allarme, ma anche una tabella di marcia». Le malattie di origine alimentare, infatti, sono aggravate da crisi climatica e antimicrobico-resistenza: il cambiamento climatico aumenta i rischi di contaminazione, mentre la resistenza agli antimicrobici rende alcune infezioni più difficili da trattare.
Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità richiama la necessità di un approccio One Health, capace di integrare salute umana, salute animale, salute delle piante e tutela dell’ambiente. Sicurezza alimentare, qualità dell’acqua, igiene, sorveglianza sanitaria, agricoltura, industria e politiche ambientali non possono più essere affrontate come ambiti separati.
Le nuove stime saranno rese disponibili anche attraverso un cruscotto interattivo e pagine aggiornate del Global Health Observatory, con mappe e dati nazionali. L’obiettivo è aiutare i governi a definire le priorità, rafforzare la sorveglianza, investire nella prevenzione e destinare le risorse dove il carico di malattia è più alto.
L’edizione 2026 della Giornata mondiale della sicurezza alimentare ha come tema “Dal carico di malattia alle soluzioni: cibo sicuro ovunque”. Un messaggio che richiama la necessità di trasformare i dati in azioni concrete: migliorare acqua, servizi igienici e igiene, garantire pratiche sicure nella produzione e conservazione degli alimenti, promuovere la pastorizzazione, rafforzare l’accesso alle cure e proteggere in modo particolare bambini e popolazioni più esposte.
La sicurezza alimentare è quindi una questione sanitaria, ambientale e sociale. Ridurre la contaminazione degli alimenti significa prevenire malattie, salvare vite, proteggere lo sviluppo dei bambini e ridurre disuguaglianze che oggi pesano soprattutto sulle comunità più fragili.
