Skip to main content

Si è svolto a Gubbio il convegno L’Europa verso l’economia circolare: il caso Gubbio, un momento di confronto tra istituzioni, esperti e associazioni sul ruolo dell’industria del cemento nel contesto della transizione ecologica. Tra gli interventi più rilevanti, quello del dottor Agostino Di Ciaula (ISDE – Medici per l’Ambiente), che ha posto al centro del dibattito le implicazioni sanitarie della produzione di cemento, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche.

Cementifici tra le attività più inquinanti

Nel suo intervento, Di Ciaula ha ricordato che i cementifici sono classificati come industrie insalubri di prima classee rappresentano una delle fonti industriali più rilevanti di inquinamento. Le emissioni includono:

  • polveri sottili e ultrafini (PM10, PM2.5, UFP),
  • ossidi di azoto e gas acidi,
  • microinquinanti come diossine, PCB e metalli pesanti (piombo, cadmio, arsenico, mercurio).

Questi inquinanti non si limitano all’aria, ma contaminano anche suolo e acque, con effetti diretti sugli ecosistemi e sulla salute umana.

Accumulo nell’ambiente e nell’organismo

Una parte significativa della presentazione ha riguardato il fenomeno del bioaccumulo. Studi recenti mostrano:

  • presenza di metalli pesanti nei suoli, anche in aree sensibili come parchi giochi vicino ai cementifici
  • aumento delle concentrazioni di metalli tossici nei bambini che vivono nelle aree più esposte

Secondo Di Ciaula, questi dati dimostrano che l’impatto non è solo ambientale ma anche biologico e sanitario, con effetti cumulativi nel tempo.

Evidenze epidemiologiche: malattie e mortalità

Un punto centrale dell’intervento ha riguardato le evidenze epidemiologiche. Numerosi studi internazionali indicano che vivere in prossimità di cementifici è associato a:

  • aumento di malattie respiratorie croniche,
  • maggiore rischio di ricoveri per patologie cardiovascolari e respiratorie,
  • incremento di mortalità e incidenza di tumori.

In particolare:

  • chi vive entro 1 km da un cementificio ha un rischio significativamente più alto di sviluppare patologie come l’enfisema
  • studi su larga scala evidenziano un aumento del rischio di tumori entro 3–5 km dagli impianti, inclusi tumori del polmone e del colon-retto
  • nei bambini è stato osservato un incremento del rischio di tumori ossei in prossimità di aree industriali

Il nodo della combustione dei rifiuti

Ampio spazio è stato dedicato anche all’utilizzo di combustibili alternativi (CSS – combustibile solido secondario) nei cementifici. Secondo Di Ciaula:

  • i benefici ambientali dichiarati risultano controversi,
  • le emissioni di alcuni inquinanti, come gli ossidi di azoto, non si riducono in modo significativo,
  • esiste una criticità normativa, con limiti emissivi più elevati rispetto agli inceneritori.

Inoltre, la presenza di sostanze altamente tossiche e cancerogene, come diossine e metalli pesanti, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione per la salute pubblica.

Economia circolare e tutela della salute

Nel contesto della transizione verso l’economia circolare, l’intervento ha evidenziato la necessità di evitare che pratiche come il recupero energetico nei cementifici vengano considerate automaticamente sostenibili.

Di Ciaula ha ribadito che la tutela della salute deve rimanere un criterio prioritario, sottolineando l’importanza di:

  • valutazioni indipendenti e trasparenti,
  • monitoraggi ambientali e sanitari rigorosi,
  • applicazione del principio di precauzione nelle politiche industriali.

Un dibattito aperto

Il convegno di Gubbio ha confermato come il tema dell’economia circolare, applicato al settore del cemento, resti complesso e controverso.

Da un lato, la necessità di ridurre l’uso di risorse e rifiuti; dall’altro, le evidenze scientifiche che richiamano attenzione sui potenziali impatti sanitari delle soluzioni adottate.

L’intervento di ISDE Italia si inserisce in questo dibattito con un messaggio chiaro: non esiste vera sostenibilità senza protezione della salute umana e degli ecosistemi.