Mentre il virus West Nile continua a espandersi in Italia, la disponibilità di dati epidemiologici nazionali aggiornati e facilmente accessibili non sarebbe adeguata alla situazione. A denunciarlo è un commento pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe da Francesco Branda, Giancarlo Ceccarelli, Fabio Scarpa e Massimo Ciccozzi, che parla esplicitamente di un “information blackout” nel nostro Paese.

Un virus ormai endemico in Italia
Il virus West Nile (WNV) è presente stabilmente in Italia da quasi trent’anni. Gli autori ricordano che il nostro Paese registra da tempo il numero più elevato in Europa di casi di malattia neuroinvasiva e che nel 2026 l’infezione sta proseguendo la propria espansione geografica, con l’Italia che rappresenta la maggior parte dei casi acquisiti localmente e delle forme neuroinvasive segnalate in Europa.
A preoccupare gli autori non è però soltanto l’andamento dell’infezione, ma la difficoltà per cittadini e professionisti sanitari di disporre di un quadro epidemiologico nazionale tempestivo. Le informazioni sui casi umani, sulla loro distribuzione geografica e sulle tendenze epidemiologiche devono essere ricostruite anche attraverso i rapporti aggregati dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e dell’European Food Safety Authority (EFSA).
Il problema dei dati
Il commento utilizza l’espressione “cripticism of data” per descrivere quella che gli autori considerano un’incapacità sistemica di rendere le informazioni di sanità pubblica accessibili, tempestive e utilizzabili.
A fronte degli aggiornamenti europei sull’espansione geografica del virus, sostengono gli autori, in Italia mancano un bollettino epidemiologico nazionale e dashboard complessive e aggiornate che permettano di seguire con continuità l’evoluzione dei casi.
Il problema sarebbe riconducibile a una situazione di paralisi burocratica, con sistemi nazionali di sorveglianza ostacolati da questioni legate alla privacy e dalla mancata attuazione dei provvedimenti necessari a rendere pienamente operative le nuove piattaforme digitali di sorveglianza sanitaria. Gli autori sottolineano il paradosso di una situazione che si verifica dopo l’esperienza della pandemia da Covid-19 e le difficoltà allora emerse nella comunicazione sanitaria.
Perché la trasparenza dei dati è una questione di sanità pubblica
La disponibilità tempestiva dei dati non rappresenta soltanto un problema di informazione. Secondo il commento, l’assenza di informazioni in tempo reale rende più difficile indirizzare efficacemente gli interventi di controllo dei vettori, le attività larvicide e le campagne di informazione della popolazione verso le aree nelle quali stanno emergendo nuovi focolai di trasmissione.
Il rischio è quello di una risposta inevitabilmente reattiva. Già alla fine di luglio, ricordano gli autori, numerose province di diverse regioni avevano attivato misure straordinarie di screening del sangue, mentre nuove località continuavano a essere aggiunte alle mappe europee delle aree interessate.
La disponibilità di informazioni epidemiologiche affidabili è importante anche per i professionisti sanitari, che devono orientare le decisioni cliniche, e per le autorità regionali, chiamate a programmare e distribuire le risorse.
L’Italia, peraltro, dispone degli strumenti necessari: esiste un Piano nazionale di sorveglianza delle arbovirosi e l’Istituto Superiore di Sanità dispone di sistemi di sorveglianza. Secondo gli autori, tuttavia, nel corso della stagione di trasmissione 2026 tali strumenti risultano non sufficientemente accessibili, aggiornati o collegati alle necessità informative del momento.
Un problema destinato a diventare sempre più rilevante
West Nile non rappresenta una minaccia nuova. La presenza del virus in Italia è nota dall’epidemia del 1998 e i fattori che ne favoriscono l’espansione – fra cui cambiamento climatico, urbanizzazione e modificazioni nell’uso del territorio – sono ampiamente documentati dalla letteratura scientifica.
Proprio per questo, secondo gli autori, la novità del 2026 non è rappresentata dal virus, ma dalla difficoltà istituzionale nel garantire una comunicazione epidemiologica adeguata. In una fase di espansione dell’infezione, la sorveglianza dovrebbe essere considerata un vero e proprio bene pubblico e la trasparenza epidemiologica una priorità strategica di sanità pubblica.
Il richiamo assume particolare importanza in una prospettiva di prevenzione: conoscere tempestivamente dove e come sta circolando un patogeno trasmesso da vettori significa poter orientare gli interventi, informare correttamente la popolazione e mettere i servizi sanitari nelle condizioni di rispondere prima che l’aumento dei casi renda necessario intervenire in emergenza.
Fonte: F. Branda, G. Ceccarelli, F. Scarpa, M. Ciccozzi, The Cripticism of data: West Nile in Italy and the 2026 information blackout, The Lancet Regional Health – Europe, 2026.
