La segnalazione di CieloBuio ha portato alla rimozione di potenti proiettori installati presso il Rifugio Baita Adamè, in alta Val Adamè. Il caso richiama l’attenzione sugli effetti della luce artificiale non solo sul cielo notturno, ma anche sulla fauna, sugli insetti e sugli equilibri degli ecosistemi.
Un impianto di illuminazione con proiettori progettati per stadi e arene sportive, installato sulla facciata di un rifugio alpino nel cuore di un’area sottoposta a elevata tutela ambientale. È quanto accaduto al Rifugio Baita Adamè, in alta Val Adamè, nel territorio di Saviore dell’Adamello, in provincia di Brescia. Dopo una segnalazione di CieloBuio OdV – Coordinamento per la protezione del cielo notturno, i proiettori sono stati rimossi. (Giornale di Brescia)
La vicenda assume particolare rilievo per la collocazione del rifugio. L’area ricade infatti all’interno di due siti della Rete Natura 2000: la Zona Speciale di Conservazione “Vallone del Forcel Rosso” e la Zona di Protezione Speciale “Parco Naturale dell’Adamello”. Si tratta di un ambiente alpino caratterizzato da un cielo naturalmente buio e sottoposto a specifiche misure di tutela della biodiversità. (cielobuio.org)
Proiettori progettati per gli impianti sportivi
Secondo la ricostruzione di CieloBuio, gli apparecchi installati appartenevano a una tipologia destinata all’illuminazione di stadi, arene e impianti sportivi professionali, con potenze comprese, a seconda delle configurazioni, tra 250 e 1.500 watt per singolo corpo illuminante.
L’associazione stima che l’illuminamento prodotto potesse raggiungere valori dell’ordine di dieci volte quelli di riferimento per l’illuminazione di un’autostrada, comparabili a quelli di un campo sportivo di medie dimensioni. Un altro elemento critico era rappresentato dall’orientamento: i proiettori non erano rivolti verso il basso, ma installati su un piano verticale, con una quota rilevante del flusso luminoso dispersa sopra l’orizzonte e quindi verso il cielo.
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Non è soltanto una questione di cielo stellato
La vicenda mette in evidenza un aspetto spesso sottovalutato dell’inquinamento luminoso. Per CieloBuio – Coordinamento per la protezione del cielo notturno, l’impatto dell’illuminazione artificiale in un contesto simile non riguarda soltanto la qualità del cielo notturno, ma può interessare anche la fauna, gli insetti e gli equilibri degli ecosistemi.
In ambienti naturali caratterizzati da condizioni di oscurità, l’introduzione di sorgenti luminose intense può infatti interferire con i ritmi biologici e i comportamenti della fauna notturna, influenzare gli insetti e incidere sulle relazioni ecologiche tra le diverse specie. Nel caso della Val Adamè, la questione assume un rilievo ancora maggiore proprio perché l’area appartiene alla Rete Natura 2000, istituita dalle direttive europee “Habitat” e “Uccelli”.
La segnalazione e la rimozione
CieloBuio aveva presentato la propria segnalazione al Comune di Saviore dell’Adamello il 29 giugno 2026, informando anche la Comunità Montana di Valle Camonica, il Parco Naturale Adamello Brenta e il Nucleo Carabinieri Forestale di Breno.
Il Comune ha avviato il procedimento il 10 luglio. Cinque giorni dopo l’Associazione Gruppo Volontari Baita Adamè ODV, che gestisce la struttura, ha comunicato di avere rimosso gli apparecchi, precisando che erano stati installati come prova per valutare possibili soluzioni di illuminazione esterna legate alla sicurezza e, in particolare, all’eventuale atterraggio di emergenza dell’elisoccorso nelle ore notturne.
CieloBuio sottolinea tuttavia che esistono specifiche soluzioni per le piazzole destinate all’elisoccorso notturno, basate tra l’altro su apparecchi schermati, accensione temporanea e luce contenuta e opportunamente direzionata. (bsnews.it)
Un successivo accesso agli atti ha inoltre fatto emergere, secondo quanto comunicato dal Comune il 28 agosto, che non risultavano acquisiti agli atti comunali il progetto illuminotecnico, i dati fotometrici, le dichiarazioni di conformità e l’autorizzazione sindacale.
La rimozione dei proiettori ha comunque consentito di ripristinare le condizioni di oscurità naturale dell’area. L’episodio rappresenta un caso concreto di come la gestione dell’illuminazione artificiale debba essere considerata parte della tutela degli ecosistemi, soprattutto nelle aree naturali protette, dove anche la notte e il buio costituiscono componenti dell’ambiente da preservare.
