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In questa foto del 2015 (ero 11 anni più giovane ) ero a Taranto per chiedere un “piano B” per la città e per i Tarantini basandomi sulle evidenze epidemiologiche disponibili. Non è stata l’unica volta e non sono certo stato l’unico a chiederlo nel corso degli anni. Mi hanno fatto compagnia autorevoli scienziati, medici, ambientalisti e associazioni di cittadini. Ora la Corte d’Appello di Milano ha imposto di fermare l’area a caldo dell’ex Ilva entro novanta giorni se non saranno rimossi i rischi da amianto e polveri. La sentenza viene indicata da molti come una vittoria importante ed è certamente così. Ma è anche la certificazione del completo fallimento e della miopia di uno Stato che per decenni ha sostenuto la tirannia del diritto a produrre acciaio sul diritto alla salute, stanziando centinaia di milioni di euro per innumerevoli decreti “salva-ILVA” e circa quattro miliardi di euro tra prestiti ponte e ricapitalizzazioni. Un sostegno che ha generato la condanna dello Stato italiano da parte della corte di Strasburgo (vedi qui https://www.facebook.com/photo?fbid=10218003212221173&set=a.1074684956644 ) e che ha causato danni incalcolabili. Un sostegno che ha impegnato ingenti risorse economiche per continuare a sostenere l’insostenibile, piuttosto che promuovere bonifiche, risanamento ambientale e riconversione industriale. Che ha puntato sempre e solo sull’acciaio come unica soluzione possibile, negando a lavoratori e cittadini una via d’uscita ed alternative occupazionali e di sviluppo compatibili con la tutela della salute. Se anche tra novanta giorni a Taranto il rubinetto dell’inquinamento dovesse chiudersi, l’entità del danno ambientale sino ad ora causato continuerà a generare effetti negativi sanitari almeno per le prossime due generazioni. Alle vittorie giudiziarie continua a fare da contraltare l’inerzia e l’incoscienza politica. Il “piano B” rappresenta una necessità ormai inderogabile e la tutela di ambiente e salute deve diventare concretamente e urgentemente la vera priorità nell’agenda di qualunque politica pubblica.

Agostino Di Ciaula

Presidente Comitato scientifico ISDE Italia