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Dal superamento degli allevamenti intensivi alla riduzione dell’esposizione alla plastica, dalla contaminazione da PFAS agli effetti dell’inquinamento luminoso, fino al contributo delle conoscenze dei popoli indigeni per ripensare il rapporto tra esseri umani e natura. Sono alcuni dei temi portati da Rocco Santarone, medico ISDE Italia, referente per la Cronobiologia e l’inquinamento luminoso e vicepresidente della sezione scientifica ISDE di Roma, alla 4th International One Health Conference 2025 – “Integral Ecology as a light to foster the One-Health approach”, svoltasi dal 30 settembre al 2 ottobre 2025 all’Università Campus Bio-Medico di Roma. (programma)

La conferenza internazionale, dedicata al rapporto tra Ecologia Integrale, Ecologia Umana e One Health, ha posto al centro un principio fondamentale: salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi non possono essere considerate separatamente. Nel corso delle diverse sessioni sono stati affrontati temi che vanno dalle zoonosi alla preparazione alle pandemie, dalla salute urbana ai cambiamenti climatici, fino alle microplastiche, ai PFAS e alla giustizia ambientale.

In questo quadro si è inserito, al termine della sessione del 1° ottobre “The Cry of Most Vulnerables”, l’intervento di Special Remarks di Rocco Santarone, che ha ripercorso il ruolo svolto da ISDE Italia, dalla sua nascita nel 1989 ad oggi, nella difesa della salute attraverso la tutela dell’ambiente.

Santarone ha concentrato il proprio intervento su alcuni dei progetti e dei temi sui quali ISDE Italia è oggi maggiormente impegnata, mostrando come la prevenzione primaria e la Planetary Health richiedano di intervenire direttamente sulle cause ambientali delle malattie.

Oltre gli allevamenti intensivi

Uno dei primi temi richiamati da Santarone è stato quello degli allevamenti intensivi, al centro della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agro-ecologica della zootecnia”, promossa da Greenpeace Italia, ISDE Italia, LIPU, Terra! e WWF Italia.

La proposta punta a sostenere una trasformazione strutturale del sistema zootecnico, favorendo modelli agroecologici e riducendo progressivamente il ricorso alle forme di allevamento industriale più intensive. Il tema rappresenta un esempio particolarmente chiaro dell’approccio One Health: produzione alimentare, uso del territorio, emissioni, qualità dell’aria e dell’acqua, benessere animale e salute delle popolazioni sono aspetti strettamente intrecciati.

Plastica e salute: prevenire l’esposizione

Un secondo ambito richiamato da Rocco Santarone riguarda la Campagna nazionale per la prevenzione dei rischi per la salute da esposizione alla plastica, promossa da ISDE Italia insieme a società scientifiche e associazioni.

L’obiettivo è spostare l’attenzione dalla plastica considerata esclusivamente come problema di gestione dei rifiuti alla questione più ampia dell’esposizione umana. Microplastiche, nanoplastiche e sostanze chimiche associate ai materiali plastici possono infatti essere presenti nell’acqua, negli alimenti, nei contenitori, nei tessuti sintetici, nei cosmetici e in numerosi prodotti della vita quotidiana.

Anche in questo caso la prospettiva è pienamente One Health: l’inquinamento da plastica attraversa gli ecosistemi, raggiunge la catena alimentare e torna infine alla salute delle persone.

PFAS, una contaminazione che lega ambiente e salute

Tra i temi affrontati da Santarone c’è anche la contaminazione da PFAS, sulla quale ISDE Italia è impegnata da anni, in particolare in Veneto, anche accanto alle comunità locali e alle Mamme No PFAS.

La vicenda veneta è diventata uno dei casi più rilevanti in Europa di contaminazione ambientale da sostanze per- e polifluoroalchiliche. La mobilitazione delle comunità e l’impegno dei medici per l’ambiente hanno contribuito a mantenere alta l’attenzione sull’esposizione della popolazione, trasformando una questione inizialmente ambientale in un grande tema di sanità pubblica.

Il caso PFAS, come sottolineato nel quadro dell’intervento di Santarone, mostra il limite di una medicina che intervenga soltanto dopo la comparsa della malattia: la prevenzione primaria richiede di individuare e ridurre i fattori di rischio presenti nell’ambiente prima che producano conseguenze sulla salute.

Santarone: l’inquinamento luminoso è un problema ambientale e sanitario

Una parte significativa dell’intervento di Rocco Santarone è stata dedicata all’inquinamento luminoso, ambito strettamente collegato alle sue attività di studio sulla cronobiologia.

La luce artificiale durante la notte viene ancora frequentemente considerata soprattutto come un problema astronomico o di spreco energetico. La ricerca scientifica mostra invece un quadro molto più complesso, che riguarda il funzionamento degli ecosistemi e anche la salute umana.

Una delle più importanti sintesi recenti è la review “Monitoring, trends and impacts of light pollution”, pubblicata nel 2024 su Nature Reviews Earth & Environment. Il lavoro mostra come l’illuminazione artificiale notturna rappresenti ormai una pressione ambientale globale e sottolinea al tempo stesso i limiti degli attuali sistemi di monitoraggio.

Circa l’80% della popolazione mondiale vive sotto cieli interessati dall’inquinamento luminoso. Nelle aree urbane la luminosità del cielo può raggiungere valori molte volte superiori rispetto a quelli naturali, mentre una parte rilevante della luce notturna osservata dai satelliti proviene anche da aree non urbane, legate alle infrastrutture di trasporto e alle attività estrattive.

Gli effetti ecologici possono manifestarsi anche a livelli di illuminazione molto bassi. Lo skyglow, il bagliore diffuso prodotto dalla luce artificiale, può alterare orientamento, alimentazione, riproduzione e migrazione di numerose specie anche a grande distanza dalle sorgenti luminose.

Santarone ha sottolineato come la questione sia ancora poco considerata nelle politiche pubbliche, nonostante coinvolga contemporaneamente biodiversità, consumo energetico, emissioni climalteranti, ritmi circadiani e salute.

Un ulteriore problema è rappresentato dal monitoraggio. Le attuali osservazioni satellitari non riescono ancora a descrivere completamente ciò che accade durante tutta la notte e presentano limiti nella risoluzione spaziale e nella capacità di distinguere le diverse componenti dello spettro luminoso. Per comprendere le reali tendenze del fenomeno sarà quindi necessario sviluppare sistemi di osservazione più avanzati e integrarli con misurazioni effettuate a terra.

Il contributo dei popoli indigeni alla salute planetaria

L’ultimo passaggio dell’intervento di Rocco Santarone ha allargato ulteriormente lo sguardo, richiamando il contributo che le conoscenze e le culture dei popoli indigeni possono offrire alla Planetary Health.

Nel 2022 The Lancet Planetary Health ha pubblicato il lavoro “The determinants of planetary health: an Indigenous consensus perspective”, frutto del confronto tra studiosi, professionisti, difensori della terra e dell’acqua, anziani e portatori di conoscenze indigene provenienti da diverse parti del mondo.

Il lavoro mette al centro un elemento fondamentale: la necessità di riconoscere l’interdipendenza tra esseri umani, comunità, territorio e sistemi naturali.

Come ricordato anche da Santarone, una delle cause profonde della crisi planetaria è la perdita della consapevolezza dell’interconnessione esistente all’interno della natura. Le visioni del mondo dei popoli indigeni tendono invece a superare la separazione rigida tra essere umano e ambiente, riconoscendo valore e dignità alle relazioni tra entità umane e non umane.

È una prospettiva che mette in discussione un modello di sviluppo fondato sulla centralità assoluta dell’uomo e sull’utilizzo della natura come semplice risorsa economica. Da questo punto di vista, la crisi ecologica contemporanea non è soltanto climatica, energetica o sanitaria, ma riguarda anche il modo in cui le società concepiscono il proprio rapporto con il mondo naturale.

Prevenzione primaria e Planetary Health

Molti dei temi affrontati da Rocco Santarone erano già stati sviluppati nel Congresso nazionale ISDE Italia del 2024, anche attraverso la relazione “Prevenzione primaria e planetary health”.

Il filo che collega allevamenti intensivi, plastica, PFAS, inquinamento luminoso e conoscenze indigene è infatti lo stesso: molte delle principali sfide sanitarie contemporanee non possono essere affrontate esclusivamente attraverso diagnosi e terapie, perché hanno origine nelle condizioni ambientali, sociali e produttive nelle quali le persone vivono.

L’approccio One Health e quello della Planetary Health invitano quindi ad anticipare l’intervento sanitario, agendo sulle cause: qualità dell’ambiente, modelli di produzione del cibo, contaminanti chimici, uso delle risorse, urbanizzazione, clima e perdita di biodiversità.

L’intervento di Santarone alla conferenza di Roma ha ribadito proprio questo punto: la tutela della salute umana passa necessariamente dalla tutela degli ecosistemi e dalla capacità di riconoscere le profonde interconnessioni tra persone, animali e ambiente.

Il video dell’intervento di Rocco Santarone

L’intervento di Rocco Santarone per ISDE Italia alla 4th International One Health Conference è disponibile nella registrazione pubblicata sul canale YouTube dell’International One-Health Conference.

L’intervento inizia indicativamente a 1 ora, 47 minuti e 10 secondi e dura circa 23 minuti.

Nel 2026 la quinta International One Health Conference

Il percorso proseguirà nel 2026 con la 5th International One Health Conference, in programma a Sousse, in Tunisia, dal 28 al 30 ottobre 2026, in modalità ibrida.

La nuova edizione continuerà ad approfondire le relazioni tra crisi ambientali e salute, affrontando cambiamento climatico, inquinamento, perdita di biodiversità e degrado del territorio attraverso l’approccio One Health e dell’Ecologia Integrale.

Un percorso che riprende il messaggio centrale espresso da Rocco Santarone e da ISDE Italia nella conferenza di Roma: proteggere la salute significa intervenire sulle condizioni che rendono possibile la vita, riconoscendo che la salute delle persone non può essere separata da quella degli animali, degli ecosistemi e del pianeta.