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Più tutela della salute senza sacrificare l’efficienza amministrativa. È questo il filo conduttore delle osservazioni presentate da ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente durante l’audizione presso l’VIII Commissione del Senato sullo schema di decreto legislativo (Atto n. 420) che recepisce la Direttiva (UE) 2024/1785 sulle emissioni industriali.

Il documento, illustrato dalla professoressa Margherita Ferrante, individua dieci punti di miglioramento del testo, con l’obiettivo di rendere più efficace l’attuazione della riforma, evitando criticità procedurali e rafforzando l’integrazione tra tutela ambientale e salute pubblica. 

Suggerimenti ISDE x VIII Commissione Senato.pdf

Una riforma strategica per ambiente e salute

Il recepimento della nuova direttiva europea rappresenta un passaggio cruciale per aggiornare il sistema delle autorizzazioni ambientali degli impianti industriali, ampliando il campo di applicazione delle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA), rafforzando i controlli e introducendo nuovi strumenti per la tutela della salute.

Secondo ISDE, tuttavia, il nuovo impianto normativo presenta alcune criticità operative che rischiano di rallentare le procedure, aumentare il contenzioso e creare incertezze applicative. Per questo l’associazione propone una serie di correttivi che consentirebbero di mantenere elevati livelli di protezione ambientale senza appesantire inutilmente il sistema autorizzativo. 

Coordinare meglio VIA e AIA

Una delle principali criticità riguarda il rapporto tra Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Il decreto stabilisce che la domanda di AIA possa essere presentata soltanto dopo il rilascio della VIA favorevole o della decisione di non assoggettabilità. Questa scelta elimina le sovrapposizioni che in passato rallentavano le autorizzazioni, ma introduce una rigida sequenza temporale che potrebbe allungare significativamente i tempi per l’avvio dei nuovi impianti.

ISDE propone quindi di consentire una pre-istruttoria tecnica dell’AIA durante lo svolgimento della VIA, così da verificare preventivamente documentazione e aspetti tecnici, riducendo i tempi complessivi senza compromettere la corretta sequenza dei procedimenti. In alternativa, suggerisce di fissare termini massimi per l’avvio e la conclusione dell’AIA dopo la VIA. 

Monitoraggi più mirati e basati sul rischio

Un secondo tema riguarda l’individuazione delle sostanze da monitorare nelle emissioni industriali.

La nuova normativa fa riferimento alle sostanze “effettivamente emesse”, ma l’assenza di criteri tecnici precisi potrebbe spingere i gestori ad adottare monitoraggi eccessivamente estesi, con costi elevati e benefici limitati.

Per evitare questo rischio, ISDE propone criteri oggettivi basati sul ciclo produttivo, sulle materie prime utilizzate, sulle Migliori Tecniche Disponibili (BAT), sui dati storici delle emissioni e sulla valutazione del rischio ambientale, concentrando i controlli sulle sostanze realmente rilevanti. 

Deroghe BAT: rigore sì, ma con proporzionalità

La direttiva irrigidisce anche il sistema delle deroghe ai limiti emissivi previsti dalle BAT.

Le deroghe potranno essere concesse solo in presenza di rigorose valutazioni di sproporzione dei costi e dovranno essere riesaminate obbligatoriamente ogni quattro anni.

ISDE suggerisce un sistema differenziato, mantenendo il controllo quadriennale per gli impianti a maggiore impatto ma prevedendo intervalli di sei o otto anni per quelli che dimostrino nel tempo prestazioni ambientali stabili e assenza di superamenti dei limiti. 

Più flessibilità nelle emergenze

Un’altra questione riguarda le deroghe previste durante crisi energetiche o problemi di approvvigionamento delle materie prime.

Il decreto limita tali deroghe a tre mesi, prorogabili una sola volta, con controllo della Commissione europea.

Per ISDE, in presenza di crisi sistemiche prolungate questa durata potrebbe risultare insufficiente. L’associazione propone quindi una maggiore flessibilità, adeguando la durata delle deroghe all’effettiva persistenza dell’emergenza e definendo procedure più rapide nei rapporti con la Commissione europea. 

Nuovi settori coinvolti, ma servono risorse

L’estensione dell’AIA ai produttori di batterie, alle attività estrattive e a numerosi allevamenti intensivi comporterà un forte incremento del lavoro per le amministrazioni competenti.

ISDE evidenzia la necessità di rafforzare gli uffici tecnici regionali e statali destinando una quota delle tariffe istruttorie al potenziamento del personale e degli strumenti informatici. Per gli allevamenti di minori dimensioni viene inoltre proposta una procedura semplificata con prescrizioni standardizzate. 

Il riconoscimento del danno sanitario

Tra le innovazioni più significative figura l’introduzione del diritto al risarcimento del danno alla salute derivante dalla violazione delle prescrizioni contenute nelle AIA.

Pur giudicando positivamente il rafforzamento della tutela dei cittadini, ISDE osserva che la novità potrebbe determinare un aumento del contenzioso.

Per questo propone una valutazione tecnica preventiva, affidata a un gruppo multidisciplinare con competenze ambientali e sanitarie, capace di verificare tempestivamente il nesso tra eventuali violazioni e danno sanitario, favorendo anche interventi correttivi prima del ricorso al giudice. 

Ambiente e salute: serve un vero coordinamento

Il decreto rafforza il coinvolgimento del Ministero della Salute nella Commissione AIA, ma secondo ISDE permane il problema della frammentazione delle competenze tra Ministeri, Regioni ed enti locali.

Per migliorare il coordinamento viene proposta una piattaforma digitale unica attraverso cui tutte le amministrazioni possano condividere in tempo reale pareri e documentazione, accompagnata da tempi certi per le valutazioni degli esperti sanitari, evitando nuovi rallentamenti burocratici. 

Semplificare le modifiche minori

Il decreto introduce procedure più rigide anche per modifiche non sostanziali degli impianti, comprese alcune manutenzioni straordinarie.

ISDE suggerisce una procedura semplificata basata su una comunicazione preventiva del gestore e una rapida verifica tecnica da parte dell’autorità competente, rinviando l’aggiornamento formale dell’autorizzazione al primo riesame utile quando non vi siano effetti significativi sulle emissioni. 

Valutazioni europee e digitalizzazione

Tra gli altri aspetti affrontati figurano il nuovo obbligo di valutare gli impatti ambientali anche su scala europea e non solo locale, per il quale ISDE propone linee guida nazionali condivise, e la digitalizzazione delle procedure autorizzative.

Sul secondo punto l’associazione giudica eccessivamente lontana la scadenza del 31 dicembre 2035 prevista per il completamento dei sistemi digitali, proponendo invece un cronoprogramma con obiettivi intermedi verificabili e un tavolo permanente di coordinamento tra Stato e Regioni. 

Una riforma da accompagnare con strumenti efficaci

Le osservazioni presentate da ISDE non mettono in discussione gli obiettivi della nuova direttiva europea, ma puntano a rendere la sua applicazione più efficace, equilibrata e realmente orientata alla tutela della salute pubblica.

L’associazione sottolinea come una normativa ambientale moderna debba coniugare rigore scientifico, efficienza amministrativa e prevenzione sanitaria, garantendo autorizzazioni più trasparenti, controlli mirati e una maggiore integrazione tra competenze ambientali e sanitarie, affinché la transizione verso un’industria più sostenibile produca benefici concreti per cittadini e territori.