Un nuovo documento di posizione richiama le conseguenze sanitarie, ambientali e climatiche dei conflitti e chiede più diplomazia, controllo degli armamenti, tutela dei civili e trasparenza sugli impatti delle politiche militari.
La guerra non rappresenta soltanto un problema politico, militare o umanitario: è uno dei più gravi determinanti evitabili di morte, malattia, distruzione ambientale e disuguaglianza. Da questa considerazione prende le mosse il nuovo documento di posizione di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, intitolato “La prevenzione della guerra è prevenzione primaria dei danni alla salute”. 2026 Guerra salute e ambiente
Il documento propone di guardare ai conflitti anche attraverso la lente della sanità pubblica. Le conseguenze, infatti, vanno molto oltre le vittime direttamente provocate dalle armi: la distruzione dei sistemi sanitari e delle infrastrutture civili, l’interruzione delle cure, la fame, le migrazioni forzate, i traumi psichici, l’impoverimento e la disgregazione delle reti sociali possono produrre effetti che durano per anni e coinvolgono anche le generazioni successive. 2026 Guerra salute e ambiente
Guerra, ambiente e crisi climatica
ISDE sottolinea anche la dimensione ambientale dei conflitti. Le guerre possono contaminare aria, acqua e suolo, distruggere ecosistemi e biodiversità, produrre macerie e rifiuti pericolosi e compromettere risorse essenziali per la salute delle popolazioni. A questo si aggiungono le emissioni climalteranti legate alle attività militari, ai combattimenti, alla distruzione delle infrastrutture e alla successiva ricostruzione. 2026 Guerra salute e ambiente
Il documento richiama una stima del Conflict and Environment Observatory e di Scientists for Global Responsibility secondo cui l’insieme delle forze armate mondiali e delle relative filiere sarebbe responsabile di un’impronta pari a circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra. ISDE precisa però che si tratta di una stima dell’intero settore militare, non delle sole guerre in corso, e che il dato non comprende pienamente le emissioni dei combattimenti, delle distruzioni e della ricostruzione. 2026 Guerra salute e ambiente
Da qui la richiesta di una rendicontazione pubblica, trasparente e comparabile delle emissioni delle forze armate e, nei limiti in cui sia scientificamente possibile stimarle, di quelle associate ai conflitti.
Sicurezza umana, diplomazia e disarmo
Uno dei punti centrali del documento riguarda il concetto stesso di sicurezza. Se la guerra produce malattia e morte, sostiene ISDE, diplomazia, prevenzione dei conflitti, controllo degli armamenti, non proliferazione e disarmo possono essere considerati anche strumenti di prevenzione sanitaria.
Questo approccio, precisa l’associazione, non nega il diritto alla difesa individuale e collettiva riconosciuto dal diritto internazionale né il dovere delle istituzioni di proteggere le popolazioni dalle aggressioni. L’obiettivo è invece affiancare agli strumenti di difesa il rafforzamento della diplomazia, della mediazione, della cooperazione internazionale e delle capacità civili di prevenzione e gestione dei conflitti. 2026 Guerra salute e ambiente
Particolare attenzione viene riservata al disarmo nucleare e alla necessità di considerare, accanto alle minacce militari, anche crisi climatica, pandemie, insicurezza alimentare e idrica, povertà, disuguaglianze e degrado degli ecosistemi.
Proteggere chi subisce un’aggressione e lavorare per fermare la guerra
Il documento affronta esplicitamente anche il rapporto tra diritto alla difesa e prevenzione della guerra: «Aggressione e resistenza non sono equivalenti». Le popolazioni aggredite, ricorda ISDE, mantengono i diritti riconosciuti dal diritto internazionale e la resistenza può assumere forme civili e nonviolente ma, nelle condizioni previste dal diritto internazionale, anche forme di difesa armata. 2026 Guerra salute e ambiente
Per l’associazione, riconoscere questi diritti non è incompatibile con l’obiettivo di impedire che la guerra diventi permanente e che l’escalation militare venga considerata l’unica strada disponibile. La priorità deve rimanere la protezione dei civili, dei bambini, dei feriti e dei malati, degli operatori e delle strutture sanitarie e delle infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza delle popolazioni. 2026 Guerra salute e ambiente
Le richieste di ISDE alle istituzioni
Nel documento ISDE formula una serie di richieste alle istituzioni italiane, europee e internazionali. Tra queste: valutare e rendere pubblici gli impatti sanitari, ambientali, climatici e sociali delle politiche militari; rafforzare diplomazia preventiva e mediazione; rilanciare politiche multilaterali di controllo degli armamenti, disarmo e non proliferazione; valutare il costo-opportunità delle spese militari rispetto agli investimenti in salute, istruzione, ricerca, riduzione delle disuguaglianze e politiche climatiche. 2026 Guerra salute e ambiente
ISDE chiede inoltre maggiore trasparenza nei rapporti fra decisori pubblici e industria degli armamenti, una tutela effettiva dell’obiezione di coscienza secondo gli standard internazionali, la protezione delle infrastrutture civili e sanitarie e un rafforzamento della tutela dell’ambiente durante e dopo i conflitti. 2026 Guerra salute e ambiente
Un ruolo per medicina e sanità pubblica
La parte conclusiva chiama direttamente in causa il mondo sanitario. Secondo ISDE, la medicina non può limitarsi a curare le vittime: medici, ricercatori e istituzioni sanitarie hanno anche il compito di studiare, documentare e comunicare le conseguenze dirette e indirette dei conflitti e contribuire alla loro prevenzione. 2026 Guerra salute e ambiente
Per questo l’associazione propone sistemi indipendenti di sorveglianza degli effetti dei conflitti su mortalità, malattie, salute mentale, salute materno-infantile, sistemi sanitari, ambiente e clima, insieme a un maggiore coinvolgimento delle istituzioni sanitarie e delle società scientifiche nella valutazione degli impatti delle politiche che possono aumentare il rischio di conflitto. 2026 Guerra salute e ambiente
Il messaggio finale sintetizza l’impostazione dell’intero documento: la guerra non è una calamità naturale, ma deriva da decisioni e processi umani e può quindi essere oggetto di prevenzione. Per ISDE, pace, prevenzione dei conflitti, disarmo, tutela dell’ambiente e del clima, sicurezza umana e libertà di coscienza rientrano tutti in una prospettiva di prevenzione primaria. 2026 Guerra salute e ambiente
Fonte: ISDE Italia, La prevenzione della guerra è prevenzione primaria dei danni alla salute. Documento di posizione, settembre 2026.
