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La presenza di Arsenico nelle acque destinate al consumo umano continua a rappresentare una grave criticità ambientale e sanitaria in diversi territori italiani. Di questo si è discusso sabato 31 gennaio 2026 a Cori (Latina), nel corso di un incontro pubblico dedicato ai rischi sanitari derivanti dall’esposizione all’Arsenico nelle acque ad uso potabile, al quale è intervenuta la dottoressa Franca Maragoni, dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Latina. 

Un problema ambientale e sanitario persistente

Il Comune di Cori, come altre aree della Regione Lazio, convive da tempo con una contaminazione delle acque potabili da Arsenico, spesso con valori superiori al limite di legge di 10 microgrammi per litro. Durante l’incontro è stato ricordato come l’origine di questo contaminante, classificato come tossico e cancerogeno, possa essere legata non solo alla struttura geologica dei territori, ma anche a fattori antropici: gestione inadeguata delle acque reflue, scarichi industriali illeciti e residui di pesticidi utilizzati in passato in agricoltura. 

L’“effetto cocktail” e le esposizioni croniche

Un punto centrale dell’intervento ha riguardato il cosiddetto “effetto cocktail”, ovvero l’azione combinata di più contaminanti ambientali presenti nell’acqua, con effetti sull’organismo umano spesso imprevedibili e sottostimati. L’Arsenico, in sinergia con altre sostanze, può esercitare effetti dannosi anche a dosi molto inferiori ai limiti attualmente considerati accettabili. 

Particolare preoccupazione è stata espressa per gli organismi più vulnerabili – feti, neonati e bambini – anche attraverso l’esposizione materno-fetale. Le esposizioni croniche, infatti, sono associate allo sviluppo di patologie oncologiche (tumori di polmone, vescica e rene) e non oncologiche, come malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. 

Arsenico: interferente endocrino e rischio neurologico

La dottoressa Maragoni ha ricordato che l’Arsenico è classificato come cancerogeno di classe 1 secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ed è anche un potente interferente endocrino, capace di agire a dosi estremamente basse. Inoltre, questa sostanza è in grado di superare la barriera emato-encefalica, raggiungendo il Sistema Nervoso Centrale, con possibili correlazioni con disturbi del neurosviluppo e malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. 

Prospettive positive: ricerca e iniziative legislative

Nel corso dell’incontro sono state evidenziate anche alcune notizie incoraggianti. È stata ricordata la recente Proposta di Legge presentata dagli onorevoli Sergio Costa e Ilaria Fontana, che prevede l’abbassamento del limite di Arsenico nelle acque potabili a 5 microgrammi per litro entro il 2028 e a valori prossimi allo zero dal 2031, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Sul fronte tecnologico, un gruppo di ricercatori di enti pubblici, tra cui CNR e Università della Calabria, ha sviluppato una membrana bioassorbente capace di trattenere fino al 99% dell’Arsenico, con costi di gestione contenuti, aprendo prospettive concrete per la riduzione del rischio. 

L’impegno di ISDE

ISDE Latina ha ribadito il proprio impegno a seguire con attenzione l’evoluzione della ricerca epidemiologica e tecnologica, così come l’iter legislativo, per informare correttamente cittadini e istituzioni e fornire strumenti utili alla tutela della salute umana e dell’ambiente.