A soli quattro mesi dall’inizio del 2026, numerose città italiane hanno già superato o sono molto vicine ai limiti che entreranno in vigore con la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria nel 2030. I dati elaborati dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Clean Cities Campaign e Kyoto Club, in collaborazione con ISDE Italia, mostrano un quadro ancora fortemente critico per biossido di azoto (NO2), PM10 e PM2,5, soprattutto nelle aree urbane ad alta densità di traffico.
Le tabelle, costruite sui dati delle ARPA regionali aggiornati a fine aprile 2026, evidenziano come molte stazioni abbiano già superato il numero massimo di giorni consentiti dalle future soglie europee e, ancor più, dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
NO2: traffico urbano ancora fuori controllo
Per il biossido di azoto, inquinante strettamente legato al traffico veicolare e in particolare ai motori diesel, la situazione più critica si registra a Palermo, Napoli, Torino, Genova e Milano.
La centralina di Palermo – Di Blasi ha già registrato 60 giorni oltre i 50 µg/m³, ben oltre il limite europeo previsto dal 2030, che consente un massimo di 18 superamenti annuali. Napoli – Ente Ferrovie è a 36 giorni, Torino Rebaudengo e Genova Via Buozzi a 34, mentre Milano Marche raggiunge 24 giorni.
Ancora più impressionante il confronto con le indicazioni dell’OMS, che raccomanda di non superare i 25 µg/m³ per più di 3-4 giorni all’anno. Palermo ha già accumulato 110 giorni oltre questa soglia, Milano Marche 119, Torino Rebaudengo 116 e Catania Viale Vittorio Veneto 117.
Le medie annuali restano anch’esse molto elevate: Palermo registra una media di 48 µg/m³ dall’inizio dell’anno, Milano Marche 44, Torino Rebaudengo 44 e Genova Via Buozzi 42, valori lontanissimi dalla soglia OMS di 10 µg/m³ e ben superiori anche al futuro limite europeo di 20 µg/m³.
PM2,5: polveri fini oltre i limiti già in primavera
Anche per il PM2,5 la situazione appare preoccupante. Secondo la nuova Direttiva europea, dal 2030 il limite giornaliero di 25 µg/m³ non potrà essere superato per più di 18 giorni all’anno. Eppure molte città hanno già ampiamente oltrepassato questa soglia entro aprile.
Padova Mandria registra 52 giorni oltre il limite, Milano Marche 50, Milano Pascal 49, Torino Rubino 48 e Torino Rebaudengo 47. Seguono Modena Parco Ferrari con 44 giorni e Parma Cittadella con 42.
Le raccomandazioni OMS risultano ancora più lontane: il valore guida di 15 µg/m³ è stato superato per 83 giorni a Torino Rebaudengo, 81 a Milano Marche, 80 a Padova Mandria e 78 a Verona Giarol Grande.
Le medie annuali confermano un’esposizione cronica elevata: Milano Marche e Venezia Parco Bissuola raggiungono 27 µg/m³, Padova Mandria 26 e Torino Rebaudengo 25, quando l’OMS raccomanda una media annua inferiore a 5 µg/m³.
PM10: superamenti diffusi nella Pianura Padana
Il quadro del PM10 continua a riflettere la particolare vulnerabilità della Pianura Padana. Le stazioni più critiche risultano Milano Marche, Verona Corso Milano e Modena Giardini.
Milano Marche ha già registrato 49 giorni oltre i 45 µg/m³, Verona Corso Milano 43 e Modena Giardini 40. Anche Venezia Tagliamento, Vicenza Quartiere Italia e Vicenza San Felice mostrano livelli molto elevati.
Rispetto all’attuale normativa italiana, che consente fino a 35 superamenti del limite di 50 µg/m³, alcune centraline sono già oltre soglia dopo appena quattro mesi: Milano Marche è a 41 superamenti, Verona Corso Milano a 40 e Modena Giardini a 35.
Le medie annuali confermano una situazione strutturale: Milano Marche registra 42 µg/m³, Verona Corso Milano 41 e Brescia Villaggio Sereno 39, molto al di sopra delle indicazioni OMS che raccomandano una media annua inferiore a 15 µg/m³.
Un ritardo che pesa sulla salute pubblica
I dati mostrano con chiarezza che molte città italiane non sono ancora pronte agli standard europei del 2030, nonostante l’entrata in vigore delle nuove norme sia ormai vicina. Il quadro appare particolarmente grave nelle aree urbane con traffico intenso e nelle città della Pianura Padana, dove le condizioni meteo-climatiche favoriscono l’accumulo degli inquinanti.
Secondo ISDE Italia e le associazioni promotrici del monitoraggio, questi numeri confermano la necessità di accelerare le politiche di riduzione del traffico privato, elettrificazione del trasporto pubblico, sviluppo della mobilità attiva e limitazione delle emissioni legate al riscaldamento domestico e alle attività industriali.
L’inquinamento atmosferico continua infatti a rappresentare uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute, associato a malattie cardiovascolari, respiratorie, tumori e mortalità prematura.
