Le microplastiche rappresentano una minaccia crescente non soltanto per gli ecosistemi, ma anche per la salute umana. È quanto emerso con forza durante la quinta edizione della “The Custodians Earth Solutions Conference”, conferenza internazionale promossa dalla BioDesign Foundation insieme alla Marina Militare e all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, ospitata il 7 maggio presso il Circolo Canottieri Napoli.
L’incontro ha riunito ricercatori, medici, istituzioni e rappresentanti del mondo scientifico per discutere delle più recenti evidenze sugli effetti biologici delle micro e nanoplastiche, con particolare attenzione alle implicazioni cardiovascolari e ai rapporti tra esposizione ambientale e malattie croniche.
Tra gli interventi più rilevanti, quello del professor Raffaele Marfella dell’Università Vanvitelli, che ha illustrato dati clinici sempre più preoccupanti sulla presenza di microplastiche nei tessuti umani e sul loro possibile ruolo nei processi aterosclerotici e infiammatori.
Secondo quanto presentato nel corso della conferenza, nei pazienti con microplastiche presenti nelle placche aterosclerotiche è stato osservato un rischio significativamente maggiore di infarto, ictus e mortalità. In uno studio condotto su 257 pazienti con stenosi carotidea superiore al 70% sottoposti a intervento chirurgico, in 150 casi è stata rilevata la presenza di polietilene e in 31 casi di polivinilcloruro (PVC).
Ulteriori evidenze riguardano i pazienti colpiti da infarto acuto, nei quali oltre l’80% presentava micro e nanoplastiche nel sangue. Dati che rafforzano l’ipotesi di un possibile coinvolgimento delle particelle plastiche nei meccanismi di infiammazione sistemica, stress ossidativo e danno vascolare.
Nel corso del confronto scientifico è stato sottolineato come l’esposizione alle microplastiche si sommi ad altri fattori ambientali già noti per il loro impatto sanitario, tra cui l’inquinamento atmosferico e il fumo di sigaretta, contribuendo ad aggravare il rischio cardiovascolare e metabolico.
L’emergenza ambientale legata alla plastica continua intanto ad assumere dimensioni globali. Ogni anno vengono prodotte circa 430 milioni di tonnellate di plastica, mentre enormi quantità di rifiuti si disperdono negli ecosistemi terrestri e marini, frammentandosi progressivamente in micro e nanoparticelle. Solo una quota minima viene effettivamente riciclata.
Le microplastiche sono ormai state rilevate nell’aria, nelle acque, negli alimenti e in numerosi tessuti umani, aprendo interrogativi sempre più urgenti sugli effetti a lungo termine dell’esposizione cronica.
Proprio per approfondire questi aspetti, all’Università Vanvitelli è stato creato un centro di ricerca dedicato allo studio delle micro e nanoplastiche e delle loro interazioni biologiche. Le attività scientifiche riguardano sia i meccanismi di tossicità sia le possibili strategie terapeutiche.
Tra le prospettive di ricerca illustrate durante il convegno vi sono approcci farmacologici finalizzati a ridurre l’infiammazione indotta dalle particelle plastiche e studi sperimentali orientati alla loro eliminazione dall’organismo mediante enzimi ispirati a batteri e funghi capaci di degradare la plastica.
Accanto alla dimensione sanitaria, la conferenza ha posto l’accento anche sulla necessità di ridurre drasticamente la dispersione della plastica nell’ambiente, promuovendo prevenzione, bonifiche ambientali e modelli produttivi più sostenibili.
La BioDesign Foundation ha ricordato di aver già raccolto oltre 1.060.000 chilogrammi di rifiuti plastici e reti da pesca attraverso iniziative di clean-up realizzate con il supporto di istituzioni, forze armate, università, scuole e volontari.
Nel corso dell’evento è stata inoltre presentata “The Custodians App”, piattaforma digitale sviluppata per geolocalizzare i rifiuti e coordinare le attività di raccolta sul territorio.
Dal confronto emerso a Napoli arriva dunque un messaggio chiaro: la crisi della plastica non riguarda più soltanto l’ambiente, ma coinvolge direttamente la salute pubblica. Comprendere gli effetti delle micro e nanoplastiche sull’organismo umano e ridurre l’esposizione ambientale rappresentano oggi una priorità scientifica, sanitaria e politica.
