Skip to main content

Lunedi prossimo è prevista l’adozione della Nature Restoration Law, la normativa europea per il Ripristino della Natura, come concordato dal Consiglio dell’Unione Europea e dal Parlamento Europeo.

Tuttavia, l’Italia insieme alla Polonia, alla Svezia e ai Paesi Bassi ha annunciato il ritiro del sostegno accordato a livello diplomatico lo scorso novembre, dichiarando l’intenzione di votare contro la sua adozione. “Chiediamo alla premier Meloni di sostenere questa norma: è ancora in tempo per dire sì.” Questo l’appello lanciato dall’associazione italiana Green Impact in rappresentanza del network europeo Forest Defenders Alliance.

Questo repentino cambiamento di posizione -s ottolinea Gaia Angelini, presidente di Green Impact- solleva interrogativi sulla comprensione dei benefici di questa normativa da parte degli esponenti del governo italiano. Tale decisione sembra contraria alla preservazione del nostro prezioso patrimonio naturale, il cui valore economico è spesso maggiormente riconosciuto all’estero che nel nostro paese“.

 Un’analisi condotta da un Think-Tank europeo (IEEP) rivela che il lavoro per il ripristino della natura potrebbe portare fino a 500.000 nuovi posti di lavoro e un incremento del reddito fino a 11 miliardi di euro, considerando anche la mitigazione degli eventi avversi.

Inoltre, il turismo naturalistico, ampiamente diffuso in Italia e stimato a centinaia di milioni di euro, offre importanti opportunità economiche. Le aree protette e il sistema Natura 2000 attirano milioni di visitatori ogni anno, generando benefici ricreativi significativi. Investire nel ripristino della natura potrebbe stimolare l’innovazione nel settore industriale, affrontando sfide come la gestione del suolo, dell’acqua e delle colture di fronte ai cambiamenti climatici.

Anche la scomparsa degli impollinatori, essenziali per la produzione alimentare, evidenzia l’urgenza di agire. Da soli forniscono servizi gratuti per miliardi di euro all’ anno. La preservazione degli habitat naturali, inclusi le aree umide e i fiumi, non solo favorirebbe la disponibilità di acqua per le persone e i raccolti, ma anche la conservazione di servizi ecosistemici di inestimabile valore.

È quindi fondamentale che l’Italia sostenga questa normativa anziché ritirarsi. Una decisione favorevole all’adozione della legge  sarebbe a favore dei cittadini di  tutta l’Unione Europea, contribuendo alla salvaguardia delle nostre risorse naturali per le generazioni future. “La Premier Giorgia Meloni – conclude Angelini- ha l’occasione di cogliere questa opportunità   e sostenere la Natura italiana,  guardando oltre la mera e falsa narrativa su questi temi che servirebbe solo a portare pochi voti e farebbe male al Paese“.