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Mentre Parlamento europeo e Consiglio discutono il Food and Feed Safety Simplification Omnibus, cresce la preoccupazione delle associazioni ambientaliste per le possibili conseguenze delle nuove norme sui pesticidi. Greenpeace, Lipu e WWF Italia chiedono di fermare quella che definiscono una vera e propria deregolamentazione, capace di indebolire le tutele per la salute umana, la biodiversità e l’ambiente.

Il pacchetto è stato presentato dalla Commissione europea il 16 dicembre 2025 con l’obiettivo dichiarato di semplificare le regole europee su alimenti e mangimi e ridurre gli oneri amministrativi. Le proposte che riguardano i prodotti fitosanitari sono ancora in fase di codecisione tra Parlamento e Consiglio. La stessa documentazione europea prevede, tra le altre cose, modifiche al sistema di autorizzazione e rinnovo delle sostanze attive, andando oltre le rivalutazioni periodiche a scadenza fissa per molte di esse.

Approvazioni senza scadenza e meno rivalutazioni

Uno dei punti più contestati riguarda proprio la possibilità che molte sostanze attive vengano autorizzate senza una scadenza temporale predeterminata, mentre oggi sono generalmente soggette a rivalutazioni periodiche. Per le associazioni e per PAN Europe, questo rischierebbe di ridurre la capacità del sistema europeo di incorporare nuove conoscenze scientifiche sui possibili effetti sanitari e ambientali dei pesticidi.

Tra le altre criticità segnalate dalle associazioni ci sono l’allungamento dei periodi transitori per alcune sostanze non più autorizzate, un maggiore ricorso alle deroghe, modifiche alla definizione dei prodotti di biocontrollo e la possibilità di ampliare l’irrorazione tramite droni. Il documento tecnico della Commissione dedica esplicitamente alcune sezioni all’impiego dei droni per l’applicazione dei prodotti fitosanitari e alla semplificazione delle procedure relative ai pesticidi.

Greenpeace, Lipu e WWF sottolineano inoltre il rischio che una riduzione delle rivalutazioni periodiche renda più difficile intervenire rapidamente quando emergono nuove evidenze scientifiche. PAN Europe ricorda che proprio i controlli successivi all’autorizzazione hanno consentito nel tempo di identificare rischi associati a sostanze precedentemente ammesse e, in alcuni casi, di limitarne o vietarne l’impiego.

Un nuovo studio: fino a 433 milioni di avvelenamenti acuti l’anno

Alle preoccupazioni sulla revisione delle regole europee si aggiungono i risultati di un nuovo studio pubblicato il 2 settembre 2026 su Frontiers in Public Health, che aggiorna le stime mondiali sugli avvelenamenti acuti non intenzionali da pesticidi.

Gli autori hanno analizzato dati relativi a 139 Paesi, utilizzando 214 studi pubblicati tra il 2006 e il 2023 e informazioni provenienti anche dal database sulla mortalità dell’Organizzazione mondiale della sanità. Le loro stime indicano tra 402 e 433 milioni di casi ogni anno nel mondo, con circa 11.000 decessi. Considerando una popolazione agricola mondiale stimata in circa 934 milioni di persone, lo studio calcola che potrebbe essere interessato ogni anno da episodi di avvelenamento circa il 46% degli agricoltori.

Gli stessi ricercatori sottolineano però che si tratta di stime ottenute attraverso estrapolazioni da studi epidemiologici e riconoscono alcune incertezze metodologiche. Le analisi di sensibilità condotte nello studio producono comunque valori compresi nello stesso ordine di grandezza, tra 402 e 433 milioni di episodi annui. Gli autori concludono che l’avvelenamento acuto da pesticidi continua a rappresentare un importante problema globale di salute pubblica, soprattutto per agricoltori e lavoratori agricoli.

Un precedente studio ritirato e poi aggiornato

Il lavoro riprende e aggiorna una precedente revisione degli stessi autori, che aveva stimato circa 385 milioni di avvelenamenti acuti non intenzionali ogni anno. Quell’articolo era stato successivamente ritirato dalla rivista che lo aveva pubblicato dopo contestazioni metodologiche, tra cui osservazioni provenienti da CropLife. Nel nuovo studio gli autori hanno riesaminato i dati e introdotto analisi di sensibilità proprio per verificare l’effetto delle principali criticità sollevate.

Il risultato conferma, secondo gli autori, che anche considerando differenti criteri di qualità degli studi e diverse modalità di calcolo, il peso globale degli avvelenamenti resta molto elevato.

Dalla strategia europea di riduzione dei pesticidi alla semplificazione

Per Greenpeace, Lipu e WWF il nuovo Omnibus rappresenta anche un cambio di direzione rispetto alle politiche europee degli anni precedenti. Il riferimento è in particolare alla proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi, il cosiddetto SUR, che prevedeva obiettivi vincolanti di riduzione dell’uso e del rischio dei prodotti fitosanitari entro il 2030 e che la Commissione europea ha poi ritirato nel 2024.

Secondo le associazioni, la discussione oggi non dovrebbe concentrarsi sull’allentamento delle regole, ma su come accompagnare gli agricoltori verso sistemi produttivi meno dipendenti dai prodotti chimici di sintesi. L’uso intensivo e ripetuto degli stessi principi attivi può infatti favorire anche lo sviluppo di resistenze nei parassiti, rendendo nel tempo meno efficaci gli stessi trattamenti.

La Commissione europea presenta invece l’Omnibus come un intervento volto a ridurre oneri burocratici e semplificare le procedure, mantenendo contemporaneamente elevati livelli di protezione per salute e ambiente. Il confronto in corso tra istituzioni europee determinerà quindi fino a che punto verranno modificate le procedure di autorizzazione e controllo dei prodotti fitosanitari.

L’appello delle associazioni

Greenpeace, Lipu e WWF Italia invitano cittadini e istituzioni a opporsi alle modifiche che, a loro giudizio, potrebbero indebolire il principio di precauzione e la capacità dell’Europa di aggiornare le proprie decisioni alla luce delle nuove conoscenze scientifiche.

Il nodo centrale riguarda proprio il rapporto tra semplificazione amministrativa e tutela sanitaria: ridurre tempi e adempimenti può essere un obiettivo legittimo, ma quando si parla di sostanze progettate per interferire con organismi viventi, sostengono le associazioni, la possibilità di riesaminare periodicamente rischi ed effetti resta uno strumento essenziale di prevenzione.

Il nuovo studio sugli avvelenamenti acuti rende ancora più evidente la dimensione sanitaria del problema. Accanto agli effetti cronici oggetto di crescente attenzione scientifica, l’esposizione professionale continua a produrre ogni anno un numero molto elevato di episodi acuti, soprattutto tra chi lavora direttamente in agricoltura.

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