Al Congresso nazionale di Sansepolcro, Elisabetta Chellini ha presentato un percorso per rafforzare le attività formative di ISDE Italia, coinvolgendo soci, giovani, scuole, università e professionisti sanitari. L’obiettivo è costruire un programma annuale condiviso, fondato sull’interdisciplinarità e sui principi di One Health e Planetary Health, con iniziative concrete da realizzare entro il 2027.
Come rafforzare le competenze in materia di ambiente e salute e trasformare le numerose esperienze formative già sviluppate dai Medici per l’Ambiente in un programma nazionale strutturato? È questa la questione affrontata nella sessione «Formazione ISDE: interdisciplinarità e competenze per One Health e Planetary Health», coordinata da Elisabetta Chellini e Flavia Del Grosso, nell’ambito del Congresso nazionale ISDE Italia, in svolgimento a Sansepolcro dal 23 al 25 ottobre 2026.
La riflessione introdotta da Elisabetta Chellini, componente del Comitato scientifico di ISDE Italia, ha posto al centro la necessità di definire quali iniziative formative l’Associazione debba realizzare nei prossimi dodici mesi, con quali partner, risorse e modalità organizzative.
L’obiettivo è passare dalle esperienze sviluppate dalle singole sezioni a una strategia condivisa, capace di collegare conoscenza scientifica, professionisti, istituzioni e cittadinanza.
Tre ambiti prioritari per la formazione
Il percorso illustrato al Congresso ha individuato tre principali ambiti di intervento: la formazione dei soci e il coinvolgimento dei giovani, le attività rivolte al mondo della scuola e dell’università e la formazione continua del personale sanitario, compresa quella accreditata ECM.
Per ciascun ambito è stata proposta una riflessione su quattro questioni fondamentali: individuare i bisogni formativi, definire iniziative nazionali concretamente realizzabili entro un anno, identificare le risorse e le collaborazioni necessarie e valutare le possibilità di finanziamento e sostenibilità economica.
L’impostazione punta a selezionare un numero limitato di azioni effettivamente praticabili, evitando la dispersione delle energie e valorizzando le competenze già disponibili nell’Associazione.
Scuole: valorizzare le esperienze e condividere gli strumenti didattici
Una parte significativa dell’intervento di Chellini è stata dedicata alle attività formative rivolte alle scuole.
Numerose sezioni ISDE svolgono già iniziative di educazione ambientale negli istituti di diverso ordine e grado, ma spesso queste esperienze dipendono dalla disponibilità dei singoli soci e dai rapporti costruiti localmente con le strutture scolastiche.
Da qui la proposta di realizzare una ricognizione nazionale delle attività svolte negli ultimi due anni, raccogliendo informazioni sui progetti realizzati, sulle persone coinvolte, sui materiali didattici utilizzati e sui risultati eventualmente misurati.
L’obiettivo è mettere a disposizione di tutte le sezioni strumenti formativi aggiornati e condivisi, favorendo la diffusione delle esperienze più efficaci.
Tra le ipotesi presentate figura anche l’aggiornamento dei materiali didattici attraverso l’integrazione dei contenuti prodotti nell’ambito dei progetti nazionali ISDE sulle microplastiche e sull’inquinamento atmosferico.
La realizzazione di queste attività richiederebbe il coinvolgimento di un gruppo di soci disponibili a collaborare su base volontaria, valutando anche possibili finanziamenti regionali per la predisposizione di strumenti informativi rivolti alla popolazione.
Università: ambiente e salute devono entrare stabilmente nei percorsi di studio
Un altro tema centrale riguarda la formazione universitaria e post-universitaria, affrontato da Chellini anche attraverso un lavoro di confronto con Antonella Litta.
Già nel Congresso ISDE del 2024 era emersa la necessità di rendere strutturale l’insegnamento delle relazioni tra ambiente e salute nei percorsi universitari. A distanza di due anni, il quadro continua a presentare importanti criticità.
Nella formazione sanitaria, infatti, le tematiche ambientali trovano ancora uno spazio insufficiente e la loro presenza dipende frequentemente dall’iniziativa di singoli docenti.
Il problema riguarda i corsi di laurea in Medicina, Biologia e Professioni sanitarie della prevenzione, ma anche le scuole di specializzazione e i percorsi di formazione in Medicina generale.
La relazione ha richiamato, come esperienza internazionale, lo European Network on Climate and Health Education (ENCHE), una rete nata per favorire l’integrazione delle conoscenze sui cambiamenti climatici e sulla salute nella formazione dei futuri professionisti sanitari. Tra le istituzioni italiane indicate nella presentazione come aderenti figurano l’Università degli Studi di Milano e il corso di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino.
È stato inoltre ricordato il materiale formativo dell’Organizzazione mondiale della sanità dedicato agli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute degli operatori sanitari, disponibile anche in italiano.
Tra le iniziative proposte da ISDE figurano l’avvio di contatti con i responsabili dei corsi universitari e la predisposizione di offerte formative concrete, sotto forma di seminari, attività didattiche elettive e materiali aggiornati.
L’obiettivo è contribuire a superare l’attuale frammentarietà e favorire l’inserimento stabile delle competenze di salute ambientale nella preparazione dei futuri medici e professionisti sanitari.
Formazione continua e nuove opportunità digitali
La riflessione congressuale ha riguardato anche la formazione continua del personale sanitario, con particolare attenzione alla possibilità di sviluppare ulteriormente la piattaforma formativa di ISDE.
Tra gli strumenti considerati figurano corsi online, formazione a distanza, webinar, schede di approfondimento e materiali scientifici, valutando anche le possibilità offerte dall’accreditamento ECM.
Lo sviluppo di questi strumenti potrebbe contribuire a rendere più accessibile la formazione sui temi ambientali e sanitari, facilitando la partecipazione dei professionisti e il collegamento tra le diverse realtà dell’Associazione.
Un’agenda nazionale per il 2027
La proposta organizzativa illustrata da Chellini prevede la costituzione di gruppi di lavoro dedicati ai singoli ambiti formativi e di un Gruppo nazionale Formazione ISDE, composto dai referenti dei gruppi tematici.
Ai gruppi di ambito spetterebbe il compito di individuare le iniziative da realizzare nel 2027, precisandone destinatari, contenuti, tempi, risorse, collaborazioni necessarie e indicatori per misurare i risultati.
Il gruppo nazionale avrebbe invece funzioni di coordinamento, valutazione e predisposizione di un piano annuale da sottoporre agli organismi direttivi e scientifici dell’Associazione.
Il percorso proposto individua due scadenze: entro la fine di dicembre 2026 la predisposizione delle prime ipotesi di attività e dei relativi indicatori; entro febbraio 2027 la definizione del piano d’azione complessivo.
Una specifica lista di controllo dovrebbe consentire di valutare ogni iniziativa sulla base dei bisogni formativi effettivi, dell’esistenza di esperienze precedenti, delle possibilità di collaborazione, della replicabilità nei territori e della sostenibilità organizzativa ed economica.
Dalla formazione occasionale a una strategia condivisa
Il contributo di Chellini ha delineato un possibile cambiamento nel modo di organizzare la formazione di ISDE Italia: non più soltanto iniziative affidate alla disponibilità dei singoli associati, ma un programma coordinato, capace di valorizzare le esperienze locali e renderle accessibili all’intera rete.
L’adozione di un approccio interdisciplinare, coerente con i principi di One Health e Planetary Health, richiede infatti conoscenze e competenze che mettano in relazione la salute umana, la qualità degli ecosistemi e i determinanti ambientali e sociali.
Il passaggio decisivo sarà trasformare le proposte in un’agenda di lavoro concreta, con responsabilità definite e risultati verificabili.
La formazione diventa così uno degli strumenti attraverso cui ISDE Italia può rafforzare la propria capacità di promuovere la prevenzione e contribuire alla diffusione di una cultura della salute ambientale tra professionisti, istituzioni e cittadini.
Fonte: Elisabetta Chellini, «Formazione ISDE: interdisciplinarità e competenze per One Health e Planetary Health», materiali presentati al Congresso nazionale ISDE Italia 2026, Sansepolcro, 23-25 ottobre 2026.
