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Il WWF attacca la strategia del Governo sui carburanti e sulle fonti fossili e denuncia quella che definisce una “semplificazione fossile”: da una parte vengono impiegate risorse pubbliche per attenuare l’aumento del prezzo del gasolio, dall’altra vengono semplificate e accelerate le procedure per aumentare la produzione nazionale di petrolio e gas. Una scelta che, secondo l’associazione ambientalista, prolunga la dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili senza produrre benefici strutturali né sui prezzi né sulla sicurezza energetica.

Il riferimento arriva dopo i provvedimenti adottati nelle ultime settimane per contenere il caro-carburanti. Il decreto-legge del 26 agosto 2026 ha ridotto temporaneamente l’accisa sul gasolio a 532,90 euro per mille litri e analoghe riduzioni sono state successivamente prorogate.

Parallelamente, il WWF contesta le misure con cui il Governo punta a facilitare la produzione nazionale di gas, attraverso la revisione del meccanismo del cosiddetto gas release e la semplificazione delle procedure autorizzative. I documenti parlamentari confermano che il meccanismo è stato modificato proprio con l’obiettivo di favorire una più ampia partecipazione dei titolari delle concessioni e aumentare i volumi di gas messi a disposizione delle imprese energivore.

«Drill, baby, drill non è una politica energetica»

Il WWF utilizza volutamente il richiamo allo slogan trumpiano “Drill, baby, drill” per sottolineare quella che considera una scelta anacronistica. L’Italia, osserva l’associazione, dispone infatti di riserve di petrolio e gas troppo limitate per pensare che un aumento delle estrazioni possa garantire indipendenza energetica o incidere significativamente sui prezzi internazionali.

La quasi totalità del petrolio e una quota molto rilevante del gas utilizzati nel Paese continuano a provenire dall’estero. Anche un aumento della produzione nazionale non sarebbe quindi sufficiente, secondo il WWF, a cambiare radicalmente la posizione dell’Italia sui mercati energetici internazionali.

Il meccanismo del gas release, inoltre, non equivale a una nazionalizzazione delle risorse. La piattaforma gestita dal Gestore dei Mercati Energetici prevede che i volumi di gas messi a disposizione dai titolari delle concessioni vengano ceduti attraverso il GSE ai clienti industriali energivori e agli altri soggetti previsti dal sistema.

Dopo l’estate più calda dal 1950

La critica del WWF assume anche una forte dimensione climatica. L’associazione sottolinea come la decisione di agevolare nuove estrazioni arrivi subito dopo un’estate eccezionalmente calda.

Il dato è confermato dal CNR: l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950, con una temperatura media nazionale di 24,3 °C. Anche il CNR-ISAC ha indicato la stagione appena trascorsa come la più calda dell’intera serie storica considerata.

Il Mediterraneo ha inoltre attraversato condizioni termiche eccezionali: secondo LaMMA-CNR, luglio 2026 è stato il luglio con la temperatura superficiale marina più alta dal 1993 e il 79% del Mediterraneo ha sperimentato almeno un giorno di ondata di calore marina classificata come “forte” o superiore.

In questo contesto, sostiene il WWF, aumentare gli investimenti e le facilitazioni per petrolio e gas appare in contraddizione con gli obiettivi di decarbonizzazione e con la necessità di ridurre le emissioni responsabili del riscaldamento globale.

Il nodo della sicurezza energetica

Per il WWF la vera sicurezza energetica non passa dall’aumento delle trivellazioni, ma dalla progressiva riduzione della domanda di combustibili fossili. La strada indicata dall’associazione è quella già delineata dalle politiche europee di decarbonizzazione: sviluppo delle fonti rinnovabili, efficienza energetica, elettrificazione dei consumi e riduzione della dipendenza da petrolio e gas.

È anche una questione economica. I prezzi di petrolio e gas vengono infatti determinati sui mercati internazionali e una produzione nazionale relativamente limitata non sarebbe sufficiente a isolare famiglie e imprese italiane dalle oscillazioni dei prezzi globali.

Il WWF sostiene quindi che destinare risorse pubbliche a misure temporanee contro il caro-carburanti e, contemporaneamente, favorire una maggiore estrazione di combustibili fossili rischi di affrontare soltanto gli effetti della dipendenza energetica senza intervenire sulle sue cause.

Il WWF richiama anche il referendum sulle trivelle del 2016

Nel comunicato l’associazione richiama anche una contraddizione politica. Nel 2016 Giorgia Meloni si espresse a favore del referendum sulle trivellazioni e contro nuove attività estrattive in mare. Dieci anni dopo, osserva il WWF, il quadro politico è profondamente cambiato e il Governo punta invece a facilitare la produzione nazionale di idrocarburi.

Nel frattempo, sottolinea l’associazione, non è cambiata la natura climatica di petrolio e gas, mentre è aumentata l’urgenza della crisi climatica.

«Il doppio conto resta agli italiani»

“Dopo l’estate più calda mai registrata in Italia, accelerare su petrolio e gas è una scelta incomprensibile”, afferma il WWF Italia, secondo cui la crisi climatica sta già producendo costi crescenti per cittadini, territori ed ecosistemi.

Per l’associazione occorrerebbe invece indirizzare gli interventi pubblici verso chi è maggiormente colpito dagli aumenti dei prezzi e utilizzare le politiche energetiche per diminuire strutturalmente il consumo di combustibili fossili.

Il WWF invita quindi le forze politiche a intervenire durante l’esame parlamentare per modificare le norme che facilitano nuove attività di ricerca ed estrazione. Secondo l’associazione, prolungare la dipendenza da petrolio e gas non rappresenta una strategia di interesse nazionale: lascia il Paese esposto alle crisi internazionali dei prezzi e, contemporaneamente, aumenta il costo ambientale e climatico delle scelte energetiche.