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La pratica della caccia torna al centro dell’attenzione per i suoi effetti su ambiente, biodiversità e salute pubblica. Nonostante venga talvolta presentata come strumento utile alla gestione faunistica, emergono con forza le criticità legate a un’attività considerata da molti sempre più anacronistica e incompatibile con le esigenze di tutela degli ecosistemi.

La salvaguardia della biodiversità, sancita anche dall’articolo 9 della Costituzione, rappresenta un pilastro fondamentale per garantire un ambiente sano e vivibile. In questa prospettiva, coerente con l’approccio One Health, la caccia viene indicata come un fattore di pressione sugli ecosistemi, contribuendo alla diminuzione di specie già messe a dura prova dai cambiamenti climatici e dalla perdita di habitat naturali.

Oltre all’impatto ambientale, emergono preoccupazioni legate alla sicurezza. Tra il 2007 e il 2025 si registrano 462 morti causati da armi da caccia, a cui si aggiungono numerosi feriti e casi di uccisione di animali domestici. Numeri che sollevano interrogativi sulla compatibilità di questa attività con la sicurezza dei cittadini e la fruizione condivisa degli spazi naturali.

Il tema assume anche una dimensione etica e culturale. Viene messo in discussione il significato di un’attività che comporta l’uccisione di animali per finalità ricreative, con possibili implicazioni sul piano sociale e sulla percezione della violenza.

Un ulteriore aspetto critico riguarda l’inquinamento da piombo. L’utilizzo di munizioni contenenti questo metallo determina una dispersione stimata in circa 25.000 tonnellate all’anno sul territorio nazionale. Il piombo, altamente tossico, può contaminare la catena alimentare attraverso il consumo di selvaggina, rappresentando un rischio significativo soprattutto per bambini, adolescenti e donne in gravidanza. Le valutazioni più recenti indicano che non esiste una soglia sicura di esposizione.

Il recente divieto dell’uso di piombo nelle munizioni da caccia nelle zone umide ha riacceso il dibattito sulla necessità di ulteriori restrizioni e sulla revisione complessiva della normativa.

Nonostante una quota significativa della popolazione italiana esprima contrarietà alla caccia, questa pratica continua a essere sostenuta anche da interessi economici e politici. Il confronto resta aperto, in un contesto in cui la tutela della salute e dell’ambiente richiede scelte sempre più coerenti con le evidenze scientifiche.