La seconda giornata del Congresso ISDE Italia 2025 si è aperta con una sessione densa e articolata dedicata a una domanda cruciale: che cosa stiamo facendo per proteggere l’ambiente e cosa dovremmo fare?
Dal clima all’inquinamento, dai metalli pesanti agli interferenti endocrini, fino alle emergenze chimiche e ai rischi della tecnologia, la mattinata ha attraversato i principali fronti sanitari della crisi ambientale contemporanea, secondo il programma ufficiale del Congresso .
Nel pomeriggio, la quarta sessione — “Translating Science into Policy” — ha posto al centro il tema della relazione tra conoscenza scientifica, advocacy e politiche pubbliche: un passaggio fondamentale di un Congresso che celebra i 35 anni di attività di ISDE e rilancia il ruolo della professione medica nella difesa della salute e del pianeta.
In questo quadro si è inserita la relazione di Samantha Pegoraro, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: un contributo che ha evidenziato come la scienza, quando tradotta in scelte politiche, possa diventare uno strumento potente per ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico e accelerare la transizione verso un mondo più sano.
L’inquinamento atmosferico: un rischio sanitario maggiore del fumo, della pressione alta e dell’obesità
Pegoraro ha ricordato che il 24% di tutti i decessi globali è legato a fattori ambientali, pari a 13,7 milioni di morti ogni anno. Tra questi, l’inquinamento atmosferico è responsabile di circa 7 milioni di vittime annuali, un dato che lo colloca tra i principali fattori di rischio per mortalità e morbilità nel mondo, comparabile — o peggiore — di fumo, ipertensione e alto indice di massa corporea.
Un numero colpisce più di tutti: nel 2023 il 99,9% della popolazione mondiale respirava aria non sana.
Gli impatti sulla salute sono trasversali: ictus, malattie cardiovascolari, tumori del polmone, broncopneumopatia cronica ostruttiva, infezioni respiratorie, asma. Oltre l’80% delle morti premature da inquinamento riguarda patologie croniche non trasmissibili (NCDs).
Chi paga il prezzo più alto
Pegoraro ha illustrato come l’esposizione e la suscettibilità non siano distribuite equamente:
- bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con patologie croniche sono più sensibili;
- le popolazioni a basso reddito, chi vive in aree degradate o è esposto a combustibili inquinanti in casa subisce livelli più elevati di esposizione;
- i Paesi a basso e medio reddito registrano il 90% dei decessi da inquinamento atmosferico.
Le radici comuni: clima e qualità dell’aria
Due terzi delle emissioni esterne di inquinanti derivano dalla combustione di combustibili fossili. Le curve che descrivono le fonti di CO₂ e quelle di PM2.5 urbani sono quasi sovrapponibili: agire sull’aria pulita significa agire sul clima, e i co-benefici sanitari, economici e sociali possono accelerare la transizione.
I costi globali dell’inquinamento da PM2.5 nel 2019 sono stati stimati in 8.100 miliardi di dollari, pari al 6,1% del PIL mondiale.
Verso obiettivi globali più ambiziosi: Cartagena 2025
La relazione ha ricordato la recente Seconda Conferenza Globale OMS sull’Inquinamento Atmosferico e la Salute, tenuta a Cartagena a marzo 2025, da cui è emerso un nuovo obiettivo condiviso:
ridurre del 50% gli impatti sanitari delle emissioni antropogeniche entro il 2040.
Oltre 50 Paesi e organizzazioni hanno assunto impegni concreti, mentre quasi 50 milioni di operatori sanitari, pazienti e cittadini hanno firmato l’appello globale per l’aria pulita.
Il ruolo dei professionisti sanitari: dalla clinica alla politica
Pegoraro ha sottolineato che il personale sanitario è una “voce di fiducia” e può agire su tre livelli:
- micro: informare e consigliare i pazienti più vulnerabili;
- meso: promuovere consapevolezza nelle comunità e tra colleghi;
- macro: portare l’argomento aria pulita all’interno delle politiche pubbliche, interloquendo direttamente con decisori locali e nazionali.
Per supportare questo impegno, l’OMS ha messo a disposizione strumenti educativi completi:
corsi online, toolkit per la formazione, materiali per advocacy e comunicazione.
“Usate la vostra voce”, è stato l’appello finale: le organizzazioni sanitarie devono integrare inquinamento e clima nelle proprie agende, promuovere campagne di sensibilizzazione, dialogare con i sindaci, partecipare ai negoziati internazionali.
ISDE e l’appello OMS: una convergenza naturale
La relazione ha trovato una forte risonanza nella missione di ISDE: la medicina orientata alla prevenzione, alle politiche pubbliche e alla difesa della salute attraverso la tutela dell’ambiente.
In un congresso dedicato alla tripla crisi — clima, inquinamento, perdita di biodiversità — l’intervento dell’OMS ha rappresentato un richiamo netto al ruolo guida delle professioni sanitarie: non spettatori, ma protagonisti di un cambiamento che può salvare milioni di vite.
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