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Paolo Pileri denuncia su Altreconomia il ridimensionamento delle misure per gli ecosistemi urbani. Una questione che riguarda anche la prevenzione dei rischi ambientali e la salute delle persone.

Il Piano nazionale di ripristino della natura rischia di indebolire gli strumenti necessari per proteggere il verde nelle città. A sollevare il problema è Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, in un intervento pubblicato il 13 ottobre su Altreconomia.

Secondo la sua analisi, nella proposta pubblicata dal ministero dell’Ambiente il 7 ottobre sarebbero state eliminate 15 delle 23 misure rivolte a tutti i Comuni, inizialmente proposte da ISPRA. Tra quelle cancellate figurerebbero il registro delle perdite di aree verdi, il monitoraggio annuale con rendicontazione pubblica e interventi di depavimentazione accompagnati dalla ricostituzione dei suoli. Diverse indicazioni rimaste avrebbero inoltre assunto un carattere prevalentemente facoltativo. Il rischio evidenziato da Pileri è che l’attuazione dipenda soprattutto dalla volontà delle singole amministrazioni.

Il quadro europeo resta però vincolante. L’articolo 8 del Regolamento UE sul ripristino della natura prevede, entro il 2030, l’assenza di perdite nette della superficie nazionale complessiva degli spazi verdi urbani e della copertura arborea nelle aree considerate, rispetto al 2024, con specifiche possibilità di esclusione. Dal 2031 dovrà essere conseguita una tendenza all’aumento del verde urbano e della copertura arborea, secondo le modalità stabilite dal regolamento.

La tutela del verde è anche una questione di prevenzione. Gli ecosistemi urbani contribuiscono a contenere le isole di calore e il rischio di inondazioni, favoriscono il raffrescamento e offrono spazi per le attività ricreative. Proteggere alberi e suoli permeabili significa quindi conservare funzioni ambientali rilevanti per la salute e la vivibilità delle città.

La discussione sul Piano italiano pone dunque un problema concreto: quali strumenti, risorse e responsabilità consentiranno di tradurre gli obiettivi europei in interventi verificabili nei territori? Dal punto di vista della prevenzione, il ripristino della natura dovrebbe diventare una componente stabile della pianificazione urbana e delle politiche di adattamento climatico.

Fonte: Paolo Pileri, “Altro che depavimentare le città: il governo ha asfaltato il Piano di ripristino della natura”, Altreconomia, 13 ottobre 2026⁠.

Per approfondire: Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura⁠.