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Secondo nuove analisi pubblicate da EnergyFlux.com, il conflitto in Iran potrebbe generare profitti straordinari per le compagnie statunitensi del gas, fino a oltre 1 miliardo di dollari a settimana. La chiusura del grande impianto di gas naturale liquefatto (GNL) di Ras Laffan in Qatar – che rappresenta circa un quinto dell’offerta mondiale – ha infatti provocato una carenza di forniture sul mercato globale.

https://www.energyflux.news/war-profits-quantified

L’aumento dei prezzi del gas registrato dall’inizio della crisi ha già raddoppiato la redditività di un singolo carico di GNL destinato all’Europa: da circa 25 milioni di dollari la scorsa settimana a oltre 50 milioni di dollari. Se l’impianto qatariota restasse fermo per un mese, le esportazioni statunitensi potrebbero generare fino a 4 miliardi di dollari di profitti extra, cifra che potrebbe salire fino a 20 miliardi al mese in caso di prolungata interruzione delle forniture fino all’estate. In forte crescita anche i titoli delle società statunitensi del settore, come Venture Global e Cheniere Energy.

Secondo Giulia Giordano, direttrice Strategia Mediterraneo e Globale del think tank ECCO, l’intervento militare statunitense in Iran si inserisce in una più ampia strategia geopolitica legata al controllo delle risorse energetiche globali e alla competizione con Cina e Russia. In questo scenario, avverte Giordano, Europa e Italia rischiano di subire gli effetti più pesanti dell’aumento dei prezzi dell’energia.

Per l’Europa diventa quindi sempre più urgente rafforzare la propria sicurezza energetica puntando su energie rinnovabili, reti, sistemi di accumulo, interconnessioni ed efficienza energetica: una scelta che rappresenta non solo una risposta alla crisi geopolitica, ma anche un passaggio strategico per l’autonomia energetica e per il rispetto degli obiettivi climatici.