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L’esposizione al particolato atmosferico e al biossido di azoto è stata associata all’infezione e alla mortalità da SARS-CoV-2. In questo studio ecologico abbiamo ipotizzato che l’interazione tra l’infezione da SARS-CoV-2 e l’esposizione a contaminanti atmosferici legati all’agricoltura intensiva (allevamenti intensivi e utilizzo di fertilizzanti) possa peggiorare l’effetto di SARS-CoV-2 sulla mortalità.

Il nostro obiettivo è stato quello di indagare questa ipotesi eseguendo uno studio ecologico in cinque regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Sicilia) collegando la mortalità per tutte le cause, suddivisa per provincia, al particolato atmosferico fine e grossolano (PM2.5 e PM10), al protossido di azoto (N2O), all’ ammoniaca (NH3) e al metano (CH4) prodotti principalmente da attività agricole.

Il risultato dello studio ha evidenziato un cambiamento nella mortalità per tutte le cause durante il periodo di marzo-aprile 2020 (prima ondata dell’epidemia da Sars-Cov-2), rispetto allo stesso periodo di marzo-aprile per gli anni 2015-2019, come valutato dai rapporti del tasso di mortalità (MRR) stimati utilizzando modelli di regressione binomiale negativa multivariata, aggiustati per temperatura dell’aria, umidità e densità di popolazione. L’MRR per l’interazione di periodo con l’esposizione all’ammoniaca (NH3), considerando tutti gli inquinanti insieme, è stato uguale a 1,133 che equivale ad un aumento della mortalità del 13,3% oltre a quella dovuta al periodo (proxy per mortalità COVID-19) per ogni tonnellata / km2 di aumento delle emissioni di NH3.

Sebbene lo studio sia ecologico e non fornisca prove di un nesso causale tra SARS-CoV-2 e inquinanti legati all’agricoltura, in accordo con il principio di precauzione raccomandiamo l’applicazione di misure per limitare l’esposizione ad NH3, in particolar modo in questo periodo di pandemia COVID-19.

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