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Il ciclone Harry, che ha sferzato Calabria, Sardegna e Sicilia, è parte di una serie di eventi estremi, sempre più gravi e sempre più frequenti, che flagellano e flagelleranno in maniera crescente il nostro Paese. Gli impatti che ne conseguono sono sempre più gravi inclusa, spesso, la perdita di vite umane. Cosa si sta facendo in Italia per prevenire ed attenuare questi impatti devastanti?

In Francia nel 2025 è stato varato il terzo Piano Nazionale di adattamento al cambiamento climatico. La Germania ha adottato a dicembre 2024 la nuova strategia di adattamento. In Gran Bretagna è operativo il terzo piano nazionale di adattamento, che copre il periodo 2023-2028.

In Italia il primo Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) è stato approvato a fine 2023. Un anno fa sessanta tra ricercatori, accademici, tecnici ed esperti del settore hanno sottoscritto un documento su Azioni urgenti di adattamento e mitigazione. Il documento è stato inviato al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti, oltre che ad amministratori e politici statali e locali. Da allora cosa è stato fatto? L’unica novità a nostra conoscenza è l’istituzione, il 16 dicembre 2025, dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, le cui modalità e tempistiche di funzionamento non sembrano compatibili con l’urgenza di mettere in sicurezza in territorio italiano. Noi crediamo che sia doveroso chiedere conto al Governo delle azioni messe in atto in merito alla mitigazione e all’adattamento agli eventi estremi, che si sono intensificati e si intensificheranno sempre di più: le misure di adattamento e di mitigazione sono la premessa indispensabile per la realizzazione di obiettivi quali welfare, sicurezza, attività economiche, tutti settori messi a rischio da alluvioni, smottamenti, incendi, inondazioni che periodicamente frantumano porzioni sempre più ampie di territorio, comprese abitazioni, ospedali, infrastrutture, servizi e insediamenti produttivi, senza contare le vittime umane anche a causa delle crescenti ondate di calore. Il semplice ripristino dell’esistente è non solo totalmente insufficiente, ma deleterio perché ripropone le medesime fragilità in una situazione di eventi estremi crescenti. In tutto questo va fatta anche una riflessione seria sul Ponte sullo Stretto di Messina, sia perché la sua progettazione dovrebbe tenere conto del progressivo incremento nel tempo degli eventi estremi, sia perché tali eventi, in assenza di misure di adattamento, lo rendono un collegamento tra infrastrutture di trasporto devastate.

Tutto ciò premesso, come ISDE Italia chiediamo al Governo di dare conto di quali politiche a breve, medio e lungo periodo si stanno attuando nel nostro Paese, per far fronte a quanto sopra.