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La preparazione alle future pandemie passa sempre più da esercitazioni concrete e coordinate a livello globale. È questo il messaggio che arriva da Exercise Polaris II, la simulazione ad alto livello organizzata dall’World Health Organization e conclusa il 27 aprile 2026.

L’iniziativa ha coinvolto 26 Paesi e territori, oltre 600 esperti di emergenze sanitarie e più di 25 organizzazioni internazionali, mettendo alla prova la capacità di risposta a un’ipotetica epidemia globale causata da un nuovo batterio.

Dalla teoria alla pratica: testare la risposta globale

Svoltasi il 22 e 23 aprile, l’esercitazione ha simulato condizioni realistiche di crisi sanitaria, con l’obiettivo di verificare:

  • attivazione delle strutture di emergenza nazionali
  • flussi informativi tra Paesi e organizzazioni
  • coordinamento delle risposte sanitarie
  • capacità di mobilitare rapidamente il personale

Ogni Paese partecipante ha operato come in una vera emergenza, condividendo dati, allineando politiche e rafforzando la cooperazione internazionale.

Come ha sottolineato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, “la cooperazione globale non è opzionale: è essenziale”.

Il ruolo del Global Health Emergency Corps

Al centro dell’esercitazione due strumenti strategici sviluppati dall’OMS:

  • il Global Health Emergency Corps (GHEC)
  • il National Health Emergency Alert and Response Framework

Il GHEC, lanciato nel 2025, punta a rafforzare la forza lavoro sanitaria globale nelle emergenze, basandosi su principi di:

  • sovranità
  • equità
  • solidarietà

L’obiettivo è migliorare la collaborazione tra Paesi, facilitando lo scambio di informazioni e il dispiegamento rapido di personale sanitario a livello regionale e globale.

Il secondo framework definisce invece funzioni, sistemi di coordinamento e azioni necessarie per risposte efficaci a livello locale e nazionale.

Innovazione e intelligenza artificiale

Un elemento innovativo di Polaris II è stato l’utilizzo di strumenti basati su intelligenza artificiale per:

  • organizzare il personale sanitario
  • pianificare le risposte
  • migliorare la gestione delle risorse

Un segnale chiaro di come le tecnologie digitali stiano diventando parte integrante della sicurezza sanitaria globale.

Una rete globale di risposta alle emergenze

L’esercitazione ha coinvolto alcune delle principali organizzazioni sanitarie internazionali, tra cui:

  • Africa Centres for Disease Control and Prevention
  • International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies
  • Médecins Sans Frontières
  • UNICEF
  • Global Outbreak Alert and Response Network

Una collaborazione ampia che riflette la complessità delle emergenze sanitarie moderne, sempre più interconnesse e transnazionali.

Prepararsi al futuro, insieme

Polaris II rappresenta il secondo step di un percorso avviato nel 2025 e rientra nel programma pluriennale HorizonXdell’OMS, pensato per trasformare la preparazione alle emergenze da attività episodica a investimento continuo.

Secondo Chikwe Ihekweazu, l’esercitazione mostra cosa significa essere davvero pronti: una forza lavoro sanitaria “organizzata, formata e connessa”, capace di intervenire ovunque e in qualsiasi momento.

Perché è rilevante

La pandemia da Covid-19 ha evidenziato quanto il mondo sia vulnerabile alle crisi sanitarie globali. Oggi, iniziative come Polaris II indicano un cambio di passo: dalla reazione all’anticipazione.

La sfida è costruire sistemi sanitari resilienti, capaci di rispondere rapidamente a minacce emergenti, riducendo impatti sanitari, sociali ed economici.